Domenica, 29 Novembre 2020
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In Calabria arriva Renzo Arbore, ambasciatore di gioia per ricominciare insieme: l'intervista

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Nell’estate post-lockdown una sferzata di energia e vitalità con i concerti di Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana, nei prossimi giorni in Calabria e Sicilia con le più belle melodie dal cuore partenopeo che da quasi trent’anni toccano l’anima a diverse latitudini, senza mai tradire la loro specificità e la valenza quasi “taumaturgica”.

Stasera l’artista foggiano e il suo ensemble saranno al teatro dei Ruderi dell’Area Archeologica di Cirella Antica, a Diamante, per la trentaquattresima edizione di “Fatti di Musica”, il Festival del Miglior Live d’Autore ideato e organizzato da Ruggero Pegna. Durante la serata Arbore riceverà il Riccio d’Argento – creato dal maestro orafo crotonese Gerardo Sacco – nella sezione della kermesse dedicata ai “Miti dello Spettacolo Italiano”. Seguiranno i concerti di venerdì a Roccella Jonica (Teatro al Castello), dove l’Orchestra Italiana aprirà il quarantesimo Roccella Jazz Festival, e del 23 a Ragusa (Arena di Piazza della Libertà). Gli spettacoli si svolgeranno nel pieno rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid.

Il tour prosegue le celebrazioni per i 28 anni dell’Orchestra Italiana avviate nel dicembre scorso con il programma per Rai2 “Ll’arte d’ ‘o sole”. Quasi 30 anni di musica e concerti in giro per l’Italia e il mondo... Un bilancio alla soglia del terzo decennio?

«È un bilancio unico. Ci sono artisti bravissimi che fanno grandi raduni negli stadi, ma credo che la quantità di concerti che ho fatto, tutti sold out, sia stata realizzata da pochi, nel senso che ogni volta cerco di fare in modo che lo spettatore dica ad altre dieci persone di aver visto lo spettacolo e di essersi divertito molto. Il successo e la longevità di questa orchestra dipendono infatti da un fenomeno “porta a porta”, dalla chiacchierata tra persone, che prima di acquistare il biglietto devono sapere che spenderanno bene i loro soldi. La più grande soddisfazione è quando mi sento dire: “L’ho vista in concerto e mi sono divertito tanto”. È uno spettacolo che rimane nella memoria, perché non è una carrellata di canzoni senza logica, ma un percorso in cui faccio pochi brani miei, dando più spazio a quelli che il pubblico vuole ascoltare, dal ricordo di Modugno alle sigle dei programmi, allo swing. È uno spettacolo che calabresi, siciliani e pugliesi hanno dimostrato di apprezzare».

Vai in giro per il mondo, ma con la tua musica l’anima rimane qui al Sud. Nei prossimi giorni sarai in Calabria. Cosa ami di questa terra, quali risorse naturali e culturali le riconosci?

«Sono venuto tante volte in Calabria con grande successo e ho incontrato calabresi in tutto il mondo, constatando quanta predilezione abbiano per la nostra canzone, genere melodico che fa parte del dna; infatti i miei musicisti napoletani si meravigliano di quanto in Puglia e Calabria conoscano i brani partenopei, nei ritornelli e nelle parole. In questa terra ho molti amici – tra l’altro il mio bassista vive a Cosenza – e amo la bellezza della natura e dei luoghi, la straordinaria umanità delle persone che ci vivono, la cultura gastronomica del peperoncino e della ‘ndjua, oltre all’anima selvaggia, incontaminata, che si respira ovunque. L’unico posto in cui non sono stato è l’anfiteatro di Roccella e spero di battezzarlo come si conviene».

Rispetto ai tuoi concerti, puoi svelarci qualche peculiarità e anticipare la scaletta?

«Faremo una scaletta molto varia e imprevedibile, da ascolto, basata sulle canzoni che il pubblico si aspetta da noi. Molti cantanti sono quelli dell’ultimo disco; io invece intendo sorprendere gli spettatori con brani inaspettati, senza trascurare quelli noti. Non puoi non fare “Malafemmena”, “Comme facette mammeta” e “’O surdato ‘nnamurato”; ma poi devi anche offrire qualcosa che il pubblico non conosce: un po’ di jazz o una canzone umoristica. Inoltre nei nostri concerti ogni musicista ha il suo spazio. La gente non viene a sentire Renzo Arbore e i suoi, ma me e tutti gli altri. Siamo una all stars».

Album e concerti dell’Orchestra Italiana sono un concentrato di energia e vanno fruiti al meglio in aggregazione, nel piacere dello stare assieme. Secondo te gli spettacoli organizzati nel rispetto delle norme anti-Covid possono comunicare un modo diverso di sentire la vicinanza?

«L’assembramento e il ballo sono cose meravigliose e i nostri pezzi andrebbero ballati. Ovviamente non si potrà fare, ma cercheremo di realizzare un concerto interessante, superando questo problema; e il teatro all’aperto sarà di aiuto. Si comunicherà in maniera diversa, perché la gente godrà dello spettacolo più che dell’assembramento. Infatti dovrò tenere presente che canterò e suonerò per persone che non potranno manifestare il solito entusiasmo dei concerti con ventimila presenze; ma è chiaro che darò lo stesso il massimo per destare grande interesse e divertimento».

Stasera riceverai a Diamante il Riccio d’Argento, ennesimo riconoscimento alla carriera, e poi con l’Orchestra aprirai il quarantesimo Roccella Jazz Festival. Qual è la forza comunicativa del jazz e quali emozioni riesce a veicolare, soprattutto oggi?

«Nei concerti eseguo musiche propedeutiche a questo genere perché faccio swing. Il jazz non è soltanto una musica d’élite, qualche volta incomprensibile, ma anche un’eccellenza italiana straordinaria. Continuo a coltivare questa passione perché devo tutto a questa musica. Quello che ho fatto in radio, televisione e cinema è improvvisato proprio come il jazz, la cui grande rivoluzione risiede nell’essere una musica non scritta o codificata. Ho quindi adattato questo gusto dell’improvvisazione alle mie trasmissioni e ai miei spettacoli».

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