Venerdì, 18 Settembre 2020
stampa
Dimensione testo

Cronaca

Home Foto Cronaca Ricadi, volontari di Legambiente liberano due allocchi e un barbagianni

Ricadi, volontari di Legambiente liberano due allocchi e un barbagianni

Sono ritornati nel loro habitat naturale, grazie ai volontari del Circolo  Legambiente di Ricadi, arricchendo così la fauna lungo le sponde della fiumara Ruffa, il corso d'acqua noto per la presenza nell'area dell'antica felce  Woodwardia Radicans. Hanno, dunque riacquistato la libertà alcuni rapaci provenienti dal Centro recupero Animali Selvatici “Stretto di Messina” con il quale il Circolo di Legambiente ha un accordo di collaborazione gratuita.

La liberazione, avvenuta in due distinti appuntamenti, ha riguardato dei volatili notturni, in particolare due allocchi e un barbagianni, che hanno spiccato il volo al tramonto, e due poiane, una delle quali salvata pochi giorni prima a Mileto grazie all’intervento di una signora del luogo e di un socio Legambiente che se ne è preso cura prima che altri volontari del circolo di Ricadi lo trasportassero al centro di recupero.

Le liberazioni sono avvenute in un area di particolare pregio ambientale e hanno registrato la partecipazione di numerosi volontari, di cittadini, di autorità e dei Carabinieri Forestali della Stazione di Spilinga.  Presenti, tra gli altri, all’iniziativa la presidente e la direttrice regionale di Legambiente Calabria, Anna Parretta e Caterina Cristofaro e il responsabile nazionale del settore Fauna e benessere animale Antonino Morabito.

Le immissioni sono state precedute da alcuni brevi interventi da parte dei dirigenti locali, regionali e nazionali di Legambiente, Franco Saragò, Emanuele Miano, Anna Parretta e Antonino Morabito, i quali si sono soffermati sull’importanza degli ecosistemi, del rispetto dell’ambiente e,  nello specifico, dell’importanza naturalistica della Fiumara Ruffa, che, per la presenza di rare specie vegetali e animali, rientra tra i Siti d’Interesse Comunitario di maggior rilievo a livello europeo.

Tra queste la Woodwardia Radicans, una felce bulbifera, molto rara, le cui foglie possono raggiungere la lunghezza di tre metri. Questa felce è considerata una dei più antichi relitti preglaciali del terziario. La stazione della Valle Ruffa è la più imponente scoperta in Europa.

L’iniziativa è stata anche l’occasione per presentare alla stampa le attività che il Circolo sta realizzando in quell’area. La reintroduzione in natura di animali selvatici rientra, infatti, in un’attività più complessa ed organica che prevede la pulizia di parte dell’alveo del corso d’acqua  attraverso la rimozione manuale di rifiuti e la realizzazione di un documentario che verrà anche utilizzato per divulgare le peculiarità e l’importanza del sito. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Calabria e dall’ Unione Europea nell’ambito del Programma Operativo Regionale 2014-2020 “Conservare, ripristinare e tutelare gli habitat e le specie della Rete Natura 2000.

Il contributo economico riconosciuto al circolo per la realizzazione del progetto, anche se di modesta entità,  hanno sottolineato i volontari, sta consentendo la realizzazione di  importanti attività che altrimenti non sarebbe stato possibile realizzare. Gli stessi hanno voluto evidenziare che il circolo, con il fattivo contributo, del tutto volontario e gratuito, di molti soci e cittadini che hanno messo a disposizione il proprio tempo e le attrezzature necessarie, sta realizzando varie altre attività di fondamentale importanza per la tutela e valorizzazione del sito.

La reintroduzione in natura dei selvatici ha suscitato vivo entusiasmo ed emozione tra i partecipanti in quanto, oltre al concreto valore naturalistico e conservazionistico, rappresenta anche una forte valenza educativa. A ridare la libertà ad una delle poiane sono state, infatti, le persone che l’hanno salvata da morte certa a dimostrazione che la partecipazione attiva dei cittadini è fondamentale per la conservazione della natura. Una bella pagina di ambientalismo che aggiunge un ulteriore importante tassello nel percorso della tutela ambientale.

© Riproduzione riservata

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook