Calabria

Venerdì 29 Agosto 2025

Il Reddito di dignità in Calabria con quali risorse? L'Fse ammonta a 650 milioni: una somma utile a coprire soltanto due anni

Un cartello informativo di Poste Italiane con il suggerimento di presentarsi secondo l'ordine alfabetico agli sportelli per richiedere il reddito di cittadinanza, Roma 5 marzo 2019. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Forze politiche divise in Calabria sulla proposta (lanciata dall’aspirante governatore Pasquale Tridico) di istituire un Reddito di dignità. Lo scontro è ideologico ma investe anche il profilo economico della misura da attuare. Tutto ruota attorno alla reale consistenza delle risorse per coprire l’erogazione del sussidio anti-povertà.

I costi del RdC in Calabria

Nel primo semestre di attuazione del Reddito di cittadinanza, nel 2019 cioè in fase di avvio della misura, la Calabria contava 62.584 nuclei familiari beneficiari (di cui oltre il 90% riferiti al solo RdC e il resto alla Pensione di cittadinanza), pari a circa l’8% delle famiglie residenti. L’importo medio mensile percepito era di 493 euro, superiore alla media nazionale, con una spesa complessiva che può essere stimata in circa 370 milioni di euro annui. Nel 2022 con l’intervento ormai a regime, quando la platea dei beneficiari ha raggiunto i 99.000 nuclei, con un importo medio salito intorno ai 600 euro, il peso economico della misura era già “proibitivo” per il bilancio regionale. La spesa annuale stimata, in questo scenario, potrebbe essere quantificata in circa 713 milioni di euro, quasi il doppio rispetto al 2019. Se invece si applicassero gli stessi criteri del Reddito di cittadinanza ad oggi arriveremmo a circa 100.000 nuclei familiari (forse anche di più), di cui 56.000 percepiscono l’Assegno di inclusione assicurato dallo Stato. Ipotizzando di mantenere i 635 euro medi a nucleo erogato dall’Assegno d’inclusione si raggiungerebbe una spesa extra di circa 335 milioni annui: soldi da trovare nei bilanci della Regione Calabria. È possibile tutto ciò? Sì, secondo Tridico, “padre” del Reddito di cittadinanza e già presidente dell’Inps. Il “sostentamento” potrebbe arrivare dai fondi europei e, in particolare, dal Fondo sociale. Il problema è che l’intero stanziamento di Fse per il periodo 2021-2027 ammonta a 650 milioni. Una somma utile a coprire soltanto due anni di Reddito di dignità.

Il progetto da costruire

L’ex presidente dell’Inps, comunque, continua a ritenere necessario un provvedimento a favore delle fasce più deboli. L’obiettivo del Reddito di dignità regionale - come ha avuto modo di illustrare Tridico ai responsabili dei partiti della sua coalizione - è fornire un sostegno a chi si trova in difficoltà economica ma non percepisce l’Adi, ovvero la misura varata dal governo Meloni in sostituzione del Reddito di cittadinanza, che ha ridotto la platea dei fruitori. In Calabria nel 2023 i percettori di RdC erano poco meno di 200 mila. Nel primo semestre di quest’anno, a due anni dall’abolizione del RdC, il numero di persone coperte da strumenti di sostegno al reddito, tra Assegno d’inclusione e Supporto per la formazione e il lavoro, risulta inferiore rispetto al passato. Questo significa che oggi migliaia di calabresi in meno, rispetto a tre anni fa, possono contare su una misura di supporto economico. L’idea progettuale parte dalla Raccomandazione della Commissione europea, adottata dal Consiglio Ue, che invita gli Stati membri a favorire l’adozione e l’attuazione di misure di sostegno al reddito, finanziate anche attraverso il Fondo sociale europeo plus, il cui regolamento prevede che almeno un quarto delle risorse sia destinato alla lotta contro l’esclusione sociale.

Le parole di Tridico

L’europarlamentare del M5S si mostra convinto: «Il Reddito di dignità regionale vuole essere uno strumento di giustizia sociale, di emancipazione e appunto di dignità. La proposta a cui stiamo lavorando sarà collegata alle politiche attive del lavoro e a questo scopo ipotizziamo l’uso del Fondo sociale europeo. Partiamo dal presupposto - aggiunge Tridico conversando con la Gazzetta del Sud - che c’è anche una Raccomandazione della Commissione Ue che invita gli Stati membri ad adottare misure di sostegno al reddito o a implementarle. Strutturare delle misure di welfare, come pensiamo di fare con questo provvedimento a livello regionale, non significa fare assistenzialismo. Significa sostenere le persone che vivono purtroppo in una condizione di difficoltà economica e costruire delle opportunità di lavoro ed emancipazione. Nessuno deve rimanere indietro».

leggi l'articolo completo