Lunedì, 20 Settembre 2021
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Calabria Aperta: dal Pd atteggiamento irresponsabile. Così si lascia campo libero alla destra

«Non abbiamo trovato un’adeguata interlocuzione nelle formazioni maggiori unite da un’alleanza nazionale che a livello regionale non esprime un progetto riconoscibile»

«L’Italia sta attraversando una crisi politica drammatica che ruota attorno alla destinazione e all’uso dei fondi europei per la ricostruzione post-pandemica. Si tratta di una partita decisiva per la Calabria, che si gioca l’ultima occasione per abbassare il divario che la separa dal resto del paese e per proporsi come laboratorio di un modello di sviluppo ecosostenibile basato sulle sue migliori risorse, ambientali e umane». È quanto si legge in una nota di Calabria Aperta, che lamenta l’assenza del tema «dal dibattito pubblico, nazionale e regionale, a causa di un ceto politico evidentemente incapace di imporlo e di metterlo al centro della imminente campagna elettorale per il governo della Regione. Come se le decisioni ancora da prendere su liste, alleanze, candidature fossero indipendenti dai contenuti politici e programmatici. Una situazione tanto più grave nel campo di centrosinistra, dal quale ci si aspetterebbero proposte credibili di cambiamento rispetto a un centrodestra che può accontentarsi di confermare le proprie postazioni di potere».

Calabria Aperta – continua la nota – «è nata pochi mesi fa, all’indomani dello scandalo mediatico e politico sulla sanità regionale, per affermare l’urgenza di sottrarre la Calabria al governo della destra sovranista, xenofoba e collusa e di aprire una stagione di riscatto e cambiamento, che intercetti e coinvolga le energie politiche e le competenze amministrative e professionali diffuse nella regione e che sconfigga la sfiducia nella politica espressa eloquentemente, alle ultime regionali, dall’astensione del 53% dell’elettorato. Un programma impossibile da perseguire senza un patto unitario di tutte le forze, “politiche” e “civiche” (per quanto senso possa avere questa distinzione), interessate a marcare una netta discontinuità con il passato».

Con questo spirito e queste intenzioni, «condivisi da altre formazioni come i Verdi, le Sardine, Sinistra Italiana e altre forze politiche abbiamo partecipato al tavolo del centrosinistra convocato a dicembre per discutere alleanze e candidature. Non abbiamo trovato un’adeguata interlocuzione nelle formazioni maggiori unite da un’alleanza nazionale che a livello regionale non esprime un progetto riconoscibile. Al Pd in particolare avevamo chiesto di rinunciare a indicare il/la candidato/a alla presidenza in un esponente dell’apparato, per individuare una figura rappresentativa di un campo più largo. Abbiamo offerto e messo a disposizione del tavolo una terna di nomi possibili, sulla quale non abbiamo ricevuto risposta, mentre dal Pd non veniva alcuna esplicita proposta. Il tavolo si è chiuso a fine dicembre con un nulla di fatto, seguito da più di un mese di colpevole silenzio, che avrebbe potuto e dovuto essere usato per alimentare il dibattito pubblico in un (potenziale) elettorato, costretto invece a registrarne l’assenza».

Infine, l’arrivo della proposta dem, «con l’indicazione, appresa dalla stampa, di Nicola Irto come candidato-presidente. Si tratta di una proposta di partito, sulla quale non si registra finora nemmeno il placet dei 5 Stelle, che va nella direzione opposta a quella da noi prospettata al tavolo, e che fa seguito alla (auto)candidatura di Luigi De Magistris intervenuta nel frattempo. Quella che si prospetta dunque è una gara elettorale inficiata da una frattura preventiva in un campo che avrebbe potuto e dovuto unirsi se avesse voluto realmente conquistare il governo della regione. Forse che il Pd non è realmente interessato a questo obiettivo, e si accontenta di correre per un secondo o per un terzo posto?».

«Riteniamo politicamente irresponsabile – si conclude la nota – questo modo di procedere, che rischia di lasciare campo libero alla destra in una stagione decisiva per delineare il futuro della Calabria. Non ci resta che appellarci alla cittadinanza, alle forze sociali, ai sindaci che hanno espresso considerazioni di analogo tenore, affinché si mobilitino dal basso per rigettare questo scenario e costruire le condizioni per una vera svolta in cui sia possibile riconoscersi».

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