Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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IL PRESIDENTE

Sanità in Calabria, Spirlì: "Basta caroselli sui commissari"

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Nino Spirlì

«I sindaci sono in viaggio e saranno a Roma per rappresentare tutta la popolazione calabrese che è davvero stremata da questo carosello veneziano di cavallini imbizzarriti, perchè non si può giocare con la vita delle persone». Lo ha detto il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, intervenendo a Sky Tg 24 Start, con riferimento alle ultime vicende della sanità calabrese, alle prese con un autentico «valzer» di commissari.

«Il commissario ad acta - ha sostenuto Spirlì - ha in mano tutta l’organizzazione della sanità in Calabria, è responsabile del piano emergenza Covid e al momento siamo l’unica Regione che non ha un piano di emergenza Covid. Come Giunta e presidenza ci siamo assunti una responsabilità grande di andare a reperire posti in ospedale e l’arruolamento di personale, ma oltre quello non possiamo andare perchè non abbiamo competenze. Veramente, questo balletto strano di commissari che si sono dimostrati scelte sbagliate una dopo l’altra non ha fatto bene e non fa bene ai calabresi, che invece - ha osservato il presidente facente funzioni della Regione Calabria - stanno proponendo da settimane una gestione condivisa tra Regione e governo che sia preparatoria per la restituzione della sanità alla Calabria. La Regione gestisce agricoltura, cultura, commercio, welfare, trasporti, eccetera, stranamente solo per la gestione della sanità sembra che qui ci siano degli imbecilli, dei 'minus habens' che non possono gestire la cosa pubblica. Capisco che ci siano state delle generazioni di politici che ha trattato la mala politica, la peggiore politica però poi ha ceduto il passo al peggiore commissariamento, che in 11 anni ha aggravato la situazione».

Con riferimento all’accordo tra Emergency di Gino Strada e Protezione civile per l’emergenza in Calabria, Spirlì ha rilevato: «Credo che Strada si occuperà per conto del governo di quello che più gli è consono maggiormente, gli ospedali da campo e tutto quello che può riguardare l’emergenza, emergenza per la quale abbiamo già ottenuto grandi aiuti. C'è l’Associazione nazionale dei carabinieri con 9mila volontari messi tutti a disposizione e anche loro hanno grandi competenze, per cui metteremo a disposizione dei calabresi tutto quello di cui hanno bisogno. Però resta il fatto che ognuno deve stare nelle proprie competenze e stabilire insieme chi dovrà traghettare in questo periodo la sanità, quindi questa volta ascoltino anche il consiglio e la richiesta della Regione Calabria».

Spirlì ha poi specificato che «la sanità si è mostra malatata in tutt'Italia, in gran parte delle regioni d’Italia, facendo vedere criticità allucinanti: gente che muore nelle corsie, mancanze di personale. In questo momento non c'è una Regione che non dica di essere al collasso. Anche in Calabria abbiamo eccellenze, vere, reali, riconosciute, queste vanno preservate dal giudizio critico negativo sulla sanità, che credo - ha concluso il presidente facente funzioni della Regione - si possa spalmare dalle Alpi alle Piramidi, da Bolzano fino a Lampedusa».

«Evitiamo adesso patrocini, chiamiamoli così, perchè non è più il momento». Ha detto Spirlì rispondendo a una domanda su Gino Strada come possibile commissario ad acta della sanità calabrese. «Con molta sincerità - ha sostenuto Spirlì - il problema non è Gino Strada che si occupa di emergenza, tra l’altro sta facendo un lavoro eccezionale con i migranti che vivono una condizione in questo momento peggiorata proprio dalle carenze sanitarie, il problema è non giocare su nomi, persone e figure istituzionali che qui sono importanti. Il commissario ad acta ha un’importanza incredibile in questo momento,che sia un ottimo medico e un ottimo amministratore perchè quello dovrà fare. Evitiamo adesso patrocini, chiamiamoli così, perchè non è più il momento. Abbiamo visto - ha ricordato il presidente facente funzioni della Regione Calabria - il generale Cotticelli segnalato dai 5 Stelle, non ha funzionato. Poi Zuccatelli voluto dal ministro Speranza, non ha funzionato. Abbiamo visto il rettore Gaudio, voluto dal presidente Conte, non ha funzionato. Qui ci sono due milioni di calabresi che sono persone serie e oneste: Quanti e grandi professionisti calabresi in Calabria e nel mondo ci sono. Io stesso ieri ho segnalato il dottor Pellegrino Mancini, responsabile del Centro trapianti di Reggio Calabria, ha 18 pagine fittissime di curriculum compreso un master di economia, così come altri, possibile - ha rilevato Spirlì - che non ci sia un calabrese che conosca il territorio? Non si può continuare a considerare i calabresi impossibilitati a esprimere un nome. Il commissaria ad acta uno dev'essere, non è che possiamo chiamare il coro della Scala o il coro dell’Armata rossa».

«Undici anni di commissariamento non solo non hanno risolto ma hanno addirittura peggiorato la situazione calabrese, e negli ultimi 18 mesi sono stati addirittura l’iceberg, il fondo dell’iceberg, perchè in questi 18 mesi non è stato affrontato nemmeno il piano di emergenza per il Covid». Ha detto Spirlì. «Noi oggi - ha aggiunto Spirlì - siamo in una situazione veramente drammatica, drammatica. Non possono venirci a dire 'aprite gli ospedali che sono chiusi', sapendo che la Regione non può farlo perchè non ne ha la competenza. I commissari sono scappati via perchè purtroppo hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza e tutta questa storia - ha concluso il presidente facente funzioni della Regione Calabria - non può continuare»

Sulla Calabria dichiarata "zona rossa" Spirlì ha detto: «Non si può essere schiavi di un algoritmo freddo e cinico. Ventuno 21 punti da analizzare - ha sostenuto Spirlì - sono davvero una tombola. Devono ammettere di essersi sbagliati. Se dobbiamo monitorare la situazione dei territori in maniera agile e veloce, abbiamo bisogno di 3-4-5 punti al massimo, che sono quelli che fotografano all’istante quello che sta accadendo. Sarebbe una cosa saggia ammettere l’errore di queste settimane, un errore che però è costato dal punto di vista sociale l’ira di Dio alla gente. Perchè la Calabria si è ribellata alla zona rossa tout court? Perchè - ha evidenziato il presidente ff della Regione - io avevo già deciso, con un’ordinanza, monitorando il territorio, di stabilire quale fosse il Comune rosso o il Comune arancione, e si chiudevano quelle piccole zone. In un territorio come la Regione Calabria, dove su poco più di 400 Comuni 319 hanno meno di 5.000 abitanti, residenti poi sulla carta perchè molti sono emigranti, a esempio devo chiudere Terranova Sappo Minulio che avrà sì e no 700 abitanti come è chiusa Milano. Le attività commerciali di un piccolo paesino sono tutti a gestione familiare, quando chiudo un paesino di 600-1.000 anime e definitivamente dico di non uscire di casa e di non alzare le serrande, in quell'istante decido - ha rimarcato Spirlì - che quella gente deve crepare di fame entro un mese, e questo non è possibile. Allora intelligenza avrebbe voluto che uno dei criteri fosse lasciato alla scelta politica ragionata Regione-governo per stabilire umanamente quello che è necessario sui territori». Secondo Spirlì «non si può essere schiavi di un algoritmo freddo e cinico e che non tiene conto delle differenze, che sono sostanziali».

Sul Decreto Calabria: «Il governo, senza interlocuzione, ha introdotto un nuovo regime commissariale che risulta ancora più mortificante e pregiudizievole per la tutela della salute dei calabresi. Si tratta - ha proseguito Spirlì - di un provvedimento in contrasto con i principi costituzionali ribaditi dalla Corte costituzionale che, sul precedente Decreto Calabria, ha sostenuto che il provvedimento era un intervento non ordinario parlando della necessità di tempi certi e definiti. Questi presupposti oggi non ci sono più visto che la Regione, dopo le elezioni di gennaio, ha avviato un percorso virtuoso per ricondurre la gestione della sanità a canoni di efficienza ed efficacia. Il nuovo Decreto Calabria - ha ribadito il presidente facente funzioni della Regione - finisce per ledere gravemente le competenze regionali. Inoltre - ha aggiunto Spirlì - il nuovo decreto ha una durata di 24 mesi, più lunga di 6 mesi rispetto al primo e contrasta con i principi affermati dalla Corte costituzionale».

Infine, sulle elezioni regionali: «La maggioranza, anche in Consiglio regionale, ha chiesto il 14 febbraio salvo emergenze, ritengo che sia mio dovere e mio compito segnalare quella data come quella scelta dai calabresi per andare al voto. La Calabria - ha detto Spirlì - andrà al voto, le forze politiche si sono incontrate, io ho incontrato tutti i capigruppo, sia maggioranza sia di opposizione. C'è una data più o meno concordata, sicuramente tra tutte le forze di maggioranza, quelle di minoranza comunque hanno segnalato una necessità di andare al voto al più presto, per cui io entro domani incontrerò il presidente della Corte d’appello, segnalerò la data che mi è stata segnalata. Non è un fatto privato: la maggioranza, anche in Consiglio regionale, ha chiesto il 14 febbraio salvo emergenze, ritengo - ha concluso il presidente facente funzioni della Regione Calabria - che sia mio dovere e mio compito segnalare quella data come quella scelta dai calabresi per andare al voto e poi attendiamo la conferma che lo si possa fare».

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