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'NDRANGHETA

Rinascita Scott, a Piscopio le armi del gruppo Pardea: così progettavano l'omicidio di Rosario Pugliese

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L'omicidio di Rosario Pugliese, 43 anni (alias Cassarola) avrebbe potuto innescare una faida in città. Un agguato che avrebbe dovuto essere portato a compimento nell'estate e che sarebbe stato materialmente eseguito in via Terravecchia.

Un delitto che avrebbe scompaginato i gruppi criminali operanti nel capoluogo e segnato la definita rottura tra la 'ndrina dei Cassarola (Pugliese) e quella dei Ranisi (Pardea), dando vita a un vero e proprio scontro armato. E il timore di una imminente faida avrebbe indotto Bartolomeo Arena a scegliere di collaborare con la giustizia, considerato che il piano di eliminazione di Rosario Pugliese era già stato studiato nei minimi particolari. A rivelarlo agli inquirenti proprio il pentito nel corso delle sue prime dichiarazioni risalenti allo scorso giugno, parte delle quali finita nell'inchiesta “Scott Rinascita”.

Una lunga e articolata indagine che, partita dal 2014, è stata praticamente soggetta a integrazioni e aggiornamenti sino a qualche mese fa. Integrazioni legate in particolar modo alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, ovvero Arena e Giuseppe Comito.

Da quanto emerso Bartolomeo Arena avrebbe dichiarato a carabinieri e Dda di essere a conoscenza del fatto che, nel corso della scorsa estate, sarebbe stato compiuto un omicidio in via Terravecchia ai danni di Rosario Pugliese, esponente di un certo rilievo della consorteria di 'ndrangheta egemone nella zona dell'Affaccio. Un delitto che, in base a quanto dichiarato dal collaboratore, sarebbe stato voluto principalmente da Francesco Antonio Pardea, di 33 anni, il quale assieme allo stesso Arena si era reso irreperibile per circa un mese. Lo scorso maggio, infatti, i due (entrambi sono coinvolti nell'operazione “Scott Rinascita” ) avevano fatto perdere le proprie tracce per poi rientrare agli inizi di giugno.

Secondo quanto raccontato da Arena, Pardea avrebbe voluto l'eliminazione di Cassarola perché lo riteneva l'autore dell'omicidio dello zio Francesco Antonio (alias Il filosofo) , del quale porta il nome, scomparso per lupara bianca nel 1983.  Da quanto emerge dall'inchiesta “Scott Rinascita” erano già stati individuati i killer designati a compiere materialmente l'azione di fuoco.

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A tendere l'agguato, infatti, avrebbero dovuto essere Marco Ferraro, 22 anni (detto Dandi) e Filippo Grillo, di 26 anni, originario di San Leo di Briatico ma stabilitosi al Nord, il quale nei giorni indicati si sarebbe recato in città per compiere l'agguato. A riscontro di quanto dichiarato dal collaboratore il fatto che i due giovani (Ferraro e Grillo) sono stati controllati dai carabinieri in quel periodo mentre si trovavano in compagnia di Francesco Antonio Pardea e Filippo Di Miceli, di 48 anni.

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