Domenica, 25 Luglio 2021
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Tanti tesori archeologici della Calabria rivenduti sui mercati esteri

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Il patrimonio... trafugato. Centinaia di reperti archeologici trovati in Calabria sono finiti in musei pubblici e, soprattutto, privati di tutto il mondo. Come? Grazie alla incessante attività dei “tombaroli” che hanno saccheggiato i siti delle antiche Medma, Hipponion, Locri, Kaulon, Reghion, Kroton, Taureanum, Mella, Thurii, Sybaris, Krimisa, Laos, Nepetia, Blanda Jiulia, Strongoli e Castiglione di Paludi, rivendendo poi i pezzi sottratti furtivamente ai mercanti internazionali in gran parte operanti in Italia e Svizzera. Da qualche tempo, inoltre, pare che i reperti dall’Europa prendano il volo verso l’Asia perché ad Honk Hong vengono sistematicamente ceduti a prezzi esorbitanti e senza fare troppe domande, ai magnati cinesi, giapponesi e russi. Negli ultimi decenni i pregiati reperti “scavati” in terra calabra hanno finito, insomma, col riempire le teche di strutture museali, piccole e grandi, diventate complici dello squallido ma lucroso mercimonio. Non solo: per effetto di strane triangolazioni, apparentemente legali, importanti reperti sono arrivati persino in celebri musei europei che li espongono nelle loro sale. Recuperarli sarebbe, dunque, fondamentale.

Un patrimonio prezioso

È il caso, per esempio, della celebre ascia-martello del VI secolo a.C. fusa in bronzo, con dedica in alfabeto acheo alla dea Hera, rinvenuta nel lontano 1846 nelle campagne di San Sosti, in provincia di Cosenza, ed esposta addirittura al British Museum di Londra. Oppure della coppia di altari di terracotta per uso domestico, fabbricata a Medma (l’odierna Rosarno) e incredibilmente in possesso del Getty Museum di Malibù (Usa); o, ancora, d’uno splendido specchio in bronzo, risalente al VI secolo a.C. che nell’aprile del 2018 un’agenzia ha tentato di vendere all’asta a Londra per 100.000 sterline.
Il problema è stato posto con vigore al Parlamento e al ministro per i Beni culturali con una serie di interrogazioni parlamentari firmate dall’archeologa e senatrice Margherita Corrado.
Lo Stato, anche grazie al lavoro dei carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale, guidato dal generale Roberto Riccardi, è riuscito tuttavia a individuare alcuni dei “tesori” scomparsi. Già, perché nel 2007, sempre nelle sale del Paul Getty Museum di Malibù, i militari hanno rintracciato e fatto restituire al nostro Paese, una meravigliosa scultura bronzea “l’Askos” dissepolta dai “ladri” a Strongoli e venduta sul mercato elvetico, nel 1982, agli americani per settecento milioni di lire. A Firenze, invece, è stato recuperato uno specchio in bronzo scomparso più di ottant’anni fa. Venne trovato durante degli scavi compiuti a Locri nel 1915 e poi esposto al museo di Siracusa da cui sparì nel 1920. A Berlino, infine, è stata individuata la statua di Persefone, scoperta sotto terra a Gerace nel 1912 e poi approdata in Germania attraverso un viaggio in nave cominciato nel porto di Salerno e concluso in quello di Marsiglia. In Francia, la statua d’incommensurabile bellezza venne venduta ai tedeschi. I carabinieri hanno ricostruito tutto il tortuoso percorso grazie a preziosi documenti recuperati in mezza Europa. Ora l’Italia ne reclama il rientro sul suolo patrio. Tornerà finalmente a casa per essere esposta nei musei di Locri o di Reggio?

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