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'Ndrangheta, a Reggio la guerra tra i clan fece 700 morti in 6 anni

Oltre 700 morti in sei anni. Tra il 1985 ed il 1991 la città di Reggio Calabria fu teatro di un cruento scontro armato tra le cosche passato alla storia come «seconda guerra di 'ndrangheta», che ridefinì la nuova struttura gerarchica ed organizzativa della 'ndrangheta.

La guerra, nel cui ambito gli uomini della Dda e dei carabinieri fanno ricadere l’omicidio del giovane Giuseppe Cartisano, per il quale oggi è stato eseguito un arresto, si concluse nel 1991 con una pace concordata tra le famiglie mafiose del mandamento reggino, le quali si divisero il territorio in zone di influenza.

Diverse furono le motivazioni che avevano spinto i clan ad entrare in guerra. Tra le cause scatenanti ci furono i dissidi insorti tra le cosche Imerti e De Stefano che avevano manifestato un certo interesse ad espandere la loro influenza sul territorio di Villa San Giovanni anche in previsione dei futuri interessi economici legati alla possibile realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Il 16 febbraio del 1985, il boss Antonino Imerti, detto «Nano Feroce», sposò Giuseppa Condello sorella del boss Domenico detto «Micu u Pacciu», e cugina di Pasquale, detto «Il Supremo».

Prima dell’inizio della guerra tra clan, i Condello erano federati ai De Stefano, in particolare Pasquale «Il Supremo» era uno degli uomini di fiducia del defunto boss Paolo De Stefano, la cui famiglia di 'ndrangheta guardò con forte preoccupazione all’unione tra le cosche Imerti e Condello, ritenendo che questo nuovo vincolo potesse essere una minaccia in grado di intaccare la loro egemonia sul territorio.

Da qui la decisione dei De Stefano di compiere un attentato alla vita di Antonino Imerti, contro il quale, l’11 ottobre 1985, venne fatta esplodere un’autobomba a Villa San Giovanni che causò la morte di alcuni suoi affiliati ma non quella del boss.

In risposta all’attentato, due giorni più tardi, il 13 ottobre 1985, un commando armato formato da esponenti del clan Imerti-Condello entrò in azione nel quartiere di Archi, cuore del territorio dei De Stefano, uccidendo in un agguato il boss Paolo.

L'evento che sancì l’inizio della seconda guerra di mafia a Reggio Calabria, con la violenta contrapposizione tra le famiglie di ndrangheta presenti sul territorio e sostanzialmente suddivise in due cartelli: quello «condelliano» del quale facevano parte le famiglie mafiose degli Imerti, Saraceno, Fontana, Rosmini, Araniti, Lo Giudice, Serraino ed altri; quello «destefaniano» cui facevano capo, invece, le famiglie mafiose dei Tegano, Libri, Latella-Ficara, Barreca, Paviglianiti ed altre ancora.

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