Lunedì, 21 Ottobre 2019
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LA LEGGE

La preferenza di genere approda in aula in Calabria ma c'è lo spettro di un “no” trasversale

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Mario Oliverio, di spalle, dialoga con Nicola Irto, Carlo Guccione e Antonio Scalzo

Come una roulette russa. La legge sulla doppia preferenza di genere approda oggi nell'aula del Consiglio regionale senza certezze sull'esito finale della votazione. Il rischio di una clamorosa bocciatura è ancora reale ed è per questo che alla vigilia nessuno azzarda pronostici.

Si tenterà l'accordo fino all'ultimo istante utile e questo è il motivo per cui il presidente dell'assemblea calabrese, Nicola Irto, ha deciso di convocare per questa mattina una conferenza dei capigruppo, come riporta la Gazzetta del Sud in edicola. Sarà quella la sede giusta per comprendere se il lavoro di mediazione portato avanti dagli sherpa di maggioranza e minoranza avrà prodotto risultati concreti.

Tra le ipotesi circolate in queste ore c'è anche quella che conduce alla presentazione di un maxiemendamento comprensivo di una serie di modifiche alla legge elettorale, con dentro l'introduzione della doppia preferenza. È questa l'offerta messa sul piatto dai vertici del Pd, preoccupati di rimediare un clamoroso autogol su un provvedimento ritenuto prioritario in questo finale di legislatura.

L'obiettivo del governatore e dei suoi fedelissimi, nel caso la mediazione dovesse saltare, è arrivare comunque al voto in Aula così da far uscire allo scoperto gli eventuali frondisti. Una strategia che è vista come fumo negli occhi dai rappresentanti del centrodestra. Già, perché un eventuale voto contrario alla legge presentata dalla consigliera Flora Sculco sarebbe difficile da giustificare all'esterno.

L'alternativa sarebbe chiedere il ritorno in commissione per considerare le diverse proposte di legge presentate. Oltre a quello a firma Sculco, infatti, ci sono altri due testi incentrati sulla preferenza di genere. «Al momento - confida uno dei colonnelli dello schieramento conservatore - non c'è accordo su nulla». Nemmeno su un'intesa che riscriva dalle fondamenta la legge elettorale.

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