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SANITÀ

Cotticelli torna in tv: "Intervista in stato confusionale. Piano Covid in Calabria già pronto"

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Cotticelli ieri sera ospite di Giletti

La serata nell’Arena di Giletti comincia con la bomba che fa detonare il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, medico di professione: «Me ne frego della politica, qui dobbiamo salvare l’Italia. Poi, dopo, chi ha sbagliato verrà cacciato a calci nel sedere». Anche lui ha perso la pazienza vedendo una sanità incamminata su un sentiero malato.

In Calabria, invece, la sanità è già da anni un tumolo di morte. E quello che è accaduto nelle ultime ore rischia di diffondere disperazione. L’imbarazzante scivolone televisivo di Saverio Cotticelli sulla Rai, la sua sostituzione con Giuseppe Zuccatelli, il “negazionista” nel giro di ventiquattr’ore sono solo gli ultimi passi di questo viaggio verso l’ignoto.

Ma proprio il generale Cotticelli, ieri sera, è in televisione scegliendo La 7 per provare a riprendersi l’onore. Il suo racconto sembra la sceneggiatura di una fiction: «Non ero io. Ero in uno stato confusionale su cui sto indagando. Ho vomitato e ho passato una notte d’inferno. Non sono stato bene. Non ho sospetti. Io stesso mi sono vergognato di quell’intervista. I miei familiari hanno pianto. Chiedo scusa a tutti calabresi. Sappiano che ho dato l’anima e ho il cuore e l’anima pulita. Grazie ai sindacati che sono forze vive della Calabria ai quali mi sono appoggiato troppo tardi. Chiedo scusa perché non ho raggiunto i risultati che avrei voluto, ma ho dato la vita per la Calabria».

Cotticelli aggiunge elementi al suo giallo ritenendosi vittima di «un piano di menti raffinatissime». Non parla direttamente di complotti ma elenca una serie di episodi che potrebbero trasformarsi molto presto in materiale d’interesse per il Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, come più volte ribadito in trasmissione. Proprio al giudice antimafia, il generale confessa d’avergli chiesto come comportarsi per sopravvivere in Calabria. «E il dottore Gratteri di fare quello che faceva lui: mangiare in ufficio, non frequentare nessuno e fare vita monacale. E io questo ho fatto. Ho dormito in una caserma dell’Arma. Fuori neanche per una pizza».

Il perno è il piano Covid, Cotticelli rettifica l’imbarazzante silenzio di venerdì: «La Calabria ha un piano che la struttura commissariale ha elaborato il 18 giugno e che il Ministero ha approvato il 16 luglio. Piano che è stato inviato al commissario nazionale Domenico Arcuri per il finanziamento. Il 27 ottobre il ministero ha inviato il decreto col quale nominava soggetti attuatori del piano i commissari delle Aziende sanitarie e ospedaliere. E quella sera in tv ho letto la nota perché non l’avevo ancora vista, nella struttura commissariale non ci sono segretari, la posta la prende il commissario o il subcommissario. Grazie a una mia sollecitazione, però, il mio successore beneficerà di un organico consistente».

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