Mercoledì, 08 Luglio 2020
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Inchiesta su Calabria Verde, il governatore della Calabria Oliverio prosciolto dalle accuse

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Mario Oliverio

«Dalle risultanze investigative emergenti dagli atti del fascicolo deriva l’impossibilità di sostenere l’accusa in giudizio, atteso che l’insufficienza e la contraddittorietà degli elementi acquisiti sono tali da non poter essere ragionevolmente superabili all’esito dell’istruttoria dibattimentale». Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Catanzaro, Paola Ciriaco, ha chiuso con il proscioglimento l’indagine che vedeva coinvolti tra gli altri il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, nata dopo il trasferimento di Giuseppe Barilaro, dipendente del Comune di Francica, e già presidente del Consiglio provinciale di Vibo Valentia, in Calabria Verde.

Nell’indagine erano coinvolti l’ex capostruttura di Oliverio Franco Iacucci, attuale presidente della Provincia di Cosenza; l’ex assessore regionale di centrodestra, Michele Trematerra; l’ex manager di Calabria Verde, Paolo Furgiuele; Franco Arlia, dirigente di settore di Calabria Verde e lo stesso Barilaro.

Il Gup ha emesso una sentenza con la quale dichiara il non luogo a procede nei confronti di Oliverio e Trematerra per non aver commesso il fatto, e nei confronti di Arlia perchè il fatto non costituisce reato.

Secondo il giudice, infatti, «il compendio di elementi in atti appare inidoneo ed insufficiente a sostenere in giudizio l’accusa in esame». Entrando nei termini della questione, basata sulle dichiarazioni di Furgiuele, il quale aveva sostenuto di avere dato il via libera al comando di Barilaro su pressione di Oliverio e Trematerra, il Gup Ciriaco ha rilevato «l'assoluta carenza di qualsiasi elemento di riscontro alle stesse».

Infatti, ha scritto nella sentenza, «difetta del tutto qualsiasi elemento che possa costituire riscontro alle dichiarazioni rese dal Furgiuele. Esse non trovano innanzitutto riscontro nel dato documentale, costituito esclusivamente da atti provenienti dall'ente Calabria Verde, non sottoscritti né redatti da alcuno degli imputati in questione, e rispetto ai quali essi rimangono estranei. Allo stesso modo - ha aggiunto - alcun dato è emerso a conforto degli episodi narrati dal Furgiuele, riguardanti gli incontri che si sarebbero tenuti presso la sede della Regione Calabria e laddove egli avrebbe subito le riferite «pressioni» al fine di far realizzare e poi prorogare il comando del Barilaro in Calabria Verde».

Ed ancora, secondo il giudice, «non «è emerso in che modo le 'segnalazioni' eventualmente provenienti dagli imputati abbiano avuto efficacia determinativa causale nel procedimento relativo al comando del Barilaro, non avendo neppure lo stesso Furgiuele riferito di comportamenti costrittivi posti in essere dagli imputati, ma solamente di alcune «indicazionì più o meno cogenti in ragione della forza politica da cui provenivano. Ne deriva - conclude il Gup Ciriaco - l’assoluta mancanza di riscontri idonei a dare conferma all’accusa formulata a carico dei due imputati».

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