Giovedì, 28 Gennaio 2021
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STABILIZZAZIONE

Lavoratori Lsu-Lpu, Ferraro: il part-time non dà uno stipendio dignitoso

«È vero che finisce un lungo precariato e non c’è più la gogna delle proroghe, ma le stabilizzazioni, in molti enti non danno la dovuta dignità ai lavoratori»
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Una manifestazione dei lavoratori Lsu-Lpu davanti alla Prefettura di Catanzaro

«L’impegno di questa organizzazione sindacale sarà rivolto in questa fase ai compagni e alle compagne, che dopo una vita di lotte, si ritrovano un contratto a tempo indeterminato ma part time (14, 16 e 18 ore settimanali nella maggior parte dei casi) che non garantisce loro uno stipendio dignitoso. Da subito saranno richiesti incontri alle amministrazioni comunali e verrà chiesto a loro di integrare, laddove possibile, le ore agli stessi lavoratori in quanto crediamo che per gli stessi Sindaci sia arrivato il momento di partecipare attivamente anche alla risoluzione definitiva di questa vertenza soprattutto visto la necessità di una presenza fisica degli stessi lavoratori in uffici comunali ormai vuoti di personale dipendente». Lo ha affermato Ivan Ferraro, della Nidil Cgil di Cosenza, in merito alla stabilizzazione degli ex lavoratori Lsu-Lpu della Calabria.

«Da più di 20 anni, ormai, ogni fine anno - ha esordito Ferraro - è un momento di forte tensione per i lavoratori precari ex Lsu Lpu della Regione Calabria. Una lunga vertenza che da una parte ha concesso ai comuni forza lavoro a costo zero, dall’altra ha condannato i lavoratori ad un lunghissimo precariato. Come organizzazione sindacale, negli anni, abbiamo cercato di trovare soluzioni, spesso accompagnate da manifestazioni importanti. Una svolta concreta si è avuta nel 2013, con l’approvazione di un emendamento alla legge di bilancio, che ha previsto la contrattualizzazione, a 26 ore settimanali, dei circa 5000 lavoratori calabresi. Un riconoscimento legittimo per un precariato storico senza tutele e senza diritti. Un risultato ottenuto grazie alle mobilitazioni dei lavoratori che hanno dato forza al lavoro svolto dalla Nidil Cgil, portando le istanze dei lavoratori, anche attraverso la deputazione calabrese, sui tavoli romani».

Ferraro ha anche espresso il suo giudizio: «Dopo sette anni si può dire che, con una normativa sempre in evoluzione, la vertenza si è conclusa con la stabilizzazione di gran parte del bacino. Come organizzazione sindacale siamo parzialmente soddisfatti del risultato: è vero che finisce un lungo precariato e non c’è più la gogna delle proroghe, ma le stabilizzazioni, in molti enti non danno la dovuta dignità ai lavoratori. Molti continuano con il modus operandi di sempre, cioè di garantirsi questa forza lavoro a costo zero. Questo non è più tollerabile. Stabilizzare a metà dell’orario di lavoro o anche meno dimostra l’assoluta mancanza di sensibilità politica e amministrativa, mettendo anche a rischio la fornitura dei servizi pubblici comunali. Utilizzando esclusivamente il contributo dello Stato e della Regione, non non è merito dei Comuni stabilizzare, nonostante i proclami e le autocelebrazioni. C’è da dire che alcuni enti non sono nelle condizioni finanziarie per potere integrare le ore, viceversa altri potrebbero ma non lo fanno. Pertanto, sin da subito, riprenderemo il nostro lavoro - ha concluso - per garantire ai lavoratori una retribuzione dignitosa, non permettendo agli enti di fare retrocedere risorse umane, che hanno utilizzato per troppi anni, senza impegnare fondi propri di bilancio».

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