Giovedì, 24 Giugno 2021
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L'ANALISI

Zona rossa di vergogna, il fallimento della sanità calabrese per un finale già scritto

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coronavirus, dpcm, Calabria, Editoriali
Asp di Reggio Calabria

Codice... rosso. La sanità calabrese versa in condizioni miserevoli per la spregiudicata azione condotta negli ultimi decenni da orde di faccendieri, mafiosi e politici spesso compiacenti.

Affari, clientele e inimmaginabili sperperi hanno caratterizzato la vita delle originarie Usl, poi delle Asl e, infine, delle Asp. Il commissariamento avrebbe dovuto cambiare il senso alle cose e ribaltare un trend amministrativo-comportamentale responsabile d'infiniti danni. Così, però, non è stato.

La qualità dei servizi erogati non è cresciuta ma diminuita. E due delle maggiori Aziende sanitarie – quelle di Reggio e di Catanzaro – sono state addirittura sciolte per infiltrazioni mafiose. I numeri ed i paradossi raccontano il travolgente sfacelo: 9000 tra medici, infermieri e operatori sanitari hanno lasciato le loro postazioni di lavoro e il blocco del turnover ne ha impedito l'immediata sostituzione. Corsie e ambulatori si sono svuotati e mancano oggi al sistema sanitario pubblico 4500 camici bianchi, almeno 2000 paramedici e più di un migliaio di operatori di supporto (i cosiddetti Oss).

Se guardiamo invece ai bilanci delle Asp la situazione sembra quella degli “stati bancarottieri” dell'America Latina. L'Azienda di Cosenza presenta un “buco” da 800 milioni di euro, quella di Reggio da 920. Debiti, debiti e ancora debiti hanno appesantito la loro situazione finanziaria fino a renderla forse insanabile.

Le altre Asp di Crotone, Vibo e Catanzaro non navigano in acque migliori dovendo fare i conti con una esposizione, se messe insieme, destinata a superare il miliardo di euro. Queste cifre, oggetto di attenzione da parte della Commissione regionale di vigilanza, non contemplano le attività legate alle Aziende ospedaliere.

Lo Stato, ogni anno, trasferisce alla Calabria più di tre miliardi destinati alla Sanità. Soldi che, visto il quadro, non basteranno mai per risanare i bilanci. Gli ospedali calabresi non hanno potuto attivare i posti letto per acuti, a causa della mancanza di personale e di risorse destinate all'acquisto di letti e strumentari. Da un anno, il Governo ha stanziato 80 milioni per risolvere il problema ma le relative gare non sono state bandite e, quindi, è stata avviata una convenzione con Invitalia che agirà da stazione appaltante.

I tempi di aggiudicazione degli appalti e dell'allestimento dei posti ci porteranno dritti al prossimo anno. In questo marasma vanno evidenziati alcuni casi paradossali. A Castrovillari, per esempio, sono state costruite quattro nuove sale operatorie costate più di 5 milioni di euro, formalmente inaugurate da due diversi governatori e mai entrate in funzione. Un grave danno all'erario. Che nessuno ha pagato. A Paola, invece, sono state allestiti quattro posti destinati a terapia intensiva ma nessuno si è degnato di farli funzionare. A Rosarno c'è un ospedale costruito e mai entrato in funzione che è diventato una stalla per mucche e capre dei pastori della zona. A Palmi, Pizzo, Nicotera, Soriano e Scalea vi sono nosocomi, spesso oggetto in passato di lavori di ammodernamento, ora sottodimensionati nonostante manchino posti letto e reparti dove ospitare i pazienti positivi al Covid.

Il patrimonio delle Aziende sanitarie regionali è inoltre costantemente aggredito da creditori capaci di farsi pagare, per il medesimo debito, anche tre volte. E ci sono società di brokeraggio con sede in Settentrione, magari nella stessa città e al medesimo numero civico, che battono cassa dopo aver ottenuto la cessione dei crediti da parte dei privati. Vi sono appalti prorogati per 12 anni di seguito sempre alle stesse imprese senza mai bandire una nuova gara di appalto.

Eppoi c'è il capitolo degli arbitrati. Per comporre una lite, infatti, possono essere organizzati degli arbitrati con l’accordo delle parti. Ve ne sottoponiamo uno particolarmente significativo. Nel 1999 un’azienda vince l’appalto per la costruzione di una Rsa a San Giovanni in Fiore. La gara viene aggiudicata dall’Asl di Crotone. Quando la città silana passa però sotto la competenza di Cosenza, l’Asp bruzia eredita la “pratica”. E la vertenza viene definita con un arbitrato. L’impresa ottiene la dazione a titolo risarcitorio di due milioni di euro. E la Rsa da costruire? Nessun problema: non esiste neppure un mattone.

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