Giovedì, 20 Giugno 2019
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L'INCHIESTA

'Ndrangheta, parlano i pentiti: a Vibo un piano per eliminare tutti i Bonavota

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Un fermo immagine tratto da un video della finanza mostra un momento dell'operazione Carminius

Apre capitoli inquietanti l'inchiesta “Carminius” condotta da Gdf e Ros di Torino, con il coordinamento della Dda, che ha portato all'emissione di diciotto misure cautelari in carcere (quindici eseguite) a carico di presunti esponenti del gruppo Arone, radicatosi in Piemonte, collegati alla locale di 'ndrangheta di Sant'Onofrio diretta emanazione dei Bonavota.

Capitoli che tra le pieghe degli affari da tessere nella zona di influenza degli Arone - Salvatore (Turi) viene indicato come il capo indiscusso e il fratello Francesco come il suo vice - che si estendeva da Carmagnola alla provincia di Cuneo (Sommariva del Bosco, Alba e Bra), fanno emergere non soltanto gli stretti legami con i Bonavota, ma raccontano anche della pianificazione di agguati.

Fatti datati, risalenti ai primi anni duemila, ai quali, in particolare fanno riferimento tre collaboratori di giustizia dei nove le cui dichiarazioni sono parte integrante dell'inchiesta sfociata nell'operazione “Carminius”.

Essenzialmente, riporta la Gazzetta del Sud in edicola, a parlare dei progetti di morte sono stati: Francesco Costantino (alias Pino il calabrese) e uomo di fiducia di Giuseppe Campisi; Francesco Oliviero, figlio di Antonio Vincenzo capo bastone di Belvedere Spinello e Andrea Mantella, ex boss emergente di Vibo, 'ndranghetista di spessore e vicino ai Bonavota che collabora dal 2016.

Francesco Costantino, nel corso di un interrogatorio reso nel luglio 2008, parlando dello scontro (primi anni duemila ) tra i Bonavota di Sant'Onofrio e Cracolici di Filogaso (nel 2002 l'agguato poi rivelatosi mortale ad Alfredo Cracolici a cui, nel 2004, seguì quello del fratello Raffaele, detto Lele Palermo) parla di un attentato che avrebbe dovuto essere compiuto a Moncalieri, nel bar di Raffaele Serratore, al quale egli stesso avrebbe dovuto partecipare. «Nel dicembre 2002-gennaio 2003 a Moncalieri era stata pianificata una sparatoria - dichiarava Pino il calabrese - con lo scopo di uccidere tutti i componenti della famiglia Bonavota.

Ad aprire un'altra pagina di agguati è l'ex capo locale di Belvedere Spinello, Francesco Oliviero, il quale fa emergere anche i rapporti tra gli Arena di Isola e i Bonavota di Sant'Onofrio.

A parlare, in termini molto più precisi, di un agguato da commettere a Torino nel 2005, è Andrea Mantella. in base a quanto riferito dal collaboratore egli stesso sarebbe stato incaricato «insieme a Francesco Fortuna e Francesco Scrugli (ucciso nel 2012) - evidenzia il gip nell'ordinanza - di recarsi a Torino per ammazzare Antonino Defina (alias Nino ‘i Palumba).

Il ruolo di fornitore di armi dei Bonavota viene affibbiato ad Antonio Serratore. I vari pentiti l'hanno confermato e tra questi Mantella. «Un giorno - ha raccontato il collaboratore alla Dda - venne nella mia azienda e mi chiese se avessi visto i gingilli. Si trattava di kalashnikov, fucili d'assalto, fucili automatici e pistole. Lui mi disse che a Torino riusciva a procurarsi queste armi dall'ex Jugoslavia».

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