Domenica, 18 Aprile 2021
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L'AFFONDO

Il ministro Cingolani: "Il Ponte sullo Stretto? Mi lascia perplesso"

«Il Ponte sullo Stretto di Messina? Mi lascia perplesso. Lì da un lato c'è una situazione di sismicità critica, dall’altro lato penserei più a potenziare le infrastrutture fondamentali per Sicilia e Calabria. Per ora aspetterei, ma non ho studiato il progetto». Così il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani a The Breakfast Club su Radio Capital.

«Ci sono in ballo grandi infrastrutture - ha proseguito Cingolani - e sappiamo che dobbiamo lavorare molto sulla catena dei permessi. Con il Recovery Plan possiamo trovarci in situazioni imbarazzanti: se ci mettiamo anni a dare permessi e a mettere in piedi infrastrutture, il rischio è che poi dovremmo restituire i soldi all’Unione Europea, perché abbiamo tempi certi e stretti. Non posso assicurare ora che tutti i soldi verranno spesi, ma l’impegno è enorme. Il lavoro per il Recovery Plan procede in modo efficace e il 30 aprile verrà consegnato il programma all’Unione Europea - ha detto ancora Cingolani -. Il programma è molto robusto. C'è un piano integrato, senza soluzioni verticali, ma in Italia sappiamo di essere lenti e di avere procedure molto complesse».

Le reazioni

«Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, sbaglia a liquidare con poche parole e senza aver approfondito tutti i dossier disponibili - per sua stessa ammissione - il tema della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Anche da questa affrettata presa di posizione emerge come sul collegamento stabile tra Sicilia e Calabria esista ormai una sorta di pregiudizio ideologico assai difficile da superare. Forza Italia ribadisce la necessità di inserire l’opera nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, sostenendo nei tavoli europei la necessità di una deroga al vincolo temporale, ovvero finanziando con il Recovery Fund le opere infrastrutturali terrestri e completando l’attraversamento dello Stretto con i Fondi di sviluppo e coesione, e con quelli strutturali. Gli ostacoli materiali non sono assolutamente insormontabili, auspichiamo che non lo siano neanche quelli culturali di chi deve compiere le scelte di governo. Il Ponte rappresenta una priorità fondamentale per il Sud e per il suo sviluppo economico». Così Matilde Siracusano, deputata di Forza Italia.

«Ha fatto bene il ministro Cingolani a esprimere perplessità sulla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina ed in particolare con la motivazione legata alla sismicità dell’area e auspico che i dubbi si trasformino in una decisone negativa formale». Lo dichiara il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. «La Sicilia, la Calabria e le regioni del sud - aggiunge - hanno bisogno di treni per i pendolari, acquedotti, depuratori, di interventi contro il dissesto idrogeologico, di costruire distretti distretti industriali legati all’innovazione tecnologica e alla conversione ecologica che potrebbero realizzare decine di migliaia di posti di lavoro. Per dare un’idea delle priorità del nostro paese - continua l’esponente dei Verdi - con i 10 miliardi che servirebbero per costruire il ponte sullo stretto di Messina si potrebbero realizzare 750 km di rete attrezzata per tram e filobus rivoluzionando la mobilità delle aree urbane delle nostre città. Il ministro Cingolani a questo punto, insieme al suo collega Giovannini - conclude -, arrivino ad una decisione formale definitiva negativa che chiuda la vicenda ponte non solo relativamente al suo inserimento, impossibile, nel Pnrr ma anche sull'uso dei fondi ordinari dello Stato per finanziarie questa inutile opera che ad oggi ha sperperato quasi 1 miliardo di euro di fondi pubblici tra fantasiosi studi, consulenze e progettazioni».

«Ancora una volta, il Sud e la sua capacità di progredire vengono indebolite banalmente, attraverso una trasmissione radiofonica. è il caso del ministro Cingolani le cui dichiarazioni sembrano voler liquidare la questione ponte sullo stretto sulla base di alcune perplessità personali pur ammettendo di non conoscere il progetto». Lo ha affermato, in una nota, la parlamentare di Italia Viva, Silvia Vono. «Ancora una volta - ha proseguito - si preferisce cedere alle sirene populistiche del “rinfreschiamo l’esistente invece che costruire”, paventando dubbi sismici già risolti e relegando l’intero mezzogiorno a essere schiavo di un sistema “a binario morto” che vede, da una parte, l’impossibilità per gli investitori statali di creare una rete ferroviaria e autostradale che sia finalmente, economicamente autosostenibile, e dall’altra, lasciando i cittadini di Calabria e Sicilia con delle infrastrutture che sì, devono essere migliorate, ma che non saranno mai efficienti quanto quelle da Roma in su. La questione del Ponte, che porta con sé lo sviluppo di due città metropolitane, l’ampliamento dell’offerta di business dei porti di Augusta e Gioia Tauro, e tutta la questione del trasporto ad alta velocità, non merita più di essere rimandata. Il mio augurio, così come quello di tutto l’intergruppo per il Ponte e il rilancio del Sud, che vede coinvolti parlamentari di tutti gli schieramenti, sia - ha concluso - che il ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani possa rendersi edotto sul progetto esistente e condividere con il Governo, con noi parlamentari e con il ministro Giovannini quella che è una delle più grandi occasioni di sviluppo per tutto il meridione».

«Apprezzo le parole espresse dal titolare del Ministero della Transizione Ecologica Roberto Cingolani in riferimento al progetto del Ponte sullo Stretto, fra l’altro non molto dissimili a quelle del ministro delle Infrastrutture Giovannini». Lo scrive sul suo profilo Facebook l’ex sottosegretario ai Beni culturali, attuale deputata del M5S, Anna Laura Orrico. «Una riflessione – prosegue la parlamentare pentastellata -, a mio avviso, che ben fotografa la situazione. Considerato lo stato in cui versano le nostre infrastrutture fondamentali (strade, ferrovie o viadotti ad esempio), credo anche io – anzi, a dire il vero lo vado dicendo da tempo - che sia prioritario dare loro precedenza potenziandole anziché investire in un’opera, diciamolo pure, controversa per ragioni tecniche, ambientali, di costi.
D’altronde, sappiamo bene come è finita e quanto ci è costata la società Stretto di Messina Spa, e ben conosciamo gli appetiti della 'ndrangheta sul tema, tanto, addirittura da scatenare in passato una guerra di mafia in vista dei futuri appalti. Non che – conclude Anna Laura Orrico - bisogni spaventarsi delle insane inclinazioni del crimine organizzato, sia chiaro. Probabilmente, però, sarebbe forse più utile spingere tutti affinché Calabria e Sicilia abbiano le infrastrutture che da tempo – immemore - chiedono, sfruttando innanzitutto le risorse del Recovery Plan».

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