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Regionali, le elezioni calabresi test nazionale. LE INTERVISTE DEI 4 CANDIDATI

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Tra il Pollino e lo Stretto si gioca una partita decisiva per gli equilibri dei partiti a Roma

Sarebbe un errore se considerassimo le elezioni regionali calabresi un test politico locale. Partiti e candidati – alcuni dei quali reduci da esperienze di primo piano a livello nazionale – cercano tra il Pollino e lo Stretto conferme utili a dare linfa a progetti politici ambiziosi, da applicare anche fuori dai confini regionali. Sono previsioni che stridono con l’immagine, alimentata da una diffusa ed errata narrazione mediatica, che tende a non assegnare alcun peso al voto delle Regionali calabresi rispetto a quello delle grandi città interessate dalla tornata elettorale autunnale. La sensazione è che l’immagine di questa terra sia consegnata a un destino irreversibile, quindi inutile per comprendere qualcosa di quel che accada (o accadrà) nel Paese. Occorre muoversi, dunque, per far sì che uno stereotipo simile venga rimosso prima che si cementifichi.
Davanti a uno scenario simile, la prima contromossa sarebbe andare a votare. Un’affluenza maggiore rispetto a quella registrata nelle ultime due tornate – 2014 (Oliverio) e 2020 (Santelli) – ricollocherebbe la Calabria al centro dell’attenzione nazionale e fornirebbe al nuovo presidente della Regione una maggiore legittimazione popolare, utile soprattutto quando a Roma ci sarà da rivendicare attenzione sulle vicende nostrane.

 

Gli ultimi dati sulla partecipazione al voto non sono incoraggianti: Mario Oliverio fu incoronato in una competizione che vide la partecipazione solo della minoranza dei calabresi: circa il 44 per cento dell’elettorato (15,20 punti in meno delle elezioni precedenti, 2010 con vittoria del centrodestra di Scopelliti). Quasi la stessa percentuale si è registrata lo scorso anno, con il successo di Jole Santelli. Una dimostrazione di quanto i calabresi ritengano la Regione un ente poco utile per la risoluzione dei loro problemi. Stavolta si tratterà di comprendere se i partiti saranno riusciti a recuperare credibilità e se l’astensione riguarderà soltanto strati della popolazione meno politicizzati.
In ogni caso, le dinamiche elettorali calabresi s’incrociano con quelle dei Palazzi romani. Se previsioni e sondaggi della vigilia, che parlano di un’affermazione del centrodestra, saranno confermati, Roberto Occhiuto conquisterebbe la palma di unico governatore di Forza Italia (escluso l’elettoralmente piccolo Molise) al di sotto della Capitale. Il recente passato da capogruppo azzurro a Montecitorio, unito all’esperienza maturata in tanti anni alla Camera, sono elementi che potrebbero aiutare Occhiuto a diventare il perno della corrente meridionalista nel centrodestra che verrà. Un vantaggio, uno svantaggio? Dipenderà dal grado di applicazione che il probabile nuovo governatore eserciterà nel governo della Calabria, e dal coinvolgimento di alleati ed esperti. L’esperimento dell’uomo solo al comando ha già fatto registrare clamorosi fallimenti: basterebbe guardare un attimo indietro, alle esperienze Scopelliti e Oliverio, per rendersene conto.

Nel centrosinistra, invece, l’asse tra Pd e M5S, cementato attorno alla figura di Amalia Bruni, una neofita della politica, potrebbe rappresentare l’embrione dell’alleanza progressista del futuro. Toccherà alle classi dirigenti tenere in piedi e far crescere un progetto destinato a non produrre risultati concreti nel breve periodo. L’opera di costruzione richiede pazienza e non è scontato che tutti siano disposti a sopportare il peso di una costante opera di tessitura e mediazione.
Quanto al Polo civico guidato da Luigi de Magistris, molto dipenderà dal risultato che uscirà fuori dalle urne la sera di lunedì prossimo. L’ex magistrato giura che l’esperienza messa in piedi in Calabria non terminerà tra qualche giorno, ma anzi varcherà i confini regionali per essere proiettata su scala nazionale. L’area rappresentata da de Magistris è destinata ad avviare un dialogo con il centrosinistra. Sarà un dialogo fecondo se da entrambe le parti si metteranno da parte rancori e antipatie, altrimenti rischia di trasformarsi in uno sterile stillicidio, finalizzato soltanto a rimarcare piccole rendite di posizione. Come quelle che giura di non voler difendere Oliverio. L’ex governatore potrebbe chiudere positivamente la propria esperienza politica soltanto in un modo: favorendo, al contrario di come fatto in passato, l’emergere di una nuova classe dirigente capace di rigenerare dalle fondamenta la sinistra calabrese.

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