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L'ATTACCO

Sanità calabrese in crisi, i sindacati: "Disastro previsto"

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I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil non sono sorpresi per il crollo dei Livelli essenziali di assistenza in Calabria

Dai Comitati di gestione delle Usl alle Aziende sanitarie provinciali, dagli ospedali sotto casa ai tagli dei Piani di rientro, dalle ingerenze della politica ai “superpoteri” dei commissari. L’evoluzione degli assetti che governano la sanità calabrese non segue certo la parabola dei servizi offerti alla collettività.

Lo strumento attraverso cui oggi si monitorano prestazioni e servizi sanitari sono i Livelli essenziali di assistenza - dal prossimo anno si cambierà sistema e verranno introdotti nuovi indicatori - ed è emerso da una proiezione della Corte dei conti relativa al 2019 che i Lea sono crollati a un punteggio di 125, mentre la “sufficienza” è rappresentata da quota 160.

Il potere sulla sanità pubblica è andato accentrandosi ma i risultati non sono stati evidentemente quelli sperati se si pensa che 8 anni fa i Lea erano a 136 e che, in 11 anni di commissariamento, l’unica volta in cui sono stati a una quota accettabile è stato nel 2018 (162), ma ciò è successo «per opera di artifici sui criteri di definizione», fa notare il segretario regionale della Uil Santo Biondo.

Il dato riportato dalla Corte dei conti è per i sindacati la conferma di «un disastro annunciato» ma ora almeno «deve servire a svegliare il commissario ad acta e il Consiglio regionale dal silenzio che li sta contraddistinguendo».

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Calabria

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