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'Ndrangheta: rientrato dalla Spagna il boss reggino Paviglianiti

Gli inquirenti ritengono abbia anche avuto un ruolo di primordine nel corso della «seconda guerra di mafia», quando con altre famiglie di 'ndrangheta della provincia di Reggio aveva appoggiato la cosca De Stefano nella sanguinosa faida con i Condello

E’ rientrato oggi a Fiumicino dalla Spagna il latitante Domenico Paviglianiti, 60 anni. Scortato da personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) della Direzione Centrale della Polizia Criminale, guidata dal prefetto Vittorio Rizzi, Paviglianiti - originario di San Lorenzo di Reggio Calabria - dovrà scontare 11 anni, 8 mesi e 15 giorni per associazione di tipo mafioso, omicidio e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Il latitante era stato arrestato a Madrid il 3 agosto scorso, sulla base di un mandato di arresto europeo, eseguito dalla Polizia spagnola «Udyco Central», nell’ambito di un’operazione di polizia resa possibile dalla cooperazione fornita dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bologna, coordinati dal Procuratore della Repubblica Giuseppe Amato, in stretto raccordo con il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia.

Paviglianiti, ritenuto elemento di primo piano dell’omonimo casato 'ndranghetista, tutt'ora operante nei comuni di San Lorenzo, Bagaladi e Condofuri (RC) con ramificazioni nel nord Italia - in particolare in Lombardia e nel Sud America per la gestione del traffico internazionale di stupefacenti - era già stato condannato all’ergastolo (pena in seguito sostituita in quella della reclusione a trenta anni) per una serie di omicidi, associazione di tipo mafioso e reati concernenti gli stupefacenti, commessi a partire dagli anni '80.

Gli inquirenti ritengono abbia anche avuto un ruolo di primordine nel corso della cosiddetta «seconda guerra di mafia», quando con altre famiglie di 'ndrangheta della provincia di Reggio Calabria aveva appoggiato la cosca De Stefano nella sanguinosa faida con quella dei Condello.

L'attività della procura felsinea, avviata nel gennaio scorso, faceva riferimento a un ricorso in Cassazione che aveva rilevato un erroneo calcolo della pena tale da consentire al Paviglianiti di essere rimesso in libertà nell’ottobre del 2019. In quell'occasione lo stesso aveva lasciato l’Italia e aveva trovato rifugio in Spagna, approfittando di relazioni nel paese europeo ma anche di aiuti da parte dei suoi più stretti familiari, alcuni dei quali si erano anche trasferiti in Spagna.

L'indagine con intercettazioni e servizi di polizia giudiziaria attivati a fini di ricerca e in ragione della latitanza di Paviglianiti, ha infatti permesso di comprendere non solo che il medesimo poteva aver trovato rifugio in Spagna, ma anche che (quanto meno) i suoi più stretti familiari avevano, comunque, assunto una serie di iniziative più che verosimilmente finalizzate ad aiutare il ricercato. Sono state, quindi, intraprese sul territorio nazionale attività di indagine ad ampio spettro - intercettazioni telefoniche, ambientali e con captatore, servizi di osservazione, controllo e pedinamento, esame di tabulati telefonici su tutta la cerchia dei familiari sicuramente a contatto con l’interessato (alcuni trasferiti direttamente in Spagna proprio a partire dalla "scomparsa" di Paviglianiti) - e richieste e in parte ottenute analoghe attività in territorio iberico.

In Spagna, in particolare, sono stati inoltrati diversi Ordini di Indagine Europei (O.I.E.) che, nel tempo, hanno permesso di aprire un vero e proprio canale di collegamento tra Forze di polizia, con reciproci e aggiornati scambi informativi. Una cattura, peraltro, che ha portato al recupero (grazie all’ennesimo O.I.E. con cui sono state richieste all’Autorità Giudiziaria spagnola perquisizioni e sequestri ad ampio spettro) oltre a diverse migliaia di euro in contanti, anche numerosi telefoni cellulari (alcuni verosimilmente dei cryptophone) la cui prossima analisi non è escluso possa fornire rilevanti informazioni sul recente periodo di attività del latitante e sui soggetti che gli hanno garantito sostegno.

La cattura e il rientro in Italia del latitante rappresenta un importante risultato del progetto «I-CAN» (Interpol Cooperation Against 'ndrangheta) contro la 'ndrangheta, promosso dall’Italia insieme ad Interpol, che ha agevolato la cooperazione internazionale di polizia permettendo ad oggi la cattura all’estero di 20 latitanti di 'ndrangheta.

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