Giovedì, 05 Agosto 2021
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Coronavirus, gli scienziati calabresi all'unisono: "Basta scetticismi, sì al vaccino"

La continua diffusione in tutta Italia della Sars-CoV-2 rimane un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale. L'infezione da Covid-19 ha colpito decine di milioni di persone in una pandemia mondiale che ha messo in ginocchio l’intero pianeta. Abbiamo chiesto a cinque scienziati calabresi di dire la loro sul vaccino:

La riflessione del Prof. Ciro Indolfi

Il professore Ciro Indolfi, direttore del Centro di ricerche e malattie cardiovascolari all’Università Magna Graecia a Catanzaro, parla del vaccino e si rivolge soprattutto ai più scettici.

"In uno studio multinazionale, pubblicato sulla più importante rivista di medicina al mondo, il New England Journal of Medicine, è stata valutata l’efficacia e la sicurezza di un vaccino a Rna modificato con nucleosidi (il vaccino attualmente in uso in Italia). Sono stati studiati 43.548 partecipanti di questi 21.720 hanno ricevuto il vaccino e 21.728 un placebo. Il vaccino è risultato efficace al 95% nella prevenzione del Covid-19. Il profilo di sicurezza del vaccino è stato caratterizzato da dolore a breve termine, da lieve a moderato, al sito di iniezione, affaticamento e cefalea. L'incidenza di eventi avversi gravi è stata simile nei gruppi trattati con vaccino e con placebo. Quindi il vaccino non è la cura del Covid, ma è estremamente importante per evitare la malattia".

"Bisogna ricordare - ha aggiunto Indolfi - che il Covid 19 ha infettato in Italia più di due milioni di persone e ne ha causato la morte di più di 70.000. L’infezione da Sars-CoV-2 non è una semplice influenza. Nel 20% dei pazienti affetti da Covid vi è una compromissione importante cardiaca, perché il Covid 19 è essenzialmente una malattia che colpisce l’endotelio. Il nostro Paese è quello che in Europa registra la letalità da Covid più elevata ed è nella classifica mondiale al terzo/quarto posto. Noi abbiamo dimostrato in uno studio pubblicato sull’European Heart Journal che la mortalità per infarto anche nei pazienti non affetti da Covid si è triplicata. Siamo tornati ad una cardiologia, bloccata dal virus, di venti anni fa".

La riflessione del Prof. Raffaele Bruno

«Il più grande effetto collaterale del vaccino?  Un persistente senso di benessere dato dalla speranza che sia l'inizio della fine»: Raffaele Bruno, scienziato cosentino  di fama e direttore del Centro Malattie infettive di Pavia ha curato e guarito il cosiddetto “paziente 1”, cioè il primo italiano contagiato dal Covid.

Appena arrivato in Italia il vaccino della Pfizer, il professore Bruno è stato tra i primi a farselo iniettare. «È sicuro, efficace ed approvato dalle agenzie regolatrici» spiega «sono già state vaccinate milioni di persone nel mondo e, cojmplessivamente, sono state registrate forse sei o sette reazioni collaterali di un certo significato: dunque una quota minima».

Per l’illustre studioso la vaccinazione «è il solo modo che abbiamo per uscire dalla pandemia e, in questa situazione è un obbligo deontologico per gli operatori sanitari vaccinanarsi. Non deve diventare» aggiunge «un obbligo imposto dalla legge, non avrebbe senso.  Noi dobbiamo essere da esempio nei confronti del resto della popolazione al fine di indurla a una complessiva e diffusissima opera di vaccinazione».

La riflessione del Prof. Arnaldo Caruso

E pure un altro scienziato originario di Cosenza, il professore Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di Virologia Medica, docente nell’ateneo di Brescia, s’è sottoposto al vaccino. E anche lui non è stato soggetto ad alcuna reazione  a testimonianza della sicurezza del preparato messo in circolazione in tutto il pianeta. Caruso  ha sempre detto pubblicamente quanto importante sia vaccinarsi contro il Covid. Lo studioso, che è tra l’altro lo scopritore della “variante” italiana del coronavirus, ha affermato in più occasioni che entro l’estate la situazione muterà in positivo anche perchè tutte le categorie a rischio saranno già protette. Il professore Caruso si è mostrato favorevole alle restrizioni imposte  dal Governo nel periodo natalizio proprio perché utili a frenare il contagio di fronte a forme di irresponsabilità collettive e individuali. «Il vaccino sarà efficace»  assicura «anche sulla variante italiana del Covid».

La riflessione del Prof. Franco Romeo

«Proprio in questi giorni, come Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi, abbiamo scritto al commissario Arcuri e alle autorità sanitarie competenti, richiamando, in un documento condiviso, l’importanza di fare presto nel vaccinare i soggetti più fragili, quelli che per definizione superano gli ottant’anni e il vasto gruppo di pazienti cardiovascolari, oncologi ed ematologici ad alto rischio, i trapiantati, i soggetti con scompenso cardiaco in classe Nyha avanzata e quelli con sindrome coronarica con possibilità di ricaduta».

Così il prof. reggino Franco Romeo, ordinario di cardiologia all’University “Unicamillus” di Roma, presidente del Collegio dei professori ordinari di cardiologia e della Fondazione Italiana Cuore-Sic, apre un’ulteriore pagina nel mondo della vaccinazione Covid. «Vaccinarci non è un obbligo, ma è un dovere morale. È qualcosa  - ha aggiunto Romeo - da cui non ci si può esimere, per tutelare la salute propria e quella collettiva. Solo così, in mancanza di una terapia che non è mai esistita, si raggiunge l’immunità di gregge, o comunque si rende decisamente più difficile il percorso di diffusione del virus».

La riflessione del Prof. Pasquale Spinelli

Ha vissuto il Covid tra due cuori il prof. Pasquale Spinelli,  primario emerito dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. Con lo sguardo attonito sui tanti amici che il Covid, ora dopo ora, portava via nel capoluogo lombardo che l’ha eletto ad eccellenza della sanità europea, ed il pensiero mai scisso  dalla “sua” Catona, di cui è un figlio prediletto, e dove d’estate torna per vivere la magia del mare  e del teatro. Adesso, dice: «Finora abbiamo subito il virus. Oggi, abbiamo la possibilità di fargli lo sgambetto e di dirgli, finalmente, fatti da parte. È una svolta epocale quella che la scienza ci sta offrendo, proprio come storica è questa pandemia che ha cambiato il corso degli eventi e noi stessi».

«Il senso di impotenza dell’uomo - ha concluso Spinelli - di fronte a qualcosa più grande di lui, dovrebbe fare scattare in tutti la voglia di vaccinarsi e di uscir individualmente e collettivamente, da questa grande tragedia. C’è un altro elemento che i più scettici non possono trascurare: il tempo. I dieci mesi di pandemia e di ricadute dopo un’estate in cui, per molti, sembrava tutto finito, ci danno la misura esatta di come non esista  terapia per sconfiggere il Covid. L’unica è il vaccino per ridurre la diffusione del contagio e limitare i danni della terza ondata che, ormai, da più parti della scienza, sembra essere scontata».

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