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Crotone, i clan nel commercio degli insaccati: "Gli Arena avevano il monopolio"

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I retroscena dell’inchiesta “Golgota” sulle ‘ndrine di Isola Capo Rizzuto
'ndrine capo rizzuto, Catanzaro, Calabria, Cronaca
Corte di Cassazione

La fornitura di insaccati e dei generi alimentari ai supermercati di Isola Capo Rizzuto? Rientrava nel «monopolio criminale» del clan Arena. Lo mette nero su bianco la Cassazione nelle motivazioni della sentenza che ha confermato la misura cautelare degli arresti in carcere per Antonio Sestito, il 44enne di Isola imputato insieme ad altre 50 persone nel procedimento di rito abbreviato scaturito dall’inchiesta antimafia “Golgota”. Si tratta del nome data all’operazione con la quale, il 10 febbraio 2021, la Dda di Catanzaro ed i poliziotti della Squadra mobile di Crotone hanno disarticolato le nuove leve della cosca Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto capeggiata da Salvatore Arena, detto “Caporale”, e del ceppo “pecorari” dei Mannolo di San Leonardo di Cutro, entrambi impegnati in un giro di spaccio e traffico di cocaina, eroina e marijuana.
Oggi, su 49 dei 51 accusati finiti alla sbarra pendono richieste di condanna sollecitate dalla Procura distrettuale per complessivi 550 anni di reclusione. «Sestito (che deve rispondere dei reati di associazione ‘ndranghetistica e narcotraffico, nda) – scrive la Suprema Corte - aveva esercitato il monopolio criminale nel commercio dei salumi a Isola di Capo Rizzuto, imponendo ai commercianti del luogo i propri grossisti».

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Calabria

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