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SCOMPARSO A TIRANA

Addio al “mosaicista di Dio” che ritrovò la sua arte in Calabria

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E’ morto a Tirana, dopo una lunga malattia, il mosaicista e iconografo albanese Josif Droboniku che dal 1992 per più di vent'anni ha vissuto e operato a Lungro, nel cuore della comunità arbëresh di Calabria. Droboniku, stava lavorando da dieci anni a completare il mosaico della Cattedrale ortodossa della capitale albanese, la terza, per dimensioni, dopo quella di Grecia e di Russia. Lo chiamavano il “mosaicista di Dio” per le sue mani d’artista benedette che realizzavano grandi opere dell’arte antica e divina iconografica.

Droboniku era nato a Fieri nel 1952. Nella cupola della chiesa cattedrale di Tirana ha realizzato il “Cristo Pantocratore” di mille metri quadrati: una meraviglia, molto simile, nell’ideazione artistica, al “Pantocratore” realizzato nella Cattedrale di Lungro. L’artista aveva lasciato la Calabria, con la famiglia, la moglie Liliana e le due figlie Mirlinda e Alba, che in Italia sono cresciute e hanno studiato, per dedicarsi alla più grande opera d’arte mai realizzata in una chiesa d’Albania. Il lavoro è quasi completato. Mancano pochi tasselli da inserire nel mosaico.

All’età di trent'anni, con ancora il regime totalitario di Enver Hoxha, Josif Droboniku era uno dei mosaicisti più affermai d’Albania. Insieme ad altri mosaicisti dell’Accademia di Tirana realizzò il mosaico monumentale sulla facciata del Museo Nazionale: l’opera più famoso d'Albania. Ricevette il premio "Naim Frasheri" per aver realizzato quell’opera importante per il regime. Ma la fama, per un’artista come Droboniku, non bastava. L’arte, significa libertà d'espressione e di religione e fu così che nel 1990, approfittando di un viaggio di studio in Italia, con passaporto turistico, insieme a Liliana, anche lei pittrice, avendo con loro nel viaggio le figlie, decisero di non rientrare più in Albania. Furono accolti a Lungro, sede dell'Eparchia arbëreshë, per intercessione dell’Eparca.

A Lungro Josif Droboniku realizzò i suoi primi mosaici e le icone ispirate a figure religiose che in Albania, per motivi politici, non aveva mai potuto eseguire. All’epoca in Albania chi aveva fede era costretto a pregare di nascosto e custodire lontano da occhi indiscreti le immagini sacre ricevute da genitori e nonni. Così era stato per Josif Droboniku, educato alla fede da una nonna.

Negli anni di Lungro, assieme alla moglie Liliana, l’artista ha realizzato mosaici e iconostasi nei comuni arbëresh e in molte altre chiese in Calabria, Sicilia e Lazio. Le più famose sono “il Giudizio Universale“ , “il Cristo Pantocrator “ e il “Mistero dell'Apocalisse”: gioielli d’arte bizantina , che impreziosiscono la cattedrale di Lungro. Sono mosaici adesso superati in grandezza, ma non in bellezza, dal mosaico della cattedrale di Tirana, che sorge poco distante da piazza Skanderberg: luogo vicino all’opera giovanile di Droboniku, realizzata sul frontale del Museo di Tirana, che raffigura operai in marcia, con le bandiere rosse. Poche decine di metri racchiudono il percorso di una vita: il mosaico del museo e la cattedrale ortodossa di “Ngjallja e Krishti”: dal realismo socialista alla spiritualità bizantina.

Era stato Vilson Kilica, maestro di Droboniku, nell’Albania di Oxa, ad intuire temperamento, sveltezza ed estro creativo che l’allievo esprimeva, e a immaginare che i risultati sarebbero stati migliori se avesse potuto superare i confini di una condizione culturale totalitaria – che imponeva sensibili limitazioni ideologiche ed estetiche – e attingere all’antico retaggio spirituale e culturale della antica Albania, la terra della diaspora, del dominio bizantino e dell’impero d’Oriente. La pittura albanese, come la letteratura, ha, infatti, le sue radici nella creatività popolare e nell’ispirazione romantica e religiosa. Approdando in Italia Droboniku aveva ritrovato i congeniali motivi di ispirazione, ritrovando le tracce dell’antica civiltà bizantina e orientale, legata, da secoli, alla cultura dell’Europa occidentale. Il passaggio dal realismo socialista albanese alla forme artistiche di ispirazione religiosa gli consentirono di affermarsi ed essere riconosciuto come uno dei più eccellenti interpreti dell’arte sacra dell’icona e del mosaico del mondo.

Sulle orme di Onufrio, uno dei più grandi iconografi della storia dell’arte bizantina, Droboniku ha arricchito le chiese di Calabria, Sicilia e altri luoghi d’Italia di tavole e mosaici, rifacendosi ai modelli tradizionali dell’arte bizantina: “Misteri della Luce “, mosaico realizzato nella Chiesa di San Massimiliano in Santa Cita, a Palermo, conferma la grandezza artistica di Josif Droboniku, cittadino d’Italia e d’Albania. Le sue opere – sostengono critici d’arte e religiosi – suscitano «stupore, meraviglia, timore e bisogno di preghiera». I mosaici di Lungro, Santa Sofia d’Epiro, San Costantino, Frascineto, Cantinella di Corigliano, San Giorgio Albanese, San Benedetto Ullano e Civita, nella più grande comunità degli albanesi d’Italia, sono la testimonianza artistica più importante di Droboniku in Italia.

Da Tirana l’artista, che periodicamente tornava nella casa di Lungro, sperava in un ritorno definitivo in Calabria, quando avrebbe finito il lavoro in Albania. La speranza e la voglia di rinascita sono stati sempre un obiettivo per questo artista che la Chiesa ortodossa d’Albania aveva scelto per guardare al futuro, affidandogli il compito di realizzare l’opera più importante della sua storia.

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