Lunedì, 25 Ottobre 2021
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L'INTERVENTO

Calabria, Tallini (Fi): il Consiglio chieda al Governo di chiudere l'epoca dei commissari nella sanità

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Domenico Tallini

«Se questo Consiglio regionale avesse uno scatto di dignità, chiederebbe unitariamente al Governo di chiudere l’infausta epoca dei commissari, protesterebbe anche in maniera eclatante per dimostrare al Governo attuale che i risultati dei commissari in questi decenni sono stati peggiori perfino di quando c’erano le vecchie USL. Con questo non voglio assolvere la politica. Abbiamo commesso errori imperdonabili, abbiamo permesso lo smantellamento della rete territoriale, non siamo riusciti a realizzare i nuovi ospedali, né a riqualificare quelli vecchi. Abbiamo contribuito tutti, da destra a sinistra, ad aumentare i debiti delle Aziende. Ma oggi la politica, per quanto responsabile di molti errori del passato, non può non prendere atto che la situazione sanitaria della Calabria appare fuori controllo». Lo ha affermato, in una nota, il consigliere regionale di Forza Italia, Domenico Tallini, impossibilitato a partecipare ai lavori odierni della seduta del Consiglio Regionale.

«La totale assenza di autorevolezza istituzionale, accompagnata da una buona dose di improvvisazione e pericoloso dilettantismo, ha consegnato la Calabria al regime dei commissari che governano – spesso male – al posto dei calabresi. Generali, prefetti, burocrati ministeriali – tutti rigorosamente in pensione – imperversano nella sanità pubblica, nelle società in house della Regione, nella gestione di porti ed aeroporti. Tutto ciò non avviene da oggi, avviene da anni, anche se questo Governo regionale “miracolato dal Covid”, con la sua inadeguatezza, ha aggravato la situazione. Non si può inquadrare bene la drammatica situazione della sanità in Calabria se non si tiene conto di questo desolante quadro generale. Ci sarebbe bisogno di una sollevazione unitaria contro il regime dei commissari, ma le forze politiche, dal centrodestra al centrosinistra, sono troppo timide e ormai rassegnate a questo commissariamento della democrazia imposto dallo Stato centrale. E’ ormai passato il messaggio che i calabresi sono tutti mafiosi, tutti incapaci, tutti collusi e che quindi non sono in grado di governarsi da soli. Il dramma vero è che tutti i commissariamenti si sono rivelati e si stanno rivelando sempre di più fallimentari. E’ quello che sta accadendo nella sanità dove anche l’attuale commissario Longo, sulla cui carriera burocratica nessuno può dire nulla, si sta rivelando al pari dei suoi predecessori assolutamente non in grado di gestire una materia così delicata, non avendo nessuna competenza ed esperienza in management sanitario. Non basta essere una brava persona, non basta essere stato un ottimo poliziotto».

Inoltre, «l’entusiasmo dilettantesco del “facente funzioni”, che mai avrebbe pensato di governare più a lungo del presidente democraticamente eletto, è del tutto fuori luogo. Entusiasmo per che cosa? Perché negli ultimi due giorni c’è stato un primo risultato accettabile nel numero delle vaccinazioni? Ovviamente la cosa può farci piacere, ma sono altri i dati che ci preoccupano enormemente e che dovrebbero preoccupare chi considera la politica e le istituzioni solo un palcoscenico per soddisfare la propria vanità. I dati veri ci dicono che il tasso di positività in Calabria – cioè il rapporto tra soggetti positivi e numero di tamponi effettuati – sfiora il 16% mentre la media nazionale è di poco superiore al 4%, quindi quasi 4 volte in più, un segnale che l’epidemia nella nostra regione è praticamente fuori controllo. Ritardi, disorganizzazione, inadeguatezza sono all’ordine del giorno e vengono segnalati in ogni angolo della Calabria. Negli ospedali la situazione è realmente drammatica con i reparti che esplodono e le terapie intensive al limite. L’entusiasmo del “facente funzioni” è davvero fuori luogo anche perché il management delle Aziende ospedaliere è stato da lui condiviso con il commissario Longo, con il quale deve evidentemente condividere anche le responsabilità. Si pensi a cosa è successo nella città di Catanzaro. Fatti paradossali che fanno capire tutta l’inadeguatezza del governo regionale “eletto dal Covid”. Il primo riguarda il cosiddetto Centro Covid nell’ex Villa Bianca che stenta decollare per responsabilità del management dell’Asp nominato dal duo Longo-Spirlì e con il “facente funzioni” che minaccia di denunciare se stesso. Il secondo è la crisi del Sant’Anna Hospital, il più importante centro di cardiochirurgia privato, che rischia seriamente la chiusura definitiva per l’incapacità dei commissari e della regione di trovare una soluzione. Dal Pollino alle Stretto, non si contano le situazioni di crisi negli ospedali e nella campagna di vaccinazione che – nonostante il Vax Day – registra sempre la Calabria come ultima in Italia».

Tanni si è quindi domandato «ora cosa fare? Al Consiglio regionale non spettano compiti gestionali e organizzativi. Noi possiamo, anzi dobbiamo, dare indicazioni politiche. La prima riguarda il regime di commissariamento che noi dobbiamo avere il coraggio di contestare, segnalando al governo tutta la sua inadeguatezza. Se proprio vogliono proseguire nel regime di commissariamento della sanità, almeno ci mandino un super esperto in management sanitario, non gli amici del ministro Speranza oppure brave persone come Longo, ma totalmente inesperte. La seconda indicazione riguarda il “facente funzioni” del governo “eletto dal Covid”. Si doti al più presto di una cabina di regia per la gestione della pandemia che coinvolga anche le forze dell’opposizione in uno sforzo unitario per accelerare la campagna di vaccinazione e per compiere scelte oculate anche per quanto riguarda le restrizioni. Accanto all’emergenza sanitaria c’è anche l’emergenza economica e con la stagione estiva alle porte c’è bisogno di uno sforzo straordinario per fare tornare la Calabria in zona gialla e consentire agli operatori turistici di riprendere fiato ed ossigeno. Solo così potremo dare un senso a questa seduta del Consiglio, riportando su un terreno di serietà la discussione sulla sanità pubblica».

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