Lunedì, 28 Novembre 2022
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Andrea Restuccia, la meglio gioventù calabrese a tavola con i dolci

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«Ho raggiunto a Lione il tetto del mondo mettendomi al collo la medaglia d'oro, dopo aver battuto in casa loro la Francia, ma guardo sempre il mio mestiere con gli occhi di bambino. Con stupore e meraviglia». Azzardando una citazione cinematografica potremmo dire che incarna la meglio gioventù. Quella che conosce bene la parola sacrificio. E che, soprattutto, ottenuto un traguardo strepitoso, pensa già al prossimo. Il ventottenne Andrea Restuccia, che ha vinto lo scorso settembre il campionato del mondo di pasticceria ha radici e cuore in Calabria. Terra, il Vibonese, da dove i suoi genitori sono partiti con le tasche piene di sogni e speranze per offrire un futuro migliore a lui, a suo fratello Alberto e a sua sorella Erica, che sarebbe arrivata dopo.
«Sono abbastanza giovane e umile – racconta Andrea – ma ho sempre avuto le idee chiare. Il mio risultato è il frutto di una educazione bella e sana che solo da noi sanno impartire. E per questo il Sud è sempre nel mio cuore. Anzi, sono convinto che le mie radici mi abbiano dato una marcia in più. Sono nato a Cinquefrondi, papà Domenico, portiere di uno stabile, è originario di Ioppolo, mentre mamma è di Preitoni, in provincia di Vibo. La loro è una classica storia di emigrazione. I miei inizialmente si trasferirono a Bolzano, in cerca di fortuna, incoraggiati anche dal fatto che alcuni fratelli di mio padre avevano messo radici lì, ma poi il freddo gli ha fatto cambiare idea e riprendere il cammino per approdare a Roma. Per fortuna, direi».

Andrea era molto piccolo, giocava ancora con l’abbecedario, e sua mamma Mariagrazia, prima di qualsiasi scuola, fu la prima maestra di vita e di cucina: «Ricordo ancora come se fosse ieri la sua severità. Era un’eccellenza senza uguali. Ma aveva anche un altro dono. La versatilità e la velocità. Lei preparava e sistemava. E questo suo modo di fare mi ha formato a ragionare per step. E soprattutto a ripulire immediatamente tutto. Cosa che in cucina solitamente non si fa. Un regno, insomma, dove spesso... regna il caos».

Il neo campione, però, ha alle spalle tanta gavetta e dopo aver frequentato la scuola alberghiera ha capito che la vera palestra sarebbe stata la pratica: «Ho studiato cucina – continua nel suo racconto – e conosco alla perfezione tutti i settori. Dai fornelli alla sala. L'amore per la pasticceria l'ho scoperto in corsa, dunque. Sul campo. Lo considero un mondo mio. Che mi appassiona parecchio. Per fortuna ho lavorato in strutture di alto livello dove c’erano sempre un pasticcere e una brigata di pasticceria e ho iniziato a carpire i trucchi del mestiere. A 19 anni dissi a mia madre che sarei andato a fare uno stage a Padova per qualche mese in una realtà molto conosciuta. Non sono più tornato! Lì mi hanno assunto, ho cominciato con le competizioni e adesso lavoro a Fano, in un’attività che considero casa mia, perché il mio titolare non solo mi ha motivato, ma è stato presente in tutta la fase preparatoria dei Mondiali».

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Calabria

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