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Calabria, il lavoro è a... perdere e i giovani vanno in Lombardia

Il rapporto Bes dell’Istat e i dati della Cgia confermano le forti disuguaglianze territoriali. L’allarme del genetista: «Senza i ragazzi, anziani in pericolo». Primato per occupati in nero, alto tasso di infortuni e incidenti

La madre arriva subito dopo il padre. Il ragazzo leva la mano dal trolley, fa un passo indietro e li abbraccia ancora una volta, l’uno dopo l’altro, prima di salire la scaletta del treno per Milano. Lo sguardo rassegnato dei genitori costretti a salutare i propri figli, che ogni giorno lasciano la Calabria, è la fotografia di una realtà che si va strutturando. I giovani senza fiducia vanno via per motivi di studio o di lavoro. Cercano un futuro lontano da questa terra sempre più povera e più anziana. Una regione che resta ai margini di quell’Italia che gli indicatori economici di Governo vogliono, invece, in ripresa. Ma qui la crescita reale non è un valore positivo e, del resto, la realtà è sotto gli occhi tristi della gente che lotta per non scivolare nell’abisso dell’indigenza. L’Istat col rapporto Bes (Benessere equo sostenibile) conferma l’esodo dei nuovi “profughi del lavoro”, quei giovani (e non solo giovani) meridionali e calabresi, in particolare, che fuggono verso le aziende del Nord che offrono opportunità e benessere. Nel corso della sua recente visita in Calabria, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, aveva messo in guardia denunciando come nel Meridione il tasso di occupazione sia «più basso rispetto al Centro e al Nord. Donne e giovani pagano un costo elevato e sono tanti coloro che, a malincuore, lasciano la terra d’origine, accentuando un rischio di spopolamento che andrebbe frenato. Per rispetto del valore, della storia e del futuro di quei territori». Del resto, qui non è mai stato facile avere una occupazione soddisfacente ed è quasi impossibile godere della garanzia di servizi essenziali come accade nell’altra Italia, quella che finisce per convenzione sempre ad Eboli.

L’allarme

La Calabria continua a svuotarsi, una migrazione che rischia di provocare una catastrofe sociale. Nelle scorse settimane, il professor Giuseppe Passarino, uno dei più importanti esperti mondiali di genetica, nonché docente dell’Unical dove dirige il Dibest, e, soprattutto, presidente dei genetisti italiani, aveva lanciato l’allarme. Lui che da anni studia l’invecchiamento e la longevità dei popoli si era detto preoccupato evidenziando come «in una terra come la nostra che invecchia in fretta, solo la presenza di attività e di giovani può mantenere gli anziani in una situazione di vivacità personale senza la quale la depressione e la solitudine possono avere il sopravvento».

I dati

La Calabria arranca nelle retrovie della qualità dell’occupazione. Secondo i dati dell’Istituto di statistica di Stato, confermati di recente anche dalla elaborazione statistica dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, la regione è al penultimo posto della graduatoria nazionale con un tasso di 13,1 su 100 davanti alla Basilicata (12,5). Tutte le altre “sorelle” sono più avanti (la Lombardia è al top con un tasso di 86,3) e meglio disposte nell’offerta di standard lavorativi di qualità. Ma la Calabria fa anche peggio se di mezzo c’è il riconoscimento della paga. I dati rielaborati dell’Istituto di statistica di Stato rivelano la piaga delle retribuzioni: 19 lavoratori su 100 lamentano mensili troppo bassi. Ed è il livello d’insoddisfazione più alto d’Italia.
In... Sicurezza La disperazione risale da una contabilità angosciante che piega la fatica di uomini stanchi. Occupati, più o meno in regola, in luoghi non abbastanza saldi nel rispetto delle regole. Solo per questo, probabilmente, secondo la Cgia il tasso di infortuni, mobilità e invalidità permanente è del 12,3 ogni 10mila occupati. Un dato che colloca la Calabria al 14mo posto in Italia. Interessante è, però, un altro riferimento statistico ed è quello dell’Inail, riferito all’anno 2023, che illustra i morti sul lavoro con esclusione degli infortuni in itinere. Una graduatoria che colloca la regione in zona rossa (al settimo posto) con un tasso di 45,4 incidenti mortali per milione di popolazione.

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