Sabato, 25 Giugno 2022
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Felice Mazzù, l'allenatore belga con radici calabresi sogna lo scudetto in Belgio: "Calabria nel mio cuore"

Ha il sapore di Calabria l'impresa che sta compiendo una delle squadre di calcio più titolate del Belgio. Stiamo parlando della Royale Union Saint-Gilloise, vincitrice di 11 scudetti (ma l'ultimo risale addirittura al 1935).

La squadra della regione di Bruxelles (Saint-Gilloise è una città di 44mila abitanti) è allenata da Felicè Mazzù, allenatore belga ma con chiare origini calabresi. I suoi genitori sono emigrati partiti dalla Calabria negli anni '50.

Mazzù allena la Saint-Gilloise dalla stagione 2020-21, chiamato dalla società per riportare la gloriosa squadra nella massima serie dopo ben 48 anni di assenza. Mazzù riesce nell'impresa, vince la Proximus League e riporta la Saint-Gilloise nell'elitè del calcio belga.

L'ascesa ed il primo posto nella Jupiler League 2021-22

Ad una giornata dal termine della stagione regolare, la compagine guidata da Mazzù è prima in classifica con 74 punti davanti al Bruges secondo con 69 punti. Nell'ultima giornata i suoi (in rosa c'è anche l'italiano Lorenzo Paolucci, ex centrocampista della Reggina) hanno battuto in trasferta lo Standard Liegi e si affaccia ai play-off da prima della classe.

L'Italia nel cuore ed il sogno di allenare in Calabria

Mazzù nel mese di gennaio scorso fu protagonista di una bella intervista pubblicata da Repubblica. Nel pezzo a firma di Cosimo Cito dichiarò: "La proprietà ha riportato entusiasmo in un ambiente depresso da troppo tempo. La nostra storia ce lo chiedeva: certo, così, chi avrebbe potuto immaginarlo?. Siamo partiti così, come una neopromossa. Ci piace giocare e stare insieme. I risultati non sono mai un caso. Brava la società a lasciarci tranquilli e a cambiare poco rispetto allo scorso campionato. Tanta Italia dentro, e tanta Calabria. Mio padre è nato a Scido, mia madre a Gerace. I miei genitori arrivarono in Belgio negli anni Cinquanta con una valigia e dopo un viaggio in treno di tre giorni. Mio padre lavorava nelle miniere delle Ardenne, è stato anche a Marcinelle. Non il giorno della tragedia, era di riposo quel giorno, altrimenti sarebbe stato in quell'inferno in mezzo a tanti altri italiani, e io non sarei mai venuto al mondo. Sono nato esattamente 10 anni dopo. All'Italia ci penso spessissimo, i miei figli hanno due nomi italiani, Nando e Luna. Come tutti gli emigrati dal Sud Italia avevo in camera un poster della Juventus e ancora adesso sono un grande tifoso bianconero. Allenare in Italia mi piacerebbe molto, una calabrese magari, la Reggina o il Cosenza, chissà".

 

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