Venerdì, 24 Gennaio 2020
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VIOLENZA SULLE DONNE

La nuova vita di Giorgia in Calabria, dalla fuga alla casa protetta

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In Calabria ci è arrivata per amore ed è ancora qui che cerca il suo riscatto lontano da un uomo talmente violento da mettere a rischio anche la vita dei suoi stessi figli. Ha girato in lungo e in largo la Calabria, Giorgia, (nome di fantasia per tutelarne la privacy) che per amore di un giostraio ha fatto la valigia partendo dalla sua regione di nascita per trasferirsi nella casa della madre di un compagno violento in un paesino sperduto della provincia di Reggio Calabria. Un ambiente domestico asfissiante che ha finito per sfibrare lei ma ancor di più lui, il quale a pochi anni dal trasloco e ad un anno dalla nascita del figlio primogenito ha iniziato a manifestare le prime turbe violente, espresse a suon di schiaffi e minacce.

«Una volta - racconta Giorgia - ha persino chiamato mia madre dicendole che le avrebbe fatto riavere il mio corpo a pezzi in un sacco nero. Negli ultimi tempi non era più lui, i litigi con la madre erano sempre più frequenti che scaricava su di me e sui nostri figli. Scattava per ogni minima cosa, si irritava per un nonnulla prendendo a pugni i mobili o schiaffeggiando me».

La prima denuncia verso il compagno, Giorgia, la sporge dopo aver assistito inerme alle violenze sul figlio primogenito: una distorsione al braccio e un trauma difficile da cancellare. «Mio figlio stava chattando allo smartphone e lui si infastidiva nel vederlo, così l'ha scaraventato sul divano di casa provocandogli una distorsione al braccio». La seconda denuncia con contestuale richiesta di allontanamento arriva dopo poco tempo, il figlio secondogenito a causa di un incidente aveva riportato un lieve trauma cranico ed era stato ricoverato in ospedale.

«Ricordo - racconta ancora Giorgia - che avevamo dovuto attendere a lungo per ottenere il ricovero di mio figlio ma il mio compagno continuava telefonicamente a minacciarmi dicendomi che mi avrebbe picchiato non appena rientrata. Temevo il giorno in cui lo avrei fatto e ho quindi espresso la mia preoccupazione ad un'assistente sociale presente in ospedale, la quale allarmandosi ha chiamato i carabinieri che mi hanno accompagnato a casa. Lì c'era la mia ex suocera che badava agli altri miei due figli, ho messo tutte le mie cose in valigia e assieme ai miei figli sono stata portata in una casa protetta».

È passato un anno da quando Giorgia è ospite in una delle strutture gestite da Fondazione Città Solidale. «Qui mi trovo benissimo - spiega - anche il mio figlio primogenito sta iniziando a riacquistare fiducia, appena arrivati era talmente traumatizzato da non parlare. Adesso frequenta l'asilo e conduce una vita normale. Consiglio a tutte le donne che si trovino in difficoltà di non avere paura e di denunciare. Il mio ex compagno aveva vissuto in una famiglia in cui la violenza era vissuta come normale, il padre picchiava la madre ed è questo genere di violenza comunemente accettata che dobbiamo contribuire a spezzare».

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