Mercoledì, 28 Ottobre 2020
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L'INTERROGATORIO

Toghe "sporche" in Calabria, il commercialista di Cosenza accusato dal giudice e dal medico 

di
corruzione, Claudio Antonio Schiavone, Emilio Santoro, Marco Petrini, Calabria, Cronaca
Marco Petrini (a destra)

Il commercialista. Tra i mille rivoli dei rapporti corruttivi intessuti dal giudice Marco Petrini compare un consulente di Cosenza: si chiama Claudio Antonio Schiavone, 54 anni, con studio nella città dei bruzi e interessi professionali anche nel Catanzarese.

È di lui che parla diffusamente il medico di Castrovillari, Emilio “Mario” Santoro, collettore delle tangenti destinate al magistrato. Petrini, ora sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, presiedeva una sezione della Corte di Assise, si occupava di procedimenti di sequestro e confisca e coordinava la Commissione tributaria nel capoluogo di regione.

Santoro ha pesantemente tirato in ballo il professionista cosentino, insieme al quale avrebbe – a suo dire – materialmente consegnato al togato una tangente da trentamila euro. Soldi in contanti avuti dall’avvocato Francesco Saraco, pure lui arrestato, per ammorbidire il procedimento di prevenzione riguardante il sequestro dei beni del padre, Antonio Saraco.

Il commercialista, da ritenere innocente fino a prova contraria, viene posto al centro anche di altre vicende sulle quali la procura di Salerno sta compiendo accertamenti anche sulla base delle confessioni rese dall’avvocato Saraco. Schiavone è già indagato dal procuratore  Luca Masini e dal pm Vincenzo Senatore come si evince dalla ordinanza notificata nel gennaio scorso sia al magistrato che al medico castrovillarese.

Ma c’è di più: è lo stesso giudice Petrini a riferire particolari su Schiavone durante l’interrogatorio sostenuto davanti ai pubblici ministeri campani il 31 gennaio scorso e ritualmente depositato con “omissis” agli atti d’inchiesta. Il togato finito agli arresti indica il commercialista come «presentatogli da Santoro quale perito da nominare nei procedimenti di prevenzione patrimoniale trattati dal collegio da me presieduto».

Petrini aggiunge che il professionista gli fece una «proposta corruttiva, nel senso che mi promise una cospicua somma di denaro in caso di mia decisione favorevole alla restituzione in tutto o in parte dei beni alla famiglia Saraco confiscati in primo grado. Io suggerii  che l’istanza di restituzione dei beni venisse depositata in periodo feriale in quanto io tabellarmente solitamente presiedevo la sezione feriale della Corte di appello. Così avvenne ed infatti la istanza di restituzione fu datata 30 luglio 2018».

Marco Petrini fu l’estensore – come previsto – del provvedimento di restituzione dei beni. Il nome di Schiavone, coperto in parte da “omissis” compare tuttavia in alcuni passaggi dell’interrogatorio depositato e si evince, come detto, sia dalle precedenti dichiarazioni  di Santoro e sia dal provvedimento restrittivo notificato il mese scorso.

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