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PALLAVOLO

L’annus horribilis della Callipo: le ragioni del tracollo. Ma ora si può (e si deve) ripartire…

di
Calabria, Sport
Da destra, il ds De Nicolo, il presidente Callipo e coach Nico Agricola nel giugno del 2018

L’annus horribilis della Tonno Callipo. La sconfitta di ieri con Piacenza arrivata al PalaMaiata, nell’ultimo atto della stagione, ha decretato la retrocessione della compagine del presidente Pippo Callipo in Serie A2. Dopo quella arrivata nel 2007, la storica e blasonata società di pallavolo calabrese ammaina la bandiera per la seconda volta dopo 15 anni e torna nella seconda serie nazionale dopo esserci stata, per scelta dopo aver scambiato il titolo con Milano nel 2014, per due stagioni dal 2014 al 2016.

Nessuno, tra addetti ai lavori, tifosi, appassionati, si poteva attendere un epilogo del genere, soprattutto dopo i “fasti” della scorsa stagione culminata con il quinto posto (miglior piazzamento in regular season della storia della Callipo) e con una semifinale scudetto sfiorata per un punto nel quarto di finale con Monza.

Una retrocessione figlia di scelte sbagliate a monte e in corso d’opera

L’aver accarezzato il sogno della semifinale scudetto, l’aver disputato una stagione sopra le righe (quella passata 2020-21) ha innescato nella società giallorossa la voglia di proseguire ad investire risorse importanti sul mercato. Sono arrivati giocatori di livello internazionale e da subito si è amplificato troppo, pensando che l’arrivo di stelle (o presunte tali) della pallavolo mondiale potesse equivalere a mantenere quegli standard. Il mercato ha snaturato la squadra, sono partiti tutti tranne il palleggiatore ed il libero e l’allenatore Baldovin si è ritrovato, di nuovo per il secondo anno di fila, a lavorare con una squadra tutta nuova. L’amalgama non è mai avvenuto e il coach bellunese non ha mai avuto, a differenza della stagione precedente, in mano la squadra. Le grandi aspettative dell’estate sono state deluse già ad inizio campionato: la squadra non gira, sembra la brutta copia della precedente e quando la squadra perde rovinosamente in casa con Milano (siamo appena alla 4° di campionato, mercoledì 3 novembre) il presidente Pippo Callipo sbotta e attacca pesantemente sui social (non sul suo profilo, ma con un commento al post della partita sulla pagina Facebook ufficiale della squadra!): “Una partita da vergognarsi. In allenamento molto fumo. In partita poco arrosto. Vibo luogo di villeggiatura”.

Parole molto forti (sulle quali chi legge si (ri)farà una sua idea) che fugano ogni dubbio rispetto agli innumerevoli accadimenti che sono avvenuti nel corso della stagione e che ne hanno condizionato il rendimento complessivo della squadra. In estrema sintesi: dapprima l’infortunio a Nishida sabato 20 novembre, poi il 9 dicembre la clamorosa fuga in Brasile di Douglas Souza, poi inizia il Covid che colpisce a turno praticamente tutta la rosa condizionando pesantemente il calendario dei giallorossi tra il 20 dicembre e tutto il mese di gennaio. Tutte problematiche evidenti che possono rappresentare un alibi, seppur un alibi molto debole. Debole perché gli infortuni ed i fattori esogeni si sono presentati in tutte le squadre, comprese a quelle in lotta per la salvezza. Esempio paradigmatico: chiedere a Cisterna. I pontini fronteggiano l’infortunio (grave) del loro opposto Szwarc e anch’essi fronteggiano il Covid. Giocano con il secondo opposto, tale Petar Dirlic. Quest’ultimo inizia a giocare alla grande e a mettere a segno punti su punti in ogni partita, compresa quella che gioca magistralmente da ex a Vibo. Sì perché Dirlic lo scorso anno era a Vibo come secondo opposto, ma probabilmente chi ha orchestrato le operazioni di mercato non si è accorto delle sue potenzialità e lo ha lasciato partire. Con l’aggravante, però, che spendendo tante risorse per la prima squadra ha “sguarnito” la panchina piena zeppa di elementi di A2 (dei quali alcuni faticherebbero a giocare anche nella seconda serie). A Vibo dal mercato, per cercare di mettere riparo ad una stagione già partita male, sono arrivati due giocatori ormai fuori dai radar, Fromm e Nelli. Solo il primo ha dato qualche sprazzo in questo finale di stagione, il secondo non pervenuto.

La “rigenerazione” fallita

Nella primavera del 2018 Pippo Callipo, al termine di una stagione “incolore”, decide di fare la rivoluzione: via il ds Prestinenzi, via anche il supervisore generale Ferraro. Dentro il giovane e rampante De Nicolo come ds, mentre nel ruolo dirigenziale più importante viene (ri)chiamato Nico Agricola (c’era lui la stagione della retrocessione 2006-07) con l’abruzzese a ricoprire l’inedito triplo ruolo di responsabile tecnico della prima squadra, responsabile del settore giovanile e supervisore generale di tutto ciò che ruota intorno all’universo giallorosso. E’ una stagione di “transizione” con la squadra affidata al giovane coach vibonese Valentini (storica figura cresciuta a pane e pallavolo nella Callipo): una scelta lungimirante, una scelta vincente quella di affidare la panchina ad un giovane di 28 anni pronto a fare il grande salto. Valentini vive con la pressione di essere esonerato ad ogni giornata, il 27 dicembre 2018 a Castellana Grotte salva la pelle al termine di una partita incandescente. Domenica 3 febbraio 2019 la Callipo perde in casa con Latina e coach Valentini viene esonerato dopo un post partita a dir poco furibondo. La Callipo, il cui obiettivo è la salvezza, è quart’ultima con 19 punti con 5 punti in più rispetto a Siena penultima, ma la scelta è presa. Fuori Valentini, dentro Daniele Bagnoli, vero e proprio vincente della pallavolo con Treviso. Il tecnico mantovano non fa miracoli, anzi. Inanella sei sconfitte consecutive e Vibo si salva solo grazie ad una Siena incapace di approfittarne. Terminata la stagione, inizia il processo di “rigenerazione”. La Callipo sogna in grande, intraprende un nuovo percorso, guarda a Reggio Calabria come piazza per poter giocare in un palasport da almeno 3mila posti per soddisfare il parametro della capienza imposto dalla SuperLega e riparte prendendo giocatori importanti sul mercato, a partire dal palleggiatore Baranowicz. In panchina arriva il fedelissimo del ds De Nicolo (l’argentino Cichello che aveva fallito a Siena retrocedendo l’anno prima con una rosa di campioni). La “rigenerazione” prosegue con un costante percorso di cambiamento di figure professionali sia a livello di prima squadra, che di settore giovanile (letteralmente smembrato in questi anni con nessun giocatore lanciato in prima squadra). La squadra però non gira: giocare a Reggio logora il percorso di “rigenerazione”, la squadra naviga sempre nei bassifondi della classifica ed è destinata a giocarsi la salvezza (sì ancora una volta, questa sconosciuta negli anni d’oro dei play-off scudetto e delle final eight e four di Coppa Italia) con Latina. Ma a febbraio arriva la pandemia e tutto si blocca, il campionato non si gioca più e tutto viene congelato. Veniamo, in conclusione, allo scorso anno. In panchina arriva un allenatore bravo e carismatico come Baldovin che da subito, dopo i primi risultati balbettanti, impone la sua filosofia e la squadra si rende autrice di un percorso vincente con grandi risultati. Il Covid si abbatte sulle altre squadre, la Callipo vince, tra le altre, anche a Trento (in campo senza palleggiatori), Civitanova e Modena, compiendo imprese straordinarie raggiungendo il quinto posto. Poi però, dopo il quarto di finale perso con Monza, il buio. Un play-off per il quinto posto affrontato malissimo ed una stagione finita solo con il ricordo di aver sfiorato il sogno.

Ora si può (e si deve) ripartire

Fatto questo excursus (senza entrare troppo nel “disastro” compiuto a livello di settore giovanile), ora però è tempo di guardare al futuro. La società ha mezzi economici, manageriali, organizzativi per uscirne alla grande. La domanda però sorge spontanea e obbligata. Lo farà con chi, poco o tanto, è stato responsabile di questo risultato negativo?  Un dato appare inconfutabile: la “rigenerazione” è fallita,  bene l’inserimento del giovane Filippo Maria Callipo (secondo genito del presidente), ma quest’ultimo dovrà essere affiancato da figure dirigenziali in grado di fornire davvero il salto di qualità sotto tutti i profili: tecnico, organizzativo, ma anche culturale (la società ha bisogno di qualcuno che sappia rapportarsi a tutti i livelli con le istituzioni politiche, sportive, federali, con la città, con i tifosi, che sappia prendere le redini in mano anche in un semplice evento pubblico). Insomma, profili in grado di affiancare il giovane dirigente, in grado di realmente far crescere il “brand” Tonno Callipo Volley in un proficuo lavoro di squadra già ben avviato, per esempio, a livello di comunicazione grazie al proficuo e costante lavoro svolto in questi anni dall’addetto stampa Rosita Mercatante e dai vari collaboratori che l’hanno affiancata.

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