Martedì, 31 Gennaio 2023
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Diario della Maturità in Calabria: “Uno studio matto e disperatissimo”. Ma è solo la fine... dell'inizio

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Si potrebbe vergare un libro (e chissà che, prima o poi, non accadrà davvero...) sulle emozioni sprigionate dagli esami di Stato. Un effetto deflagrante nel cuore di ogni studente e studentessa che si trovino a fronteggiare l'ansia da (ultima) prestazione (scolastica). Il tris dell'anno 2021-2022, inoltre, non può essere paragonato a tutti gli altri. Perché dopo due mesi di horror vacui lasciato in eredità dall'emergenza sanitaria, tornare a  “come si faceva prima” non è affatto semplice. E non lo è stato. Dopo aver intrapreso il viaggio pre-Maturità, penetrando nella mente di allievi e allieve calabresi e raccattando qua e là quante più sensazioni possibili, Gazzetta del Sud online è tornata alla carica, con il prezioso contributo della redazione di Noi Magazine (nella persona di Giovanna Bergantin, che ha raccolto le testimonianze dei maturandi) collezionando una testimonianza dopo l'altra, ma stavolta nel post (magari riannodando dalla Notte prima degli esami). A bocce ferme, quando l'adrenalina ha smesso di sgorgare. Esattamente nel primo momento in cui si realizza che bisogna alzarsi da quel banco e abbandonare il pianeta scuola.

ITTS “Scalfaro” di Catanzaro

21 giugno 2022: notte prima degli esami. L’ho vista nei film e sentita nelle canzoni, me ne hanno parlato i miei genitori e i miei nonni, ma la notte prima degli esami non pensavo sarebbe arrivata anche per me… non è stata soltanto il “giorno precedente” all’esame ma ha rappresentato il momento di apertura agli esami di Stato che avrebbero di lì a poco rappresentato forse la prova più importante della mia vita. La notte tra il 21 e il 22 non ho dormito molto… l’ansia della prova di italiano si è fatta sentire. Non avevo paura di sapere cosa sarebbe uscito, perché gli autori trattati li conoscevo tutti e li avevo studiati abbastanza da poterne parlare nella prova, ma a Verga non pensavo particolarmente proprio perché se ne era già discusso fin troppo. Fortunatamente invece è stata proprio la sua la traccia che mi ha più ispirata leggendo quei fogli confusi della prima prova. Ho parlato della sua vita, della sua poetica ed in particolar modo della novella “Nedda”, che avevamo già studiato e approfondito con la docente di italiano. La seconda prova, che era sulla grafica, non mi spaventava, ma vedere la traccia mi ha solo illuminata su quello che sarebbe potuto essere un elaborato definitivamente perfetto: la tematica sull’ambiente mi ha sempre affascinata tanto da porla al centro della mia tesina di terza media, quindi il video è stato l’espressione migliore di quello che è il mio pensiero a riguardo.
Infine l’orale.
Per l’orale c’era l’ansia, c’era l’ansia di non andare bene e di non essere brillante. Ho passato le ultime settimane a leggere, imparare e ripetere più cose possibili: ad un certo punto ho pensato che la mia testa fosse al completo e ho avuto paura di dimenticare tutto davanti alla commissione.
Da quando sono iniziati gli orali in classe mia però, ho sempre assistito, e questa cosa non solo mi ha tranquillizzata, ma mi ha invogliata a fare quell’interrogazione nel migliore dei modi per dimostrare cosa potessi fare. È stato un modo di dimostrare alla docente di Italiano come fossi in grado di parlare un’altra lingua, dimostrare a quella di inglese che il mio lessico non era limitato a quei pochi termini tradotti che so usare in lingua straniera, dimostrare alle docenti di grafica come fossi in grado di ricordare date e informazioni storiche, nonché sottolineare la mia passione per lo sport con il compito di realtà. L’esame è stato gratificante, è stato l’espressione finale di cinque anni di studio “matto e disperatissimo” alla Leopardi e di tanto amore per la scuola e per i docenti che mi hanno insegnato ad essere un’adulta.
Dalla performance soddisfacente non poteva che uscire un bel risultato, ma il 100 mi ha stupita più di quanto avrebbe dovuto. Allo Scalfaro di Catanzaro i sacrifici vengono premiati, ed io ne sono la prova vivente.
Mi mancherà la scuola? A discapito di quanto si possa pensare, si, mi mancherà molto, ma sono felice di aver raggiunto questo traguardo e di poter guardare oltre.

Alessandra Amelio (5 H)

La mia esperienza con queste due prove scritte è stata piuttosto tranquilla, ma temevo la prima. Dopo aver letto le tracce  mi sono subito tranquillizzato, ho scelto la tipologia B1: un saggio di Liliana Segre che raccontava il suo stato d’animo durante il periodo delle leggi razziali. Mi ha subito colpito in quanto oltre a trattare un argomento molto delicato come quello dell’antisemitismo, secondo il mio punto di vista, era la traccia più completa. Per quanto riguarda la seconda giornata, l’ho svolta con una grande tranquillità in quanto sicuro delle mie conoscenze. La prova era di informatica e consisteva nel progettare e creare un database e successivamente interfacciarlo a un sito web tramite la registrazione e l’accesso a un’area registrata. Ricorderò questo traguardo come un’esperienza molto positiva.

Rosario Natalini (5 E) 

Liceo Scientifico “Costanzo” di Decollatura - Catanzaro

Giorni impegnativi per noi maturandi 2022. All’alba del 21 giugno noi studenti ci siamo ritrovati ancora una volta all’ingresso della nostra scuola che ci ha accolto per 5 lunghi anni. L’ansia era tanta, l’aspettativa di riuscire a raggiungere risultati eccellenti e di scrivere il tema migliore della nostra vita era altrettanta ma allo stesso tempo c’era la voglia di godersi a pieno questi momenti con la consapevolezza che nel bene e nel male sarebbero rimasti impressi nella nostra memoria per tutta la vita. La prima prova (la prova di italiano) vedeva protagoniste 7 bellissime ed interessanti tracce: c’era la letteratura con Pascoli e Verga (tipologia A), la traccia inerente Liliana Segre, l’altra sulla Musicofilia, la terza su una parte di un discorso di Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica 2021 (tipologia B) e infine le due tracce di tipologia C, ovvero le tracce di attualità: la prima inerente la pandemia da Covid-19 e le problematiche economiche, climatiche e ambientali derivanti da essa; e la seconda traccia sul tema del web, l’identità social e le varie sfaccettature correlate al mondo di internet. Tra le tracce di tipologia B la grande sorpresa è stata la traccia sulla musica, mentre per quanto tiguarda la letteratura tutti ci saremmo aspettati Pasolini o Calvino, piuttosto che Pascoli; Verga era intuibile in quanto questo anno ricorre il centenario della sua morte. Grande flop è stata la traccia di tipologia A su Pascoli, scelta soltanto dal 2.9% degli studenti.
Dopo la prima prova, ci siamo ritrovati il giorno seguente, il 22 giugno, a dover affrontare la seconda prova, quest’anno scritta e somministrata dalla commissione interna. Per noi del liceo scientifico la seconda prova è stata di matematica e credo sia stato lo scoglio maggiore di tutti gli studenti, soprattutto di quelli che trovano ostica tale disciplina, oppure hanno conoscenze lacunose. Infine abbiamo dovuto affrontare l’esame orale, quello che ci avrebbe dato il punteggio maggiore. Quest’anno si è deciso di formare una commissione, composta da 6 docenti interni e un presidente esterno. A mio avviso una commissione composta soltanto da docenti interni è un’arma a doppio taglio, perché spesso i docenti che conosciamo, i quali ci hanno accompagnato nel nostro percorso scolastico, hanno dei pregiudizi che non riescono a lasciarsi alle spalle. Ma una commissione interna ha anche i suoi lati positivi, poiché alcuni docenti ci hanno sostenuto e aiutato a tirar fuori il meglio di noi, permettendoci di esprimerci a pieno.
Siamo riusciti a “sopravvivere” a tutte le prove che hanno composto questo esame.
Io personalmente avrei optato per una modalità diversa d’esame, partendo dalla commissione: io avrei messo qualche docente esterno e lasciato qualche altro docente interno in maniera che ciascuno studente sarebbe riuscito ad esprimere a pieno se stesso con una valutazione imparziale, senza essere vittima, magari, di qualche situazione spiacevole di vendetta da parte di qualche docente…
La cosa che più mi ha fatto piacere di questa maturità è stata quella di esserci riscoperti uniti come classe, più di quanto già lo fossimo. Siamo stati in contatto tutti i giorni per scambiarci consigli in merito alla preparazione per le prove, consigli su cosa ripassare e soprattutto ci siamo uniti con tutte le nostre forze per arrivare all’esame da leoni, senza alcuna paura e senza alcuna insicurezza.
Ho avuto la grandissima fortuna di condividere questo mio percorso con una classe meravigliosa, percorso culminato con grande gioia ed entusiasmo per aver voltato pagina ma anche con molta tristezza dovuta al pensiero di non ritrovarci tutti insieme seduti su quei banchi a settembre, ma adesso è il momento di volare oltre la scuola superiore e la maturità 2022 della quale porteremo sempre con noi nel cuore i bei momenti che ci accompagneranno nel percorso di studio universitario che ciascuno di noi intraprenderà e nel cammino della nostra vita…

Ernesto Mastroianni (5 G)

Liceo Linguistico - Scienze Umane - Musicale - Coreutico “Campanella” di Lamezia Terme - Catanzaro

Eccoci qui a scrivere su un avvenimento che fino a qualche mese fa sembrava solo un miraggio lontano: la nostra Maturità. Non è facile descrivere cosa si provi in questa circostanza: abbiamo paura? Siamo felici? Siamo emozionati? Forse siamo tutto questo insieme. La notte prima degli esami senti lo stomaco in subbuglio mentre urli le parole di quella maledetta canzone e ogni tanto pensi di non riuscire ad arrivare a domani, di non essere all’altezza della prova da affrontare, e allora inizi a vivere freneticamente e fortemente questa avventura. Il giorno dell'esame è stato strano vedere tutte le classi quinte fuori dal cancello mentre tu ti senti spaesato. Ed ecco che all’apertura del cancello ti senti il cuore esplodere, non sei più il ragazzino che varcava la soglia il primo giorno di liceo, ma le sensazioni rimangono le stesse.
L’ultima corsa nel corridoio per prendere i posti. Un po’ ti senti estraneo a quella sistemazione di banchi, ti sembra tutto bizzarro, persino quel corridoio attraversato tutte le mattine sembra assumere una dimensione completamente diversa; ma è in quel momento d’ansia che percepisci una luce negli occhi dei tuoi compagni che sono parte della tua vita, e che non sei solo. Gli esami sono ansia, vita, gioia e angoscia allo stesso momento. Li chiamano esami di maturità ma tu all'esame arrivi già maturo, sei pronto a cominciare un nuovo percorso, ma non da zero.
Insomma, una scena vista in “notte prima degli esami”, ma questa volta gli attori siamo stati noi. La preoccupazione era tanta, ma non appena abbiamo aperto timorosi le prove tutto il peso è svanito. Ma all'ansia si è unito stranamente un velo di tristezza: l’ultima prova scritta di questo percorso scolastico che ci ha reso ancora più uniti. Ogni tanto dai nostri banchetti ci osservavamo e per quanto ci siamo in questi anni a volte scontrati abbiamo riscoperto in ognuno di noi qualcosa di incredibilmente bello, ognuno a proprio modo.
Un percorso molto bello quello che abbiamo vissuto, da rivivere, se fosse possibile, dall'inizio alla fine altre mille volte con lo stesso spirito; e comunque ricorderemo sempre nei nostri cuori gli occhiolini durante le prove, la penna che trema sul foglio e il volto timoroso dei nostri compagni.

Classe 5D SU

Polo tecnologico “Rambaldi” di Lamezia Terme - Catanzaro

Anche quest’anno giunge al termine per molti giovani il percorso iniziato ormai cinque anni fa, quando da appena ragazzine abbiamo dovuto scegliere parte del nostro futuro. Durante questo tragitto frastagliato, reso ancor più tormentoso dall’avvento di una pandemia globale che ha stravolto i nostri piani, un pensiero fisso ma marginale sulla nostra meta ci accompagnava per lunghi quadrimestri: affrontare l’esame di Maturità. Tanta apprensione e tante domande su come svolgere il nuovo esame di Stato ci affliggevano nei mesi passati, e crescevano man mano che i giorni di attesa diminuivano, fino a quando, ancor prima di rendercene conto, emozionati e nervosi, ci siamo tutti ritrovati il 22 giugno a svolgere la prima prova scritta, tra risate e nervosismo. Le risate tra amici ci hanno accompagnato anche nei giorni a seguire, ci accompagnano tutt’ora e forse ci accompagneranno negli anni a seguire, mentre il nervosismo andava via via scemando perché, come ci raccontava chi aveva svolto l’esame prima di noi, affrontare l’esame di Stato è in realtà più semplice di quello che sembra. Giunti dunque alla maturità possiamo felicemente affermare che questo è solo il primo di una lunga serie di esami (universitari, lavorativi, etici, morali, etc) che la vita riserva per noi, e che grazie ad esso potremo vivere questi traguardi futuri con meno preoccupazioni e più conoscenze.

Asia Malafarina (5 B)

Il 22 giugno del 2022 per noi studenti ha segnato l'inizio degli esami di Maturità. Con la stanchezza di un anno trascorso, da poco terminato, concatenata però alla forte voglia di coronare al meglio i nostri cinque anni, ci siamo diretti verso la prima prova, nonché, “l'inizio della fine” del nostro percorso. Le emozioni erano molteplici e ovviamente soggettive, vi erano ragazzi che, ansiosi, camminavano incessantemente per il cortile della scuola e altri che si dimostravano tranquilli, ma in realtà tenevano tutto dentro, desiderosi di terminare al più presto. Tutti però avevamo in comune la voglia di iniziare al più presto e fare del nostro meglio: scegliendo la traccia che sarebbe arrivata dal Ministero, svolgendo la seconda prova e dimostrando le competenze acquisite e gli argomenti che più ci avevano colpiti durante l'anno, con il colloquio finale. Personalmente avevo pensato a questo momento sin dal primo giorno in cui varcai il cancello verde della mia scuola superiore, non vedevo l'ora di arrivare a quel fatidico quinto anno, di sentire un'ondata di emozioni cantando (come da tradizione) la famosa canzone di Antonello Venditti, “Notte prima degli esami”, a squarciagola con i miei compagni di classe, e dicendo: “Quest'anno mi diplomo, quest'anno ho la maturità...”. Nonostante il Covid-19, abbiamo avuto la possibilità di svolgere gli esami quasi nella completa normalità: l'ansia alla vista dei banchi nei corridoi; la paura delle tracce che sarebbero state somministrate agli scritti; l'orale con il distanziamento, ma senza obbligo di mascherina, che ha permesso la trasparenza delle espressioni più sincere nel momento in cui si sentiva “vai è il tuo turno”. Confrontandomi con i miei compagni, è emerso il fatto che in realtà ancora non abbiamo realizzato che a settembre non ci incontreremo più la mattina davanti scuola, non andremo alle interrogazioni e che ormai non dovremo più chiamarci per gli appunti o “cosa devo studiare per domani?”. Forse, la verità è che in fondo, più che non averlo ancora realizzato, non vogliamo farlo... Ci sentiamo ancora piccoli da molti punti di vista nonostante i post su Instagram con la descrizione: “finalmente MATURI”. Ciò però non deve essere motivo di tristezza, abbiamo affrontato tanto insieme e la maturità non è altro che il punto di arrivo per una nuova partenza. Detto ciò concludo mandando i più sinceri auguri a tutti i maturandi 2022, a chi lo è stato e a chi lo sarà... e ringraziando i professori che durante il percorso scolastico si sono dimostrati come una seconda famiglia, insieme ai compagni, all'interno di quelle mura che sino ad oggi abbiamo chiamato classe, ma che un giorno ricorderemo come la seconda casa.

Cristina Grandinetti (5 B)

Polo Tecnico Scientifico Brutium - Cosenza

Nostalgia, questa è la parola che racchiude il mio esame.
Nostalgia è una parola che deriva dal greco: nostos (ritorno) e algos (dolore), il dolore del ritorno.
E’ uno stato d'animo consistente nel rimpiangere ciò che è trascorso o che è ancora lontano.
Prima dell’esame avevo tanta nostalgia, non vedevo l’ora che quei giorni passassero per togliermi un peso e assaggiare quella libertà di cui tutti parlavano, ma ora non la penso esattamente così…
Inizialmente ero convinta fosse inutile, privo di senso logico, ma solo ora capisco che l’esame di maturità è una tappa importante per noi ragazzi, sì, una tappa investita spesso di ansie e paure, non tanto per l’esame in sé, ma per tutto quello che rappresenta a livello simbolico, un momento di passaggio cruciale che si carica emotivamente di tanti significati: crescere, essere catapultati nel “mondo dei grandi”, scegliere finalmente la nostra strada, sentirci però ancora immaturi davanti a queste decisioni. Una tappa che ha portato con se tante emozioni, una possibilità per farci sentire, per raccontarci, per soffermarci su questo tempo, e se solo avessi la possibilità di tornare indietro e rivivere quel momento non cambierei nulla, anzi forse apprezzerei di più ogni singolo attimo.
La Nostalgia può essere una sensazione paradossalmente triste e contemporaneamente felice, triste perché si vorrebbe rivivere un momento trascorso o si vorrebbe ancora essere in un luogo nel quale si è vissuti, e felice perché quel momento era un momento gioioso o un luogo nel quale si sono passati i momenti più felici della propria vita. Il ricordare quel momento e quel luogo significa rivivere emozioni ma allo stesso tempo causa un senso di tristezza per la loro fine. Io ricorderò ogni singolo momento, e scusami caro Nietzsche, so che dicevi che a volte bisogna dimenticare perché se ci si ferma su quello che sono gli avvenimenti che hanno condizionato la nostra vita, non possiamo vivere il presente, ma io non voglio proprio dimenticare: l’ansia la notte prima degli esami, le lamentele con i miei compagni, gli sguardi di terrore non appena viste le tracce, le parole tranquillizzanti dei professori, i momenti di attesa per l’orale, l’ultimo colloquio con i professori, i loro dolci visi, i visi di chi ti ha visto crescere per cinque anni, e il loro ultimo saluto, come ci si può dimenticare tutto questo caro Nietzsche?

Tiziana Cofone (5 A)

Caro diario,
ieri è stato il giorno del mio esame di Stato tanto atteso. Non ti nego che da un lato non vedevo l’ora arrivasse, eppure dall’altro volevo non arrivasse mai; mi ha sempre fatto paura, non solo l’idea dell’esame in sé, ma anche il distacco dalla scuola, luogo di affetti ed amicizie, ed infine il successivo proiettarsi nel vero mondo: l’università, il lavoro…
Nonostante tutto, sono felice di terminare questo cammino quinquennale stupendo fatto nella nostra scuola. Scuola che è riuscita fin da subito a prendersi cura di tutte le fragilità dei suoi alunni e prepararci alla vera vita, come un “trampolino di lancio".
I giorni in cui si sono svolte le prove d’ esame sono stati ricchi di emozioni forti e contrastanti, forse perché nessuno si sente veramente pronto ad affrontarlo… poi, in fin dei conti , cos’è la maturità?
Credo non esista una risposta giusta e secca a questa domanda, ognuno la interpreta a modo suo, dipende tutto dalla crescita personale del singolo.
Le frasi che mi sono state ripetute più volte in questo periodo erano: “tranquilla è solo un esame”, “non ti preoccupare è il primo di una lunga serie”, certamente sarà vero, ma l’esame di maturità ha per tutti un valore importante che non va sminuito, ,e lascia un segno indelebile nella mente e nel cuore.
Sono una persona molto sensibile e scendere le scale della mia scuola ,con la consapevolezza che fosse l’ultima da studente, mi ha emozionata tantissimo: l’elogio del presidente della commissione, l’applauso dei miei amati professori, l’emozione del momento, le lacrime…
Ora mi aspetta il futuro: l’università.

Gabriella Fiore (5 L)

Liceo Classico “Moro” di Praia a Mare - Cosenza

I sintomi cognitivi tipici della maturità sono: senso di vuoto mentale, sensazione di crescente pericolo, induzione di immagini, pensieri e ricordi negativi. I sintomi fisici più ricorrenti: tensione invasiva generalizzata, aumento della frequenza cardiaca, palpitazione, sudorazione, formicolii alle estremità e intorno alla bocca.
Dopo due anni in cui l’esame di Maturità è stato ridotto a un maxi colloquio orale, quest’anno siamo ritornati finalmente in presenza e alla “normalità”. La normalità degli studenti eremiti, alienati ed erranti lungo i sentieri disciplinari.
La maturità è una tela preziosa, un arazzo tessuto da ogni studente a partire dal primo giorno di scuola del suo primo anno.
Quando si giunge alla fine di questa tessitura sono tanti i ricordi che affollano la mente. Il pensiero ripercorre il nastro del proprio vissuto scolastico e si sente già una morsa allo stomaco: si chiama forse nostalgia. Nostalgia per tutto ciò che ci è stato accanto: i compagni di classe, mitici nella loro diversità; i professori, preziose guide spirituali e didattiche; i fidati e complici collaboratori scolastici; i banchi e le sedie, sostenitori di ogni nostro respiro, dei timori e delle gioie; l’ insostituibile lavagna di ardesia su cui hanno scalpitato candidi gessetti; i libri, preziose macchine del tempo a bordo delle quali abbiamo intrapreso fantastici viaggi verso mete sempre nuove e incontrato personaggi strepitosi; le versatili finestre: romantiche quando ci regalavano la visione dei percorsi disegnati dalle gocce di pioggia nelle grigie giornate d’inverno; materne quando ci riscaldavano con i primi raggi di sole primaverili; pettegole quando ci informavano delle entrate e uscite scolastiche; la ricreazione, utile pausa multitasking; i bagni, importanti confessionali; il profumo buono della mia scuola; e poi “l’angolo incognito” di ogni studente dove, a volte, si assopiva la concentrazione durante le lezioni. Nostalgia è anche la triste tazza di latte non bevuta per la fretta; la carta scottex che avvolgeva la colazione; la fermata dell’autobus; le chiacchierate di sport con il conducente; gli ombrelli dimenticati e mai più ritrovati; la pasta con il sugo fresco di mia nonna al rientro a casa; la fioca luce e il silenzio che ha accompagnato le ore di studio notturno.
Penso di aver investito bene il mio tempo liceale. Spesso si sente parlare del greco e del latino come lingue morte. Chi lo fa probabilmente vive inconsapevolmente su “radici abusive”. Le opere classiche, nel mare burrascoso del nostro tempo, forniscono preziosi messaggi e insegnamenti validi offrendoci la possibilità di trovare una rotta per la nostra vita.
La maturità non si improvvisa ma si costruisce nel corso del quinquennio con spirito di abnegazione verso lo studio. Essere maturi significa essere in grado di ricodificare in modo critico il mondo esterno, non vivere con passività, non lasciarsi dominare dalla globalizzazione, non uniformarsi alla massificazione dei social, evitare la superficialità e la prepotenza dei “sapienti improvvisati”, temere il successo e il guadagno facile.
La maturità quest’anno ha interessato 539.678 studenti. Molti proseguiranno il percorso di studio all’Università, altri si inseriranno nel mondo del lavoro, qualcuno si prenderà una pausa di riflessione. A prescindere dal percorso intrapreso, tutti ricorderemo “la notte prima degli esami”. Con i compagni maturandi del mio liceo ci siamo riuniti per un saluto solidale davanti al nostro edificio scolastico. Che strana sensazione vedere il nostro cancello, solitamente brulicante di studenti, solitario e taciturno! Sembrava che la notte sapesse del nostro esame e condividesse i nostri sentimenti. Ognuno di noi ha acceso e lasciato volare una lanterna volante. Con gli occhi lucidi e lo sguardo pieno di speranza ha accompagnato quelle fiammelle. Tanti gli abbracci, tanta l’emozione, tanta, già, la nostalgia per un tempo, quello liceale, che rimarrà impresso nella nostra memoria come una meravigliosa opera d’arte.
L’ansia della maturità, a prescindere dalla preparazione, è del tutto “fisiologica” ma lo studio costante sicuramente è la soluzione per affrontare l’esame senza eccessi emotivi: “prevenire è meglio che curare”!
Per quanto riguarda i miei progetti futuri saranno svelati dal tempo sperando che dia ascolto a tutti i sogni espressi da noi maturanti nella magica e irripetibile notte.

Alessandro Benanti (5 A)

Liceo Classico di San Demetrio Corone - Cosenza

Non basterebbero interi manoscritti di centinaia di pagine per descrivere le emozioni provate in questi ultimi cinque anni da studentessa del Liceo Classico di San Demetrio Corone. Non si può certo celare la nostalgia che, già qualche istante dopo il colloquio dell’esame di Stato, ho cominciato a provare e che resterà con me per sempre. In quelle aule, che hanno visto formarsi tante generazioni di studenti prima di me, ho vissuto i momenti più belli e intensi della mia vita finora, colmi di risate, ansie da verifica, complicità e spensieratezza. Quando tutto questo ha avuto inizio, diverse volte ho desiderato di raggiungere il traguardo finale per godermi la soddisfazione derivante da quanto nel tempo avevo fatto, ma ora che la meta è raggiunta vorrei solo poter tornare indietro e rivivere ogni singolo istante. Forse questa è una consuetudine “leopardiana” ormai solida nei commenti degli studenti diplomati, però estremamente veritiera e difficile da allontanare. È stato bellissimo tornare a svolgere gli esami in un modo quasi “normale”, cui non eravamo più abituati a causa del Covid: il contatto visivo coi miei compagni di classe, la condivisione delle medesime sensazioni, la paura di trovarci davanti al primo vero esame della nostra vita, sono tutte cose che non si possono quasi descrivere a parole. La mia fortuna più grande è stata quella di aver trovato nel mio percorso dei professori eccezionali, cui devo tutto ciò che so e che sono oggi. Senza di loro, probabilmente non avrei imparato ad amare la cultura e a dedicare le mie giornate a leggere e studiare per crescere interiormente. Nei loro occhi, durante gli esami, ho rivisto lo stesso affetto che prova un genitore verso i propri figli, la volontà di proteggerci dal senso di angoscia che ci attanagliava e, allo stesso tempo, di guidarci responsabilmente verso il futuro che ci attende. Perché in fondo è vero, la scuola è la famiglia che ti crei fuori dalle mura domestiche e che, nonostante gli anni, troverai sempre lì in un angolo della memoria a regalarti un sorriso. Posso solo dire grazie a tutti per il viaggio compiuto assieme, a me stessa per la passione con cui ho solcato il mare e per la ferma volontà di farcela, a quelli che hanno sempre creduto in me. Verranno altri volti e altre ore sui libri, ma il Liceo sarà in ogni caso la realtà che mai scorderò di far rivivere in me.

Martina Azzinnari (5 A)

Liceo Scientifico “Giuseppe Berto” di Vibo Valentia

A quasi un mese dall’ultimo giorno di scuola e dal nostro ultimo ricordo del suono della campanella le sensazioni e le emozioni che stiamo provando noi maturandi sono molteplici. Nonostante sia stata nostra abitudine lamentarci delle verifiche e delle interrogazioni, sono sicura che la quotidianità che ci assicurava la scuola ci mancherà. Ogni giorno per cinque anni abbiamo condiviso con gli stessi compagni i dubbi, le paure ma anche le gioie che si possono provare solo tra i banchi di scuola. La nostra generazione sfortunatamente ha vissuto la scuola anche a distanza, dimenticando la bellezza di vivere insieme gli ambienti scolastici; tutto sembrava apatico e privo di senso ma quando abbiamo avuto la possibilità di ritornare tra i banchi non abbiamo esitato: con lo zaino in spalla e una mascherina per proteggerci, ecco ritornati a scuola! La maturità in presenza con le prove scritte inizialmente ha spaventato un po’ tutti: ci sentivamo spaesati, ci sembrava di vivere un vero e proprio esperimento sociale in cui noi eravamo le cavie. Noi studenti non ci sentivamo pronti a ritornare alla normalità ma con la forza di volontà che ci contraddistingue e con l’aiuto meticoloso dei nostri insegnanti abbiamo accettato anche questa sfida, riuscendo ad arrivare tutti insieme alle pagine finali di questo capitolo della nostra vita.
Prima di iniziare la prova scritta d’Italiano, se ci si guardava attorno, si poteva notare qualche ragazza che ripeteva con il quaderno tutti gli autori studiati durante l’anno, altri ragazzi che attendevano di essere chiamati per potersi sedere agli ultimi banchi, altri invece che si accorgevano troppo tardi di non aver portato il dizionario di Italiano bensì quello di Inglese… la cosa che ci accomunava però era l’ansia di essere i primi studenti a fare le prove scritte dopo due anni di stop! I minuti non sembravano passare mai ma quando sono arrivati i plichi con quelle che sarebbero state le sette tracce della maturità 2022, della “nostra” maturità, non vedevamo l’ora di metterci al lavoro ed iniziare a scrivere l’ultimo tema di Italiano della nostra vita. Le tracce proposte davano tutte moltissimi spunti e tante riflessioni da poter sviluppare nelle successive sei ore: chi ha preferito cimentarsi nell’analisi del brano di Verga o della poesia di Pascoli, chi ha optato per il testo argomentativo, chi invece ha deciso di scrivere un bel testo espositivo di attualità.
La seconda prova invece era la più temuta delle due ma con le calcolatrici alla mano e lo studio dei mesi precedenti anche il problema e i quesiti sono stati risolti senza troppe paure. L’ultimo tassello che ci vedrà ancora una volta protagonisti sarà l’orale. In questi giorni molti sono coloro che hanno già raggiunto il traguardo mentre altri sono ancora con la testa sui libri a studiare gli ultimi argomenti per poter arrivare pronti. Quando ci alzeremo dalla sedia, terminato l’orale, non saremo più studenti e studentesse della Scuola Superiore ma saremo a tutti gli effetti cittadini del mondo, ognuno percorrerà le proprie strade e rincorrerà le proprie passioni. Negli anni a venire ci incontreremo con i compagni e con i nostri professori e, al ricordo della scuola, non potremo fare altro che sorridere e dire: “Quelli sono stati gli anni più belli della nostra vita”.

Marta Ardino (5 C)

 

 

 

 

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