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Tra Calabria e Sicilia, "L'odore" di un amore impossibile dietro le sbarre dell’anima

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La pièce in scena tra Calabria e Sicilia. “L’odore” di Rocco Familiari sarà rappresentato a Taormina con la regia di Krzysztof Zanussi

Da oggi sarà in scena, con tre anteprime in Calabria, a S. Maria del Cedro fra Diamante e Scalea dal 26 al 28 settembre e al Festival di Taormina Arte il 29 settembre, il testo teatrale di Rocco Familiari “L’odore”, prodotto da Loups Garoux produzioni srl e Aris srl, per la regia di Krzysztof Zanussi, con Blas Roca Rey, Ester Pantano, Marta Bifano e Andrea Pittorino, musiche di Francesco Forni, scene di Gaetano Russo, supervisione ai costumi Liliana Sotira.
Dal lavoro, realizzato per la prima volta al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 2003, con la regia di Augusto Zucchi e con lo stesso Zucchi, Enrico Lo Verso e Elena Ursitti nei ruoli principali, Familiari ha poi tratto un romanzo, edito da Marsilio nel 2006 con una postfazione di Predrag Matvejevic, che ha ottenuto il prestigioso Prix du Premier Roman a Chambery. Il romanzo dell’autore siciliano è stato ripubblicato nel 2020.

Il maestro Zanussi, col quale Familiari ha un sodalizio ormai trentennale, ha messo in scena già “L’odore”, in lingua russa, al Teatro “U Mosta” di Perm, negli Urali. Di Familiari ha realizzato, inoltre, “Herodias e Salomè”, con Paola e Selvaggia Quattrini, il film “Il sole nero”, tratto dall’omonimo romanzo pubblicato da Marsilio nel 2007 e due monologhi riuniti sotto il titolo “Donne allo specchio”, presentati a Pordenonepensa nel 2005.

“L’odore”, che riprende vita in una forma ampliata, debutterà ufficialmente a Taormina, con coproduzione del Teatro Vittorio Emanuele di Messina e Taoarte.
Questa la trama dell’opera: Anton è un ergastolano, con condanna per delitti politici, che considera anche un giusto castigo per la sconfitta degli ideali che lo hanno portato a compiere gravi reati. Ha una moglie bellissima, il cui ricordo lo ossessiona. Soprattutto la memoria dell’odore di lei, ebbrezza totale dei sensi e dell’anima. In cella con lui c’è il giovane Andrea, al quale l’ergastolano parla continuamente della sua relazione con la moglie Marie, di quanto il ricordo di lei gli consenta di resistere in quella condizione di isolamento, ma diventi anche motivo di tormento. Il giovane ottiene la semilibertà e Anton impone ad Andrea di andare a trovare la moglie e riportare così ogni sera l’odore di lei in cella. Anton può continuare a sentire la presenza della moglie e amarla in questo singolare modo. Una storia, con esito imprevedibile, di tormenti e inquietudini, di disperata ricerca dell’amore come schermo alla solitudine.

La messa in scena a Taormina si annuncia un evento significativo sia per la consistenza del testo drammaturgico che per la solidità della regia. Krzysztof Zanussi, infatti, è regista cinematografico, teatrale, televisivo, un grandissimo maestro e intellettuale che pone al centro delle sue opere una ricerca altissima sul senso della vita e della morte. Vincitore del Leone d’oro a Venezia nel 1984 per il miglior film con “L’anno del sole quieto”, è tra l’altro direttore del Polisch Film Studio TOR, membro del Pontificio consiglio per la cultura, e tra i fondatori delle European Film Academy presieduta da Wim Wenders.

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