Giovedì, 16 Settembre 2021
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Calabria, sindacati: inaccettabile un'agenzia per il lavoro

«Ha dell’incredibile leggere sulla stampa locale la presentazione di pseudo proposte di legge che dispongono tout court l’istituzione di Arpal Calabria, l’Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro, che andrebbe ad assorbire i Centri per l’impiego calabrese e che dovrebbe occuparsi della riorganizzazione del mercato del lavoro, regolamentandolo in ossequio alle ultime innovazioni legislative adottate a livello centrale.  Una proposta  inopportuna e  giuridicamente di dubbia correttezza, atteso che il Consiglio regionale è pressoché sciolto e non è legittimato ad assumere decisioni di questa straordinarietà. Un’inaccettabile accelerazione in fase di fine legislatura, dunque, su un processo che dovrebbe rivoluzionare strutturalmente le regole del mercato del lavoro». Lo hanno affermato, in una nota, i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl della Calabria, rispettivamente Alessandra Baldari, Luciana Giordano ed Elio Bartoletti.

«Troppo spesso - secondo i sindacalisti - si è vista consumare la consuetudine di adottare, proprio negli ultimi scorci di legislatura, provvedimenti normativi di estrema importanza su temi fondamentali per lo sviluppo sociale ed economico della Calabria! E troppo spesso i calabresi ne hanno pagato le amare conseguenze! Un’idea, quella dell’istituzione dell’Arpal che serpeggiava da qualche tempo per i corridoi della Cittadella regionale e sulla quale le Segreterie regionali e aziendali di Cgil, Cisl e Uil del pubblico impiego avevano chiesto informazioni e notizie ai diretti interlocutori politici, sollecitando un urgente incontro sulla questione, senza ricevere alcuna risposta. Un’idea, quella dell’istituzione dell’Agenzia, che era stata scongiurata dalle scriventi Organizzazioni Sindacali in sede di applicazione della riforma degli assetti istituzionali dettata dalla legge Delrio, che aveva visto in altre Regioni d’Italia il trasferimento di compiti e funzioni dai Centri per l’impiego ad Agenzie regionali già esistenti».

I tre sindacalisti hanno pure rammentato «che  la legge di bilancio 2018 aveva stabilito che entro il 30 giugno dello stesso anno si doveva realizzare il trasferimento del personale dei Centri per l’Impiego con contratto a tempo indeterminato ed il subentro nei rapporti a tempo determinato dalle Province-Città Metropolitane alle Regioni o all’Agenzia o Ente regionale costituito per la gestione dei Servizi per l’impiego. La Regione Calabria nel 2018, in stretta sinergia con le Parti sociali,  ha avuto la capacità di rispettare detto termine, garantendo il passaggio dei Lavoratori dei CPI nei ruoli Regionali, riuscendo a mettere a frutto i termini codificati nel Protocollo sottoscritto il 1 marzo 2018 dalle Sigle Sindacali Confederali di Categoria e l’assessore al ramo  pro tempore. Un Protocollo che aveva sancito in maniera chiara e definitiva l’opportunità di far confluire i Centri per l’impiego calabresi nella Regione. Un’operazione, quella, che aveva visto la Calabria definire per prima e nel migliore modo possibile, un passaggio istituzionale che in altre Regioni d’Italia si è rivelato molto più lungo e complicato. Cancellare anni di battaglie sindacali, superate grazie a un costruttivo dialogo   con gli interlocutori istituzionali e politici dell’epoca, con la presentazione di un disegno di legge regionale che rimette in discussione scelte istituzionali ponderate e mediate, come se il passato e la storia del percorso professionale di centinaia di lavoratori   non fossero mai esistiti, è decisamente inaccettabile. Soprattutto anche in considerazione del fatto che proprio in questi mesi il Dipartimento regionale Lavoro è impegnato  nella rimodulazione del “Piano per il rafforzamento dei Centri per l’impiego” che si caratterizzerà su tre  momenti: l’adeguamento e ampliamento delle infrastrutture, la digitalizzazione e il reclutamento del personale da assegnare. Con un investimento di 17 milioni di euro. È il caso di ricordare ai “velocisti dell’ultima ora” che questo disordine istituzionale non tiene conto delle ricadute nefaste che questa malaugurata scelta potrebbe avere sui dipendenti dei Centri per l’Impiego».

Le segreterie regionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl della Calabria ribadiscono, pertanto, «la ferma e netta contrarietà a una siffatta scelta, ribadendo quanto già da tempo richiedono, inascoltati, cioè l’avvio di un serio e responsabile confronto sulla riorganizzazione dei Centri per l’impiego, sul loro potenziamento e sulla piena applicazione di quanto disposto dalla normativa nazionale anche in materia di infrastrutture informatiche da connettere al resto del Paese. Si richiama, altresì, l’attenzione del vertice politico della Regione Calabria che è su questi obiettivi che deve concentrarsi piuttosto che elaborare fantasiose riforme che produrrebbero soltanto ulteriori guasti e inefficienze» e si riservano «di mettere in campo ogni forma di mobilitazione e protesta  disciplinata dal sistema di relazioni sindacali nel caso in cui si dovesse procedere con la proposta di legge istitutiva dell’Arpal!».

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