Sabato, 21 Settembre 2019
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'Ndrangheta, il colpo alla cosca di Lamezia, Capomolla: "Non abbassare la guardia"

Controllava capillarmente il territorio di Lamezia Terme, teneva sotto scacco commercianti e imprenditori a colpi di danneggiamenti realizzati con ordigni esplosivi, per il cui confezionamento utilizzava anche minorenni, e gestiva un vasto traffico di sostanze stupefacenti. Erano questi i «modus operandi» della cosca Cerra-Torcasio-Giampà di Lamezia Terme, che i Carabinieri, coordinati dalla Dda catanzarese guidata dal procuratore Nicola Gratteri, hanno disarticolato all’alba di oggi con l’operazione «Crisalide 3», culminata nell’esecuzione di 28 misure cautelari.

«Abbiamo colpito una 'drangheta di serie A, che ha avuto anche stretti contatti con le cosche di San Luca», ha rimarcato Gratteri nella conferenza stampa convocata nella Procura di Catanzaro per illustrare l’esito del blitz, che rappresenta l’appendice finale di altre operazioni messe in atto dalle forze dell’ordine contro le consorterie 'ndranghetiste attive nella Piana di Lamezia Terme. Nell’incontro con i giornalisti, gli inquirenti hanno delineato l’evoluzione della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri, la sua contrapposizione con altri clan e la sua ascesa criminale, che ha portato l’organizzazione ad assicurarsi il monopolio delle attività illecite nel centro di Lamezia Terme.

Un monopolio che - è stato riferito in conferenza stampa - la cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri cementava e fortificava con una asfissiante azione estorsiva ai danni di esercizi commerciali e imprese, tenuti sotto costante pressione e sotto la costante minaccia di attentati, che gli affiliati della cosca mettevano in atto a volte con mezzi eclatanti, ricorrendo spesso anche a bombe rudimentali e da guerra estremamente pericolose, assemblate anche grazie al lavoro di minorenni, utilizzati tra l’altro anche nel traffico di sostanze stupefacenti. A delineare la pericolosità del clan, oltre a Gratteri, è stato il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Vincenzo Capomolla, che ha definito la cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri «una cosca molto radicata, capace di restare in auge nonostante i vari blitz subiti, e infatti - ha spiegato - abbiamo accertato anche i costanti contatti che i vertici del sodalizio tenevano con gli affiliati anche dal carcere. Questa operazione - ha aggiunto il magistrato - si inserisce nella nostra costante azione di contrasto e conferma la necessità di non abbassare la guardia sulla realtà di Lamezia Terme».

Di «azione sinergia e di squadra» alla base del successo investigativo sotteso all’operazione «Crisalide 3» ha parlato il nuovo comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, il colonnello Antonio Montanaro, insediatosi pochi giorni fa nel capoluogo calabrese: «Questo blitz - ha proseguito Montanaro - si colloca nel solco del grande lavoro fatto mirabilmente in questi anni».

A sua volta, il tenente colonnello Giuseppe Carubia, comandante del Reparto operativo provinciale dei carabinieri, ha delineato le dinamiche cella cosca disarticolata con questa operazione che - ha spiegato - «praticamente ha completato il quadro organizzativo di questa organizzazione».

Altri dettagli sono poi stati forniti dal comandante dei Carabinieri del gruppo di Lamezia Terme, il tenente colonnello Massimo Ribaudo: «La pericolosità del clan Cerra-Torcasio-Gualtieri - ha riferito - si evince da tanti elementi, come a esempio il transito nelle fila di questa cosca di un esponente di spicco di un clan rivale, per il quale in passato aveva anche avuto il mandato di uccidere». All’incontro con i giornalisti ha partecipato anche il capitano Donato Pontassuglia, comandante del Nucleo operativo dei carabinieri di Lamezia Terme.

© Riproduzione riservata

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