Sabato, 23 Ottobre 2021
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NUOVO CORSO

Il post Palamara. Nasce "Nuovo Orizzonte Giustizia": tra i promotori il Pm calabrese Riello

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Il magistrato calabrese, Pm antimafia a Catanzaro è impegnato negli ultimi anni nella lotta alla 'ndrangheta nell'area compresa tra la Sibaritide e il Castrovillarese
Il nuovo corso. Dopo il cosiddetto "caso Palamara", la condanna dal punto di vista disciplinare dei consiglieri del Csm coinvolti nelle vicende che hanno poi portato alla espulsione dalla magistratura dell'ex presidente della Associazione Nazionale Magistrati e le polemiche che hanno più in generale investito il mondo giudiziario riguardo alla nefasta influenza esercitata dalle "correnti" nella nomina dei responsabili degli uffici direttivi, nasce un nuovo movimento tra i togati italiani.
Si chiama  "Nuovo Orizzonte Giustizia" e vede tra i promotori il magistrato calabrese Alessandro Riello, pm antimafia a Catanzaro e impegnato negli ultimi anni  nella lotta alla 'ndrangheta nell'area compresa tra la Sibaritide e il Castrovillarese.,
L'aggregazione di togati, fondata appunto da giovani pm in territori di frontiera,  si propone di "delineare, praticandola nell'attività giudiziaria quotidiana, la carta di identità del magistrato del terzo millennio". Il documento istitutivo reca la firma, oltre che di Riello, di Armando Bosso,  Gionata Fiore (entrambi Pm a Santa Maria Capua Vetere) e Nicola Camerlingo (Pm ad Ivrea).
Nuovo Orizzonte Giustizia, spiegano, "punta ad allargare le proprie fila raccogliendo adesioni tra quanti sono stanchi della sterilità del dibattito associativo del post-Palamara e dell'illusione strisciante per cui tutto sia tornato limpido ed immacolato". Da ripensare in radice, secondo i firmatari, la figura del magistrato impegnato nell'associazionismo giudiziario. che "non è e non deve essere un politicante", ma un giudice come tutti gli altri, il cui valore "non può che misurarsi nell'impegno che profonde nelle aule di giustizia, non nei corridoi dei tribunali e delle procure".

Il programma

Fra gli undici punti in cui si articola il programma della nascente organizzazione spicca il netto rifiuto del magistrato ideologizzato, richiamando le parole della Corte costituzionale, che ha parlato di un magistrato "non apolitico, né impolitico, ma non certo militante". I fondatori auspicano una riforma che metta fine alla "ossessione del procedimento disciplinare e alla concezione aziendale-burocratica della funzione", recuperando in tal modo la "passione di essere magistrati". I promotori si dichiarano poi favorevoli ad una riduzione della discrezionalità del Csm, criticando il Testo Unico della Dirigenza Giudiziaria, "sbandierato come argine alla deriva correntizia, ma risultato, in sede di concreta applicazione, uno strumento fin troppo permeabile alle esigenze politiche del momento contingente".
Fra gli altri punti, la responsabilizzazione dei dirigenti degli uffici nell'attività di vigilanza, specie su condotte da
parte di magistrati denotanti assenza di equilibrio, il ritorno alla legittimazione triennale per i trasferimenti dalla prima sede di destinazione, la riforma del giudizio di appello, definito "una vera palude", "non degno di un giudice di secondo grado di un paese civile", la graduazione delle valutazioni di professionalità in base al carico di lavoro e valorizzazione delle condizioni quantitative e qualitative dei ruoli di partenza dei magistrati di prima nomina.

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