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Le architetture sociali in Calabria, una rassegna di opere nella matita di Empio Malara

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C’è un retroscena sociale, umano, in tutte le opere che Empio Malara, decano degli architetti italiani, ha realizzato in Calabria. Il suo stile rigoroso d’una modernità sempre attuale, senza tempo, affonda le radici in quella che egli ¬ nel suo ultimo lavoro letterario, “Le permanenti architetture sociali in Calabria” per i tipi di Chimera editore – definisce vita civile. L’espressione richiama in modo automatico la comunione, lo stare insieme, l’incontrarsi, il mettersi in relazione. È paradossale – lo spiega nella presentazione del suo volume – richiamare i temi dell’incontro, della socialità, della relazione in un tempo dominato dalla distanza.

Il libro è anche questo: un paradosso da cui far ripartire la speranza. Questo volume che, nei mesi scorsi, l’architetto ha dato alle stampe è un solenne inno alla speranza <proprio in un periodo – sottolinea Empio Malara – in cui c’è più bisogno d’aiutarsi l’un l’altro>. Nel racconto d’un quarto di secolo – degli anni che vanno dal 1962 al 1987 – c’è una rassegna di opere che hanno tracciato un solco profondo nella storia dell’architettura italiana e calabrese, ma c’è anche uno sguardo verso il futuro, di quei manufatti “senza tempo” che oggi più che mai diventano i cantori d’un anelato ritorno alla socialità degli anni pre-covid. Scorrendo le numerose tavole che corredano il volume è possibile leggere, seguendo in filigrana, nei sapienti tratti della matita di Empio Malara, proprio la speranza di tornare a stare insieme, incontrarsi civilmente, relazionarsi. Attività che hanno sempre preceduto, dominato, caratterizzato le opere d’un maestro che tra le altre cose, tra il 1963 e il ’64, ha redatto il primo Piano regolatore di Rende ¬ cittadina a nord del capoluogo bruzio – facendone un esempio, una lezione, di quelli che erano i suoi ideali. E proprio a Rende l’architetto tre anni dopo progetterà il Centro sociale. Una struttura che sarà realizzata – racconta Empio Malara – in un luogo <che conoscevo bene, perché mio padre, l’anarchico malatestiano Nino Malara, quando ero ragazzo mi portava con lui a trovare i compagni che abitavano e lavoravano in quella contrada>.

Nel Sessantaquattro, l’architetto progetta, nel capoluogo bruzio, il complesso “Poliorama”, un’opera che non solo si sposa col territorio ma che non tradisce il requisito sociale di cui ancora oggi porta la bandiera. Poi seguiranno le opere pubbliche, come l’Archivio di Stato di Cosenza (realizzato solo in parte), il Seminario in via Rossini a Rende, il viadotto della Variante della Statale 18 tirrenica tra San Nicola Arcella e Scalea, la direzione centrale dell’Anas in contrada Ligiuri, allo svincolo di Cosenza dell’A2 della Salerno Reggio Calabria. Una menzione a parte, tra le decine di altri progetti raccontati nel volume, la merita il quartiere Europa di Rende. Una città nella città in cui l’architetto anticipa tutti gli elementi che diverranno d’attualità nelle normative degli anni a venire come a esempio il mai realizzato abbattimento delle barriere architettoniche. Il quartiere infatti nato tra il 1976 e il 1981 (non solo dialoga in modo singolare col territorio attraverso una sapiente scelta di cromie ma) è caratterizzato da un forte contenuto sociale, residenziale, economico e popolare e al suo interno è dotato di servizi pubblici (tra cui scuola materna, elementare e media, un centro culturale, un teatro all’aperto e un centro commerciale), attrezzature collettive, parcheggi coperti e scoperti e, infine, <vuoti rigenerati a parco>. Un progetto, quello del Quartiere Europa, citato in tutte le riviste del settore e che è stato premiato, per l’originalità dell’impianto urbanistico e edilizio, con la menzione speciale del “Premio internazionale di architettura, dell’Istituto Abitazione di Bruxelles.
Racconta gli esordi della sua carriera Empio Malara offrendo al lettore uno spaccato sociale, umano, che nel corso del tempo è diventato una lezione, un esempio, non solo di stile ma anche di civiltà a cui bisognerà attingere in questi empi grami di grande confusione.

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