Domenica, 08 Dicembre 2019
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Cimitero e funerali erano "cosa loro": gli affari della cosca Cordì a Locri - Nomi e foto

«Risulta dimostrata, nei limiti di questa fase, la sussistenza di più che concreti e significativi elementi di collegamento fra la gestione della ditta “Onoranze Funebri e Addobbi Floreali F.lli Alì di Gianfranco Alì” riconducibile agli Alì, e l'associazione criminale di tipo mafioso» dei Cordì.

Lo scrive il gip distrettuale di Reggio Calabria nell'ordinanza di custodia cautelare seguita al fermo dell'inchiesta “Riscatto - Mille e una Notte” eseguita il 2 agosto (Gianfranco Alì, nato a Locri nel 1982, ivi residente, Vasile Iulian Albatoaei “Giuliano”, nato in Romania nel 1986, residente a Locri, Guido Brusaferri, nato a Lodi nel 1965, residente a Locri, Domenico Cordì, nato a Locri nel 1979, ivi residente, Salvatore Dieni, nato a Locri nel 1971, ivi residente, Emmanuel Micale, nato a Locri nel 1985, ivi residente, e Gerardo Zucco, nato a Locri nel 1970, ivi residente).

Il giudice reggino nell'accogliere la richiesta di sequestro preventivo formulata dal pm della Procura distrettuale antimafia nei confronti dell'attività commerciale, rileva: «È stato infatti adeguatamente illustrato come la ditta di onoranze funebri gestita dalla famiglia Alì costituisca, invero, lo strumento attraverso il quale i componenti del nucleo familiare Alì hanno monopolizzato - illecitamente - un intero settore economico in ambito territoriale locrese (quello dei servizi funebri e cimiteriali, lato sensu intesi), attraverso il sistematico ricorso a minacce, intimidazioni, atti di concorrenza sleale e - aspetto più inquietante - l'evocazione più o meno implicita del potere mafioso della cosca di ‘ndrangheta più potente operante a Locri, ovvero la cosca Cordì».

L'articolo completo nell'edizione odierna di Reggio della Gazzetta del Sud.

© Riproduzione riservata

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