Lunedì, 11 Novembre 2019
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L'ASSEMBLEA

La notte dei lunghi coltelli nel Pd calabrese, divisioni sulle Regionali e scontro su Gratteri

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A tarda notte, quando l’assemblea in un hotel alle porte di Lamezia Terme viene sciolta, nessuno canta vittoria. L’unità e il rinnovamento auspicati dal vicesegretario nazionale del Pd Andrea Orlando restano, almeno per il momento, buoni propositi ancora in attesa di essere declinati in azioni concrete.

L’atteso confronto con il governatore Mario Oliverio - riporta la Gazzetta del Sud in edicola - suggella le lacerazioni di un partito diviso tra chi sostiene la ricandidatura del governatore e chi, invece, è convinto che vada aperta una pagina nuova nella vita dei dem calabresi.

Prima del duello finale, il botta e risposta è tra gli esponenti delle varie correnti interne. Carlo Guccione, esponente di punta della corrente orlandiana in Calabria, è tranchant: «Dobbiamo conquistare i voti dei calabresi, che in questi anni non sono arrivati, non faccio l’elenco dei Comuni che abbiamo perso».

Sulla stessa lunghezza d’onda pare sintonizzato l’ex parlamentare Bruno Censore. La replica a questo tipo di impostazione arriva da fedelissimi del governatore come Giuseppe Giudiceandrea e Giuseppe Aieta, entrambi rappresentanti del Pd in Consiglio regionale: «Non faccio passi indietro - spiega - ma dieci passi avanti, perché alla guida della Regione abbiamo fatto cose epocali».

Sono parole che, in qualche modo, fanno da preludio all’affondo di Nicola Adamo, sempre sul terreno del commissariamento nella sanità. Nel mirino dell’ex vicepresidente della Giunta regionale ci sono il Nazareno per una linea, a suo dire, ritenuta «penalizzante per la Calabria» e la propensione - facendo riferimento all'esposto presentato al Csm sulle modalità comunicative del procuratore capo di Catanzaro - «di alcuni rappresentanti istituzionali del partito a fare la fila dietro la porta di Gratteri». Da qui la rivendicazione di un «Pd autonomo dalle Procure».

Andrea Orlando nell’intervento che ha chiuso l’assemblea: “Non si può sostenere che le Procure siano avversarie del nostro partito”.

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