Domenica, 25 Agosto 2019
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LA POLEMICA

"Duisburg-linea di sangue", levata di scudi dalla Calabria: "Distorta la realtà"

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Una scena della fiction

Il presidente della Regione, Mario Oliverio, all’indomani della messa in onda del film-tv che racconta i tragici fatti del Ferragosto del 2007 nella cittadina tedesca dove furono uccisi in un attentato sei italiani, intitolato “Duisburg – linea di sangue” e trasmesso da Raiuno, ha scritto una lettera all’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, in cui manifesta profonda indignazione e disappunto per i contenuti veicolati dalla fiction.

"Mi ritrovo costretto a esprimerle un formale disappunto e la mia profonda indignazione per la rappresentazione errata e distorta data della Calabria - ha scritto Oliverio - Non ho ritrovato nessun elemento reale in questo racconto che - con colpevole superficialità - avete voluto propinare al pubblico italiano".

Secondo Oliverio il film rappresenta "l'ennesima rappresentazione densa di luoghi comuni, banalità, frasi fatte, stereotipi che si è voluto dare della Calabria: terra retriva, irrimediabilmente assorbita dalle logiche criminali, persa in un destino che la condanna alla subalternità, alla marginalità e alla perdizione perenne. Avete ancora una volta contribuito  - continua il presidente della Regione - a proiettare una immagine sommaria e inaccettabile, perché non rispondente alla realtà, della Calabria e dei calabresi.
È grave, prima ancora che vergognoso, che il servizio pubblico possa prestarsi ad offendere la dignità di una intera regione impegnata a costruire faticosamente il proprio futuro, con le sue energie migliori, per riscattarsi in primo luogo dalle ferite provocate da ristretti gruppi criminali che non sono la Calabria, ma che operano, come tutte le mafie, a livello internazionale".

Oliverio si fa tecnico e commenta anche la qualità del prodotto andato ieri sera in onda su RaiUno, parlando di un film "mal confezionato, con errori marchiani: un treno targato "Regione Puglia", espressioni dialettali mai utilizzate nella mia regione, riferimenti ad usi e costumi, a tradizioni enogastronomiche completamente fuori luogo".

Mentre sulle polemiche nate dalle presunte pressioni subite per non girare il film Calabria Oliverio scrive: "Sono venuto a conoscenza, inoltre, del fatto che sia stata scelta per le riprese la Puglia, e non la Calabria, per via di non meglio specificate minacce subite dalla produzione. È possibile chiarire questa circostanza? È stata presentata denuncia agli organi competenti perché venga fatta luce? Al momento registro solo le smentite degli attori del film".

"Non ci si è voluti calare nella realtà calabrese, per raccontarla con tutti i crismi della verità - ha detto infine Oliverio - Crismi che pure avete a vostra disposizione, dal momento che da anni giace nelle vostre stanze la fiction tv sulla straordinaria storia di accoglienza, solidarietà ed emancipazione di Riace".

A polemizzare sulla fiction è stato anche il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, che, invece, ha inviato una lettera al direttore di Rai Fiction, Eleonora Andreatta.

"Condivido pienamente - ha scritto Irto - il sentimento diffuso nell'opinione pubblica calabrese, riguardo ad un film che nel complesso trovo malriuscito, soprattutto per la rappresentazione della Calabria spesso distante dalla realtà. La nostra è una comunità composta, nella sua stragrande maggioranza, da persone orgogliose, oneste e lavoratrici, che con la 'ndrangheta non hanno nulla a che vedere. Una sottolineatura doverosa oggi più che mai, nel giorno in cui ricordiamo la strage di Capaci e il sacrificio del giudice Falcone, della moglie e degli uomini della scorta”.

“Sono convinto – prosegue la lettera di Nicola Irto - che la produzione messa in onda ieri sera non abbia fornito un buon servizio né alla mia regione, di cui viene proposta una narrazione infedele e forzata, né al Paese, che della Calabria rischia di farsi, ancora più di quanto non sia avvenuto nel passato, un'idea totalmente sbagliata. E' su questo che intendo soffermarmi, sorvolando sugli altri limiti di 'Duisburg': in Calabria si parla il calabrese e non il siciliano; e alcuni dialoghi, me lo conceda, sono ai limiti dell'offensivo. Non possiamo ammettere che si dica: 'Duisburg è piena di calabresi' quasi a voler sostenere che 'i calabresi' tout court siano soggetti pericolosi o criminali”.

Nella lettera del presidente del Consiglio regionale si legge ancora: “Voglio rassicurarla: questa non è una lettera di piagnistei. Noi siamo fieri di essere figli di una terra che una personalità straordinaria come suo padre, Beniamino Andreatta, il 'trentino meridionalista', ha amato come pochi, essendo stato il fondatore dell'Università della Calabria. Ma, Direttore, sono certo che converrà con me sulle criticità di una fiction che della mia terra dice poco e male e che aveva già creato aspettative negative alla vigilia, alla luce delle non documentate affermazioni della responsabile della produzione, riguardo a non meglio precisate 'minacce' che avrebbero determinato lo spostamento della location del film in Puglia”.

A inserirsi nella polemica è anche Jole Santelli vice presidente della commissione antimafia di Forza Italia «L'orrenda fiction trasmessa ieri da Raiuno sui fatti di Duisburg ha cagionato enormi danni di immagine alla Calabria, dipinta in maniera diretta come regione della 'ndrangheta. Una vergogna, raddoppiata dal fatto che a proporla sia stato il servizio pubblico» afferma.

«La Commissione Vigilanza, attraverso i nostri componenti - prosegue ancora - chiederà lumi al direttore generale e al responsabile dell’area fiction. Non solo la narrazione della puntata è stata tutta incentrata sul rapporto tra la criminalità organizzata e la Calabria ma, cosa ancora più grave, è stato lanciato il messaggio subliminale di un corpo unico, cosa che offende due milioni di cittadini onesti, che vivono di lavoro e sacrifici e che subiscono il peso di una mafia che riguarda, in tutto, poche migliaia di persone. Da Corrado Alvaro a Giuseppe Berto, da Natuzza a San Francesco, solo per citare alcuni esempi, la storia della Calabria è densa di grandi personaggi della cultura, della religione che hanno dato contributi straordinari al Paese e su cui la Rai preferisce tacere».

«Gli esempi positivi - conclude Santelli - danno fastidio a un potere che ha l’interesse di mostrare lo stereotipo di una regione che equivale alla 'ndrangheta . È una cosa su cui i vertici Rai dovranno assumersi le loro responsabilità».

 

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