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L'INIZIATIVA

8 Marzo, Giornata internazionale della donna: ecco "Il rosa della Tonno Callipo Volley"

Lungimirante il Presidente Pippo Callipo che nel tempo ha valorizzato il ruolo della donna in azienda come nello sport

Festa della donna 8 marzo celebrata anche dalla Tonno Callipo Volley con una iniziativa speciale, un vero e proprio racconto in rosa per descrivere le realtà al femminile dell'universo giallorosso.

"Nella Giornata internazionale della donna - si legge in un lungo e articolato comunicato stampa - abbiamo cercato di raggiungere le corde dell’anima e del cuore, provando a non essere banali e scontati. Con un racconto "vero", perché la retorica non ha senso in un mondo dove si continua a dedicare iniziative sul tema dell’emancipazione femminile e poi i femminicidi sono in aumento, la discriminazione “rosa” è all’ordine del giorno e l’ambiente professionale non sempre rendere merito al valore della professionista, e la donna è ridotta a prodotto- corpo da mercificare.

Motivo per cui abbiamo pensato ad un format che potesse raccontare il ruolo della figura Donna nel nostro contesto. Mostrare quanto la Tonno Callipo Volley, nei suoi trent’anni di storia, abbia operato quotidianamente e silenziosamente per abbattere le barriere e le discriminazioni. Lo abbiamo fatto raccogliendo le testimonianze di tre donne che rappresentano tre differenti settori: lo Staff tecnico, la Società e la tifoseria organizzata. Ognuna con la sua esperienza, ognuna con la sua personalità al servizio della nostra realtà sportiva giallorossa per dimostrare che la figura femminile può essere un valore aggiunto anche in un contesto generalmente pensato e strutturato al maschile. Esempi di donne che, respingendo qualsiasi tipo di pregiudizio, hanno conquistato uno “spazio” professionale fino ad essere un plus al management aziendale. Tangibile il contributo che ciascuna delle tre protagoniste ha dato, e continua a dare, al Club, luogo in cui il rispetto per la donna ha da sempre trovato attuazione per volontà, in primis, del Presidente Pippo Callipo, l’imprenditore precursore dei tempi più moderni che ha consegnato spesso le chiavi della responsabilità a professioniste e lavoratrici brillanti. Colpito, inoltre, dalla loro empatia, dalla loro voglia di rivalsa, dal loro instancabile impegno.

Questo è il nostro modo di celebrare l’8 marzo, con una riflessione sulle esperienze delle donne in giallorosso.
Donne che hanno dimostrato di essere forzasoluzioneluce".

1.     Gessica Tavella, l'allenatrice: "Zero pregiudizi sul ruolo della donna, siamo un gruppo unico e speciale"

La prima ospite del format "Il rosa della Tonno Callipo Volley" è la giovane allenatrice Gessica Tavella. 

Da sempre affacciata al mondo dello sport e con l’attitudine all’insegnamento. Gessica Tavella, 23 anni, una laurea in Scienze Motorie, è uno degli allenatori di punta del settore giovanile giallorosso diretto da coach Nico Agricola. Calabrese, Gessica è una ragazza solare che guarda al suo futuro con grande speranza. “Mi sono avvicinata alla Tonno Callipo per svolgere un tirocinio universitario. Per me si trattava della mia prima volta con una disciplina sportiva stimolante come la pallavolo. Fin da subito ho cercato di dare il massimo perché ho trovato una Società seria e con grandi professionisti. Al termine del tirocinio mi è stata proposta una collaborazione e non ho esitato a cogliere l’occasione. Il corso di allievo allenatore a cui ho partecipato negli ultimi mesi mi ha permesso di completare la mia formazione professionale e migliorare le mie competenze”. L’allenatrice lavora in armonia all’interno della Tonno Callipo, nonostante una forte presenza maschile: “All'inizio ero timorosa ma allo stesso tempo stimolata dal poter lavorare in un contesto maschile dove la presenza di manager preparati mi avrebbero permesso di crescere professionalmente. Non nascondo che ero alla mia prima esperienza in un contesto legato alla pallavolo maschile ma la Società già ben strutturata ha permesso che il mio inserimento in organico potesse avvenire gradualmente. Non ho avvertito mai pregiudizi nei miei confronti. Anzi il mio Responsabile e i miei colleghi si sono sempre prodigati nel motivarmi e fornirmi informazioni utili alla mia crescita professionale.  Si è creato un rapporto di stima e rispetto reciproco con i colleghi e spesso abbiamo confronti sulle idee e condivisione delle attività da svolgere”. Gessica poi si sofferma sull’affermazione della donna nel mondo dello sport: “Non è semplice. Per questo motivo serve ancora di più dimostrare di essere competenti, preparate, professionali. Bisogna andare avanti per la propria strada e non fermarsi ai pregiudizi degli altri perché possono nuocere al morale, alla propria autostima e condizionare anche il rendimento sul posto di lavoro. Da donna posso dire che sia nel contesto universitario sia lavorativo ho sempre avuto la sensazione di dover faticare il doppio rispetto ad un uomo per potermi affermare. Sono stata una studentessa lavoratrice e ho fatto molti sacrifici. Eppure ho raggiunto il mio obiettivo e sono orgogliosa di me stessa”. Infine ci ha raccontato di come viva il rapporto con i suoi allievi in palestra: “Il mio responsabile è un uomo, ha sempre creduto in me e mi ha spronata ad andare avanti e a continuare a formarmi senza pormi dei limiti. Mi ha coinvolto in tanti progetti. Attualmente alleno il gruppo del minivolley (dai 6 ai 12 anni) e l’under 13 maschile e femminile. Con i ragazzi si è creato un bellissimo rapporto. Con quelli più piccoli mi sento come una sorella maggiore, con quelli più grandi si alza notevolmente il livello di difficoltà nella gestione del gruppo ma penso sia normale considerando anche l’età dei ragazzi e la fase di trasformazione adolescenziale. Ammetto che mi danno tante soddisfazioni e sono tutti molto educati”. Sul discorso legato alla discriminazione delle donne, l’allenatrice precisa: “Lo sport può aiutare a valorizzare la figura femminile e a non fare discriminazioni. Anche una donna può allenare un gruppo di atleti di sesso maschile e può ottenere buonissimi risultati. Siamo in grado di dare accoglienza, di avere un approccio più familiare, più sensibile, di maggiore comprensione”.

2.     Cinzia Ieracitano, testa e cuore per la Callipo: "Io donna manager, una vita spesa tra azienda e pallavolo"

Il Rosa della Tonno Callipo Volley ha di certo il sorriso e l’impronta di Cinzia Ieracitano, la signora Callipo. 

Cinzia Ieracitano non è solo la first lady della Giacinto Callipo Conserve Alimentari ma anche la memoria storica del progetto pallavolo sul territorio. È il trait d’union tra Società, gruppo squadra e tifoseria portando esperienza, carisma e quel tocco di femminilità in chiave manageriale. Il Rosa della Tonno Callipo Volley ha di certo il sorriso e l’impronta di Cinzia Ieracitano, la signora Callipo. “Erano i primi anni novanta - ha spiegato - e lavorando in azienda ho avuto modo di conoscere i giocatori della squadra. Avevo assistito ad una partita casalinga ed andando al palazzetto mi sono resa conto quanto fosse importante il ruolo della tifoseria. In quel periodo ho avuto la possibilità, durante un pranzo, di parlare con il capitano Alexandre Della Nina. Fu una chiacchierata che mi permise di guardare la Società con altri occhi e compresi che il sostegno dei tifosi fuori casa era fondamentale. Quelle sue parole mi colpirono tanto da voler trasmettere i contenuti di quella conversazione ad alcuni nostri collaboratori. Da qui l’idea di organizzare un pullman per la successiva trasferta di Bronte, in Sicilia. Nel giro di pochi giorni siamo riusciti a coinvolgere molti dipendenti della Callipo Conserve. Era aprile e attorno alla squadra si era creato un bel clima familiare. Nel palazzetto dello sport di Bronte abbiamo conquistato una bella vittoria. Tutti ci rendemmo conto di quanto fosse entusiasmante e determinante seguire la nostra squadra. Da quel momento organizzammo una serie di trasferte e, come spesso accade, in azienda si creò un gruppo di sostenitori appassionati che insieme alle famiglie partivano al seguito della squadra in ogni dove. Questo è stato decisivo per la scalata sportiva. I giocatori si sentivano supportati, coccolati, sentivano il nostro affetto”. Legame e passione. Cinzia è una donna modello, impegnata su più fronti sia in Società sia nelle aziende del Gruppo Callipo, con l’attitudine alla cura dei particolari. “Non solo la promozione del tifo. Negli anni a seguire lavorando nell’Ufficio marketing – continua – abbiamo cercato di dare un volto, un’immagine alla squadra e al valore che aveva per il nostro territorio. Orgogliosi di quello che stavamo costruendo anche perché in Calabria non c’erano molte altre realtà sportive importanti. Nei primi dieci anni di vita della Società tutti noi in azienda avevamo a cuore le sorti della squadra e ognuno dava il proprio contributo sia a livello personale sia professionale. Mi occupavo dell’abbigliamento, incluse le divise ufficiali di gioco, con l’accortezza per i dettagli e di mostrare a chiare lettere il logo della Tonno Callipo. Una buona immagine avrebbe permesso ai nostri ragazzi di rappresentare la Calabria e anche di far sviluppare un buon senso di appartenenza”.

Alla domanda se il contesto quasi completamente al maschile l’abbia mai spaventata, Cinzia risponde in maniera decisa: “No, non mi è mai accaduto. Forse perché ero già abituata in ambito lavorativo a rapportarmi di più con gli uomini. Nel nostro contesto aziendale è stato sempre riconosciuto ampio spazio alle donne lavoratrici e professioniste. Ho sempre riscontrato una grande forma di rispetto nei nostri confronti sia da parte dei giocatori che dei dirigenti”. E ci racconta un aneddoto curioso: “In panchina sedeva Ljubomir Travica, la squadra perdeva da qualche partita. Ho chiesto il permesso al Presidente e all’allenatore di poter parlare ai giocatori e motivarli. In quell’occasione ho parlato loro, insieme ad una mia collaboratrice, cercando di trovare le parole migliori per arrivare al loro cuore e alla loro anima. Dovevano cambiare atteggiamento per svoltare la stagione. Tutto il discorso era puntato sull’attaccamento alla maglia, sul marchio Callipo. Abbiamo cercato di far capire loro quanto fosse importante scendere in campo con rabbia, con la giusta cattiveria agonistica. Dopo di quella chiacchierata abbiamo vinto”. Donna di polso, dai modi gentili ed affabili, Cinzia ci racconta di non aver mai provato la sensazione di sentirsi discriminata dal mondo maschile. “Anzi ho sempre notato una grande accortezza nei miei confronti. Anche quando per lavoro mi capitava di andare in giro per curare le attività dell’Area Commerciale della Conserve. Anche prima che io diventassi la compagna di Pippo. È possibile che il mio carattere mi abbia aiutato molto nell'affermazione professionale. Il livello dell'autostima che una donna ha di sé è fondamentale per farsi rispettare dagli altri. Ho avuto la fortuna di avere un padre che ha riposto in me sempre grande fiducia, mi ha concesso massima libertà nel rispetto delle regole. Non mi sono mai sentita inferiore agli altri, soprattutto agli uomini”. Uno sguardo agli anni dell’infanzia e dell’adolescenza trascorsi nella sua Pizzo Calabro per spiegare quali elementi hanno forgiato la sua personalità: “Alla base di tutto c’è il modo, il contesto sociale in cui sono cresciuta, l’ambiente, il quartiere, gli amici, la comunità di cui ho fatto parte. Sono nata a Pizzo in un quartiere attivo, propositivo, dove c’era un circolo culturale ricreativo e sportivo e noi ragazzi eravamo in prima linea. Quindi oltre all’educazione familiare ha influito l’esperienza maturata da giovanissima che mi ha portato a diventare una donna forte e decisa”. Sulla funzione educativa dello sport verso il rispetto della donna, Cinzia ha spiegato: “Tutte le discipline sportive hanno una grande potenzialità. La prima agenzia educativa è sicuramente la famiglia dove si assimilano comportamenti ed esempi. Lo sport detta delle regole precise che sono anche il rispetto degli altri, anche dell’avversario, del diverso”. Sul ruolo della donna, intesa come figura materna e figura femminile di riferimento nella crescita di un figlio e nel delineare la propria identità la manager non ha dubbi: “Noi mamme abbiamo la qualità di vedere tutto con occhi più dolci, con un affetto diverso rispetto a quello di un padre. Siamo più accondiscendenti, anche più propense a giustificare i figli. Non è un ruolo facile. Ho avuto la fortuna di avere una mamma che si è occupata tanto di mio figlio. Ed era una nonna severa e determinante nell’educazione del nipote che reputo sia cresciuto con valori sani tra cui anche quelli che gli permettono di sapersi rapportare alla donna con il giusto riguardo e considerazione”.
Quella dell’azienda Callipo è una realtà lavorativa che non può fare a meno delle ‘quote rosa’: “Sono qui da quarant’anni e sono stata la prima impiegata. Nel tempo il Presidente ha sempre affidato ruoli chiave a delle donne dimostrando di credere e voler puntare su di loro. Donne preparate e capaci. Siamo stati tra i primi ad avere questa apertura. Non bisogna dimenticare che il 50% delle maestranze sono donne. Storicamente il reparto produttivo ha avuto bisogno della cura maniacale che appartiene alle figure femminili”. Poi conclude con pensiero sempre di grande attualità: “Le donne hanno un’ambizione diversa rispetto agli uomini. Il fatto di essere state sempre considerate inferiori ci ha dato la spinta di voler dimostrare il nostro valore. Di affermarci e di far capire che abbiamo talento, carisma e grandi potenzialità”.

3.     Michela Messina Gabrielli, la super-tifosa: "Mai discriminata, dagli uomini solo rispetto

Parole e musica, verrebbe da titolare questo nuovo capitolo dedicato a "Il Rosa della Tonno Callipo Volley". La protagonista è Michela Messina Gabrielli, di professione insegnante e nel tempo libero super-tifosa, gioca la sua partita sugli spalti, cantando a squarcia gola fino all’ultima palla che cade a terra, nel bene e nel male. “La passione per questa Società è nata per caso. Ho scoperto che Vibo Valentia aveva una squadra maschile fortissima e ho proposto a mio marito di andare insieme ad assistere alle partite. Da allora non ne ho perso più una. Erano i primi anni 2000. Portavo con me i bambini che al suono del tamburo si addormentavano”. Il classico patto d’amore, finché morte non ci separi… “Ho conosciuto il gruppo della tifoseria organizzata, mi è piaciuto il modo in cui sostenevano la squadra e mi sono avvicinata a loro. Non mi bastava solo vedere le partite da semplice spettatrice ma avevo il desiderio di scendere in campo con i ragazzi, giocare in qualche modo al loro fianco. Avevo capito che la mia seconda pelle era a tinte giallorosse. Così dal 2005, il primo anno in A1, ad oggi sono stata presente a tutte le partite da tifosa protagonista”. Michela trasmette emozioni, ci racconta della Tonno Callipo Calabria come se fosse un qualcosa che le appartiene. “Viviamo in un contesto del Sud dove la donna continua ad essere vista come mamma e moglie. In realtà una donna ha molte più responsabilità e impegni in famiglia, nel lavoro, nella società. Nel contesto del tifo organizzato non mi sono mai sentita discriminata. In passato ho anche fatto parte del direttivo. Oggi la presenza femminile nel Volley Club “G. Callipo” è maggiore rispetto al passato e il rapporto con gli uomini è basato sul rispetto reciproco”. Poi si sofferma a spiegare il suo ruolo all'interno del gruppo: “Mi sono sempre occupata prevalentemente di curare i rapporti con le altre tifoserie. Questo sport è in grado di far instaurare ottime relazioni umane. È un ruolo che mi sono ritagliata con la determinazione e costruendo la mia credibilità nel corso del tempo. Sono riuscita a intavolare un bellissimo dialogo con tante tifoserie e con componenti di tutte le età. Inoltre credo di aver dato un pizzico di creatività, di brio alle coreografie, sempre insieme ad altre donne. C’è da apprezzare che siamo molto pragmatiche, che siamo infaticabili e agiamo subito. Le donne sono anche in grado di smorzare le reazioni più drastiche degli uomini, facciamo da mediatrici. La diplomazia è delle donne”. Infine ci racconta la sua esperienza di sport e famiglia: “Lo sport è molto utile ad educare al rispetto delle donne. Aiuta i ragazzi a sviluppare la propria identità. Prima ci sono la famiglia che dà l’esempio concreto e poi la scuola. Nel mio caso avvicinarmi all'ambiente giallorosso mi è servito per migliorare la mia autostima. Sono sempre stata molto timida e riservata quindi essere in prima linea con queste attività mi ha stimolata ad alzare l’asticella della qualità del mio apporto”. Poi la chiusura con un pensiero al mondo delle donne nel contesto sportivo: “Auspico di vedere sempre più donne ai vertici delle Società e dei gruppi della tifoseria organizzata. Sarei felicissima se a ricoprire il ruolo di Presidente della Fossa Giallorossa un giorno ci fosse una figura femminile. Oggi 8 marzo è la giornata internazionale della donna. Ogni anno viene celebrata per ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche ottenute dalle donne e per respingere le discriminazioni e le violenze che ci vedono spalle al muro. Molte sono le domande a cui troviamo pochissime risposte. Mi auguro che sia la giornata della riflessione e non solo della velata ipocrisia del politicamente corretto”.

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