Giovedì, 02 Febbraio 2023
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Derby in Calabria, C come Catanzaro-Crotone: il meglio è servito

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Non c’è niente di meglio di Catanzaro-Crotone. Prima contro seconda, distanti appena un punto in classifica e 70 chilometri di strada. Gemelle diverse al vertice del girone C. La squadra di Vivarini, dopo il Napoli, è la più esagerata e prolifica macchina da gol del calcio italiano: 33 centri con 10 marcatori differenti e tante stelle, fra i titolari come in panchina. Quella di Lerda è magari più cinica, forse meno spettacolare, non meno puntuale e, comunque, con una rosa ugualmente profonda.
La gara di oggi è il top del top: per le qualità dei calciatori, la bravura degli allenatori, il contesto ambientale in uno stadio in cui è stata scritta la storia del calcio calabrese e che, con oltre 12mila spettatori (di cui mille ospiti), è il palcoscenico più adatto a questo derby. «È una grande soddisfazione sapere che il “Ceravolo” è pieno già da due giorni, vuol dire che ciò che pensavo quando sono arrivato a Catanzaro è realtà: passione, voglia di starci vicino, i presupposti per fare qualcosa di grande da qui alla fine del campionato, tutti insieme. Si vede che abbiamo acceso un fuoco – ha detto Vivarini – C’è un bel fermento in città, non potevo uscire di casa questa settimana, ma noi ora dobbiamo pensare esclusivamente al campo. Un derby, poi, è sempre molto particolare».
Gemelle diverse, si diceva. Gemelle perché sono le squadre che incassano meno: sei gol a testa. Diverse perché sono quelle che attaccano di più, pur in modi differenti. Il Catanzaro è più portato a tenere palla (possesso medio del 54,5%, dati Wyscout) rispetto al Crotone (48,2%), però tirano tanto tutte e due: i giallorossi 14 volte a partita, i rossoblù 13,6. Iemmello e compagni sono più precisi (la metà delle conclusioni finisce fra i pali avversari), Chiricò e soci sono più letali sui calci da fermo, perché hanno segnato sette volte da angolo o punizione contro le sole due reti dei cugini. «Ed è un aspetto sul quale ci siamo soffermati in allenamento», ha spiegato il coach giallorosso.
Altre diversità: le Aquile azzannano subito gli avversari, pressano alte e concedono meno di otto passaggi prima di recuperare il pallone e stanno di più nell’area altrui (20,5 tocchi negli ultimi 16 metri per incontro), gli Squali lasciano correre un po’ di più (i passaggi concessi sono poco più di dieci), ma tendono a imporsi anche loro e possono essere pestiferi, soprattutto negli uno contro uno (ne fanno 26,5 a gara).

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