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Le compagnie teatrali calabresi in coro: «Rischiamo di sparire»

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L’Unione degli operatori lancia un appello alla Regione: «Dove finiscono i fondi stanziati a livello centrale?»

Il teatro? In Calabria non il culto delle rappresentazioni non è indubbiamente sentito come in altre zone della Magna Graecia. E i fondi raramente si trovano per promuovere “una professione” che viene considerata esclusivamente ad un livello “amatoriale” ed “a carattere identitario”. Di conseguenza a chi ha scelto questa strada, non rimane che allontanarsi dalla Punta dello Stivale. In buona sostanza, mantenere in piedi compagnie teatrali, tenere aperti spazi di confronto fisici e mentali, fondamentali nel tentativo di migliorare le immagini della regione, resta una chimera.
Ne sono convinti i componenti dell’Unione operatori teatrali, che lanciano strali pesanti all’indirizzo della Cittadella: «Dalla quantità arida di finanziamenti investiti nel settore teatrale si evince - evidenziano - che non c’è altra possibilità se non quella di sparire». Dal canto suo, «la Regione si giustifica affermando che le risorse non ci sono». Eppure, «in Italia il 40% dei finanziamenti è destinato al Sud». Dunque, la domanda sorge spontanea: «Dove finiscono queste ingenti risorse in Calabria? Perché, sicuramente, una destinazione ce l’avranno».
Un affondo deciso nei confronti dell’amministrazione regionale alla quale «è evidente - attaccano le associazioni teatrali - che non interessi la cultura e nello specifico il comparto teatrale».

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Calabria

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