Giovedì, 24 Settembre 2020
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Rientri e arrivi dall’estero, il Coronavirus si risveglia anche in Calabria

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Da tre settimane il Coronavirus in Calabria ha ripreso a radunare le sue forze per gettarle ancora sulle nostre città, i nostri paesi, le nostre vite. Vuole impadronirsene, come aveva già fatto tra marzo e aprile, e, intanto, prepara il ritorno in attesa che il clima sia più favorevole piegando verso l’inverno.

Ci avevano garantito che con le alte temperature il morbo sarebbe stato spazzato via. E, invece, tra apericene, feste e balli in discoteca i numeri dell’epidemia sono schizzati. L’Europa trema davanti a diagrammi che si rialzano velocemente. In Italia, la grande euforia ha riportato in vita il mostro. Lo rilevano i report che si alternano in questi giorni.

L’ultimo monitoraggio è stato sfornato dalla Fondazione Gimbe che rischiara l’andamento nelle regioni nell’ultima settimana di agosto (12-18) e fa registrare in Italia, rispetto alla precedente, un incremento del 20,6% dei nuovi casi (3.399 contro 2.818), a fronte di un lieve aumento dei casi testati (180.300 rispetto ai 174.671 della settimana precedente). Relativamente ai dati ospedalieri in crescita i pazienti ricoverati con sintomi (843 contro 801) e quelli in terapia intensiva (58 rispetto ai 49 di sette giorni prima).

Una variazione importante che viene analizzata dal presidente Gimbe, Nino Cartabellotta: «Dal 12 al 18 agosto si conferma il trend in aumento sia dei nuovi casi, sia dei pazienti ospedalizzati con sintomi e, in misura minore, di quelli ricoverati in terapia intensiva. Dopo 4 settimane di crescita costante siamo davanti a segnali che invitano a mantenere l’attenzione molto alta sull’andamento dell’epidemia nel nostro Paese».

Nella settimana sotto la lente, in Calabria si è passati dai 122 casi attivi del 12 agosto (115 in isolamento domiciliare e 7 ricoverati) ai 167 del 18 (con 158 persone in isolamento domiciliare e 9 ricoverati), ai quali vanno aggiunti i casi che la Regione censisce al di fuori dei confini delle singole province. La complessiva impennata di contagi trae nutrimento, soprattutto, da rientri dall’estero e arrivi da fuori regione di gente in vacanza.

«Nell’ambito di un quadro di circolazione endemica del virus – ha spiegato ancora Cartabellotta – si conferma il trend in progressivo aumento dei nuovi casi, siano essi autoctoni, di importazione (stranieri) o da rientro di italiani andati in vacanza all’estero. Infatti se nelle prime tre settimane di luglio i nuovi casi erano stabili, nelle ultime quattro settimane abbiamo assistito ad un progressivo e costante incremento: i 3.399 nuovi casi della settimana 12-18 agosto costituiscono un valore superiore al 140% rispetto alla settimana 15-21 luglio quando erano 1.408. La risalita nella curva dei contagi – precisa il presidente della Fondazione “Gimbe” – desta non poche preoccupazioni sia perché l’incremento inizia a riflettersi progressivamente sull’aumento delle ospedalizzazioni, sia perché solo negli ultimi 2 giorni, peraltro non inclusi nella nostra analisi settimanale, sono stati riportati quasi 1.500 nuovi casi».

I diagrammi di agosto spingono la Calabria fuori dalla sua dimensione di regione-covid free, conquistata grazie al rigore dei suoi cittadini, collocandosi all’ottavo posto nella graduatoria per variazione di casi (+ 29) rispetto alla settimana precedente e facendo segnare un indice 2,93 nel rapporto di nuovi casi per 100mila abitanti.

La raccomandazione della Fondazione Gimbe e del suo presidente Cartabellotta è quella di essere sempre vigili. «Davanti a questi numeri se da un lato bisogna evitare inutili allarmismi, dall’altro non è ammissibile sottovalutare il costante aumento dei nuovi casi, anche in vista di appuntamenti cruciali per il Paese, quali riapertura di scuole e università e consultazioni elettorali. L’arma migliore per una serena convivenza con il virus rimane la massima aderenza ai comportamenti raccomandati: dal frequente lavaggio delle mani alle misure di igiene respiratoria, dal distanziamento sociale all’uso della mascherina negli ambienti pubblici al chiuso e all’aperto dove non è possibile mantenere la distanza minima di un metro, al rigoroso rispetto del divieto di assembramenti. Dal canto loro, le autorità sanitarie devono potenziare la sorveglianza epidemiologica, sia per identificare e circoscrivere i focolai, sia per individuare tempestivamente casi di importazione e di rientro».

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