Martedì, 19 Gennaio 2021
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Calabria film Commission e il sogno di Jole Santelli, si prosegue verso la "fiction"

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Jole Santelli

«Caro vicepresidente...credo che per correttezza debba rimettere il mio mandato», ma il vicepresidente (presidente facente funzioni) non ci sta. Giovanni Minoli ha provato a lasciare il ruolo di commissario straordinario della Calabria film Commission con una lettera inviata il 5 novembre a Nino Spirlì e resa pubblica solo ieri.

I motivi sono tanti, alcuni racchiusi nelle poche righe in cui l'uomo, scelto da Jole Santelli, ha spiegato come ha «provato insistentemente a cercare» il vicepresidente, «consapevole che la situazione della Regione è complicata e il Covid detta i tempi». Minoli, però, sottolinea soprattutto la differenza tra il presidente facente funzioni e Jole Santelli, con la cui «morte tutto è cambiato».

Ma cosa avrebbe voluto dire Minoli a Spirlì? Che voleva dimettersi? Solo questo? La lettera chiaramente spiega come avrebbe voluto dire anche che ha «accettato, gratuitamente, dopo molte insistenze di Jole ... perché lei voleva realizzare in Calabria quello che ho fatto in Campania con “Un posto al sole”».

Il sogno di Jole che ad un certo punto deve essergli sembrato irrealizzabile senza di lei, nonostante la squadra che il commissario è riuscito a mettere insieme dopo la morte del presidente Santelli. Un sogno fatto di occupazione per i calabresi, apprendistato e formazione sul campo, con esperti al lavoro, finalmente, in Calabria. Una macchina già partita, come ha confermato Franco Schipani, giornalista e autore televisivo calabrese, che sta lavorando con Gianvito Casadonte, entrambi componenti del team scelto da Minoli, per la parte cinema «alla ricerca di attori locali, sceneggiatori, registi. Perché non è vero che non ci sono, non è vero che non ci sono mezzi di ripresa, né che non ci sono piloti di droni, location manager, archeologi per fare grandi cose. Amo questa terra, profondamente».

Tutti i progetti della Film Commission, sui quali ci sono già interessi internazionali di nuove piattaforme, hanno come obiettivo primario, ha spiegato Schipani, «quello di creare professionalità sul territorio, trovare sinergie tra quelle già esistenti e insegnare un lavoro ai ragazzi calabresi prima teoricamente e poi sul set. Per ogni produzione – ha aggiunto – l'85% delle persone coinvolte deve essere per noi di maestranze calabresi».

Si lavora per realizzare un racconto della Calabria che piace. Una strada già tracciata dalla precedente gestione della Fondazione, a firma Giuseppe Citrigno, che ha realizzato numerose produzioni di successo, alcune delle quali sono riuscite ad aggiudicarsi premi ambiti, come i David di Donatello di “A’Ciambra”, “Bismillah” e “Inverno”, e a giungere fino a Venezia 77 come “Padrenostro” che ha consentito a Pierfrancesco Favino e all'Italia di vincere la “Coppa Volpi”. Una strada, dunque, sul cui solco bisogna solo continuare a camminare, dimenticando gli inciampi delle scelte fatte dalla compianta governatrice, in ambito cinematografico, con Gabriele Muccino e il suo corto tanto osteggiato e criticato cancellato, dopo giorni di valutazioni negative, liquidate dal regista romano con «ho realizzato quello che Jole mi ha chiesto», anche dalla sua pagina social dei video.

La nuova programmazione, se Minoli dovesse decidere di tornare in sella, è ambiziosa: docufilm incentrati sulla narrazione di storie di donne che hanno in qualche modo segnato la Calabria con la loro vita, ma non solo, i personaggi sono tanti e appurato che “anche” qui si può lavorare, il set naturale che rappresenta il territorio, potrebbe dar luogo ad una serie infinita di opportunità scenografiche e di sceneggiature.

Spirlì, dunque, ha confermato nel suo ruolo Minoli, che sta cercando i fondi per realizzare quella Calabria da set che in tanti, addetti ai lavori soprattutto, già immaginavano, sulla scia di quanto chiesto da Jole Santelli. Perché c'è l'emergenza Covid, ma bisogna sempre amministrare pensando al domani, specie per quel settore, lo spettacolo, maggiormente in affanno e piegato dalla crisi pandemica.

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