Lunedì, 16 Dicembre 2019
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L'estate... rovente della Calabria

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Un’estate infuocata. E, purtroppo, non è soltanto una metafora. Nel micidiale mix di temperature elevate ben oltre la (pur alta) media stagionale standard, siccità persistente ed emergenza roghi, proprio quest’ultimo “ingrediente” conquista in maniera prepotente in Calabria la palma di elemento forte. Quello che sin qui era stata solamente una – pur largamente diffusa – opinione adesso è diventata una realtà conclamata.

Uno studio recentemente condotto dal Protezione civile della Calabria guidata da Carlo Tansi, e coordinato sul campo da Paolo Cappadona, responsabile dell’Unità operativa area indirizzo e coordinamento, ha fornito una “fotografia” di quella che è stata quest’anno la situazione nel periodo compreso tra il 15 giugno, data cioè di avvio ufficiale della campagna antincendio boschivo, e il 10 agosto scorso. Un’istantanea nella quale domina, purtroppo, un fiammante color rosso specie in relazione ai dati dell’analogo periodo dello scorso anno.

Da metà giugno praticamente ad oggi gli incendi sono stati 5.155, vale a dire quasi il doppio rispetto ai 2.818 dello stesso periodo del 2016. 

La provincia che soffre in misura maggiore –  in termini di valori assoluti – quella di Cosenza. Quest’anno, infatti, nel periodo preso in esame, gli interventi per incendio sono stati 1.675 mentre un anno fa erano stati 778.

Cifre in aumento anche in tutte quattro le altre province calabresi. A Catanzaro sono stati 1088 (un anno fa 625); a Reggio 969 (erano 519); incremento pure  a Vibo Valentia dove sono 850 (a fronte dei 407 registrati nel 2016); a Crotone 573 (un anno fa 489).

Questi numeri, già assai indicativi, potrebbero però assumere una valenza differente non appena sarà possibile associare al semplice numero (come avvenuto sin qui) degli interventi gestiti dalla sala operativa della Protezione civile regionale - e che hanno richiesto l’impiego di forze di contrasto sia a terra che con mezzi aerei – l’esatta estensione degli incendi stessi. Il timore è che il quadro che ne verrà fuori presenterà tinte ancora più fosche di quanto avvenuto sin qui. 

Se poi si incrociano questi primi dati relativi all’andamento degli incendi (in questo caso non più soltanto in Calabria) in questa stagione estiva con quelli che sono disponibili on line su piattaforme dedicate (a cominciare da quello dell’Effis - “European Forest Fire Information System” -  il sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi che fornisce servizi alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo si può anche gettare lo sguardo oltre la quotidianità. Infatti, la piattaforma Effis consente anche di analizzare la tendenza evolutiva stagionale con riferimento al numero di incendi ed alla estensione areale degli stessi confrontati con la media riferita al periodo di osservazione che va dal 2008 al 2016. La rilevazione dei dati è basata esclusivamente su osservazioni satellitari e vengono presi in considerazione esclusivamente incendi di dimensioni areali uguali o superiori a 30 ettari. Restano pertanto esclusi dalla statistica gli incendi di dimensioni inferiori a trenta ettari che si stima rappresentino circa il 20% del totale. Anche in questo caso l’indicazione che emerge è inquietante e inconfutabile: la tendenza evolutiva per l'Italia, basata sui dati rilevati fino ad oggi, evidenzia un incremento delle aree percorse dal fuoco due e anche tre volte superiore rispetto alla media di riferimento (anni 2008-2016).

“Preso atto del fatto che, come più volte ribadito, la quasi totalità degli incendi che registriamo sono innescati dall'uomo (da definire rimane solo il rapporto in percentuale tra quelli provocati involontariamente, in modo “colposo”, e quelli invece scientemente appiccati, con un molto probabile prevalere dei secondi) – ha commentato Paolo Cappadona che ha coordinato la ricerca -, si deve comunque sottolineare ad oggi il ciclico ripetersi di condizioni meteo-climatiche particolarmente severe, con lo stazionamento sul Mediterraneo di anticicloni africani caratterizzati da temperature estremamente elevate, assenza di precipitazioni e condizioni generali di ventilazione ed umidità tali da determinare una elevata suscettibilità all'innesco ed alla propagazione degli incendi boschivi”. 

© Riproduzione riservata

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