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La strage delle donne in Calabria, quasi 100 femminicidi in dieci anni

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L’amore malato. In Calabria il numero  delle vittime di crimini relazionali è impressionante. Negli ultimi 10 anni sono quasi cento. Gli omicidi relazionali - classificati giudiziariamente come femminicidi -  sono delitti compiuti con imprevedibile crudeltà maturati nell’ambito di rapporti parentali o di coppia entrati irrimediabilmente in crisi. Sullo sfondo l’incapacità di controllare la sfera emozionale, le parossistiche ansie determinate dal senso di inadeguatezza e, spesso, la devastante e ossessiva gelosia. Rancori, malumori e incomprensioni si rivelano di frequente generatori della violenza che diventa improvvisamente dispensatrice di morte. Conflitti d’interesse e morbose ossessioni trasformano uomini apparentemente normali in un brutali assassini. Le condotte degli offender in contesti criminologici del genere appaiono sempre perfettamente sovrapponibili. Gli assassini, infatti, tentano in gran parte dei casi di togliersi la vita. E, quando non ci riescono, si consegnano alle forze dell’ordine. Le armi usate? Coltelli da cucina o pistole detenute legalmente, magari d’ordinanza se si fa parte - come più volte è accaduto - a forze dell’ordine.

Una lunga scia di sangue.

Sonia Lattari 43 anni, assassinata a Fagnano Castello e Giuseppina De Luca, 46, uccisa ad Agnosine, nel Bresciano, sono morte lo stesso giorno ma in luoghi diversi. La prima era fagnanese, l’altra originaria di Morano Calabro sebbene vivesse in Lombardia.  I loro compagni Giuseppe Servidio e Paolo Vecchia, sono stati arrestati ed hanno confessato.
Prima di loro, analoga tragica sorte è toccata ad altre donne calabresi. Loredana Scalone, 51 anni, è stata assassinata nel novembre del 2020 a Stalettì, da Sergio Giana, l’uomo con cui aveva una relazione. Romina Iannicelli, 43 anni, è stata trucidata dal marito, Giovanni De Cicco, nell’aprile 2019 a Cassano. Al momento del decesso era incinta.
Antonella Lettieri, invece, è caduta sotto la furia omicida di Salvatore Fuscaldo, a Cirò Marina, nel 2017. Nello stesso anno, a Montalto Uffugo,  è stata brutalmente assassinata dal marito, Giovanni Petrasso, la casalinga Maria Grazia Russo, aveva 49 anni.
Fiorella Maugeri, 40 anni, è stata uccisa a colpi di pistola, in unì’abitazione di Rende, nel maggio del 2015, dal marito Franco De Vita.
Il 26 marzo del 2013, a Saracena, un cinquantunenne, Pasqualino Giannieri, ammazza la ex suocera, Maria Carmela D’Aquila, 70 anni. L’omicida è convinto che la pensionata sia la causa vera della rottura con la ex compagna. Il successivo 24 maggio Fabiana Luzzi, 16 anni, viene prima ferita a coltellate e, poi, bruciata viva a Corigliano dall’ex fidanzato pure lui minorenne.
 Nel novembre del 2014 Maria Vommaro, 56 anni, viene ammazzata con una randellata in testa sferratale dal convivente, un piccolo imprenditore datosi poi alla macchia. L’uomo, Francesco Garritano, prima di fuggire, aveva tentato di disfarsi del cadavere.
La giornalista uccisa.
 Nel dicembre del 2002, sulla Statale 107, la giornalista televisiva Maria Rosaria Sessa venne accoltellata a morte dall’ex fidanzato, Corrado Bafaro. La vittima aveva da poco troncato il rapporto sentimentale con l’omicida e non voleva saperne di riallacciarlo. La scelta di rottura le costò la vita. Bafaro s’impiccò poche ore dopo, in una villetta disabitata. Nel novembre del 2010, in un appartamento di Montalto, un disoccupato di origine padovana, Nicola Sorgato, strozza la convivente, Tiziana Falbo di 37 anni, al termine di un litigio scoppiato per motivi banali. L’uomo fugge poi in auto dalla Calabria e viene arrestato dalla polizia a Bologna. Passa meno di un anno e, nel settembre del 2011, a Luzzi, un autista di bus, Emilio Tolmino, assassina la ex compagna, Adriana Festa, con due colpi di pistola. La ragione? La donna l’ha lasciato.

L’infermiera ammazzata a pochi passi dall’ospedale

Nel luglio del ’99, Franco Vigna, rivenditore di auto, uccise a pochi passi dall’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, la moglie, Anna Morrone, che faceva l’infermiera. La coppia era in crisi e s’avviava alla separazione. Vigna utilizzò una pistola calibro 7,65 e, dopo il delitto, si rifugiò in Sila. Dove s’uccise. Il corpo venne ritrovato in una fossa che lo stesso omicida-suicida si era scavato. Prima di togliersi la vita, Vigna mandò i propri documenti d’identità e alcuni effetti personali alla redazione cosentina di Gazzetta del Sud.
 A tutti questi delitti non può che aggiungersi lo stupro e l’uccisione di Roberta Lanzino, la studentessa di Rende, trovata cadavere nell’area di Falconara Albanese, il 26 luglio del 1988. Un crimine ancora impunito

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