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Calabria, i malati oncologici alle prese con mille dubbi: dove saremo vaccinati?

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Quanti sono i pazienti affetti da malattie gravi, per esempio oncologiche, che si vanno a curare fuori regione? Tanti, purtroppo. Quasi ogni famiglia sa bene cosa costi, in termini di disagi e sofferenze, affrontare i viaggi della speranza a cui sono costretti i calabresi che non ottengono risposte adeguate dal (o non si fidano del) sistema sanitario regionale. Ebbene, tutti questi malati sono esclusi dal Piano vaccinale della Regione Calabria. O quantomeno, con un’interpretazione estremamente ottimistica, restano appesi ad un avverbio che, adoperato in un atto ufficiale e senza ulteriori specificazioni, non vuole dire sostanzialmente nulla.

L’atto ufficiale è il documento inviato nelle scorse ore da Antonio Belcastro, delegato del soggetto attuatore per l’emergenza Covid, ai commissari straordinari delle Aziende sanitarie e ospedaliere calabresi nonché, per conoscenza, al direttore generale del dipartimento regionale Tutela della Salute Francesco Bevere e al commissario ad acta per il Piano di rientro Guido Longo.

Si tratta di un atto rivolto a tutti i vertici della sanità calabrese, dunque un provvedimento operativo con conseguenze immediate sui territori, recante determinate disposizioni che «è necessario prevedere» nel Piano vaccinale. Al primo punto si parla del completamento del ciclo vaccinale, da effettuare entro il 28 febbraio, per le categorie contraddistinte come destinatarie della “fase 1” (operatori delle strutture sanitarie, operatori ed ospiti delle strutture socio-sanitarie territoriali).

Il secondo punto indica la chiamata ai vaccini di «tutta la popolazione anziana» a partire da domani: si parla degli over 80, che in Calabria sono poco più di 130mila. Quindi si arriva alla vaccinazione dei «soggetti estremamente vulnerabili affetti da patologie severe e/o immunodeficienza rientranti nelle “Aree di patologia” individuate a livello nazionale, identificate sulla base di un maggior rischio e di condizione di fragilità».

I malati gravi, dunque, come quelli costretti a lottare contro un tumore: a loro la vaccinazione «verrà effettuata, prevalentemente, presso i Centri Specialisti che hanno in carico tali categorie». È proprio questo il passaggio che, di fatto, al netto dell’avverbio «prevalentemente», esclude la possibilità di potersi vaccinare in Calabria per tutti i malati calabresi gravi che sono in cura fuori regione.
Giusto per fare un esempio: se un paziente oncologico residente in Calabria si sottopone periodicamente alle terapie in un Centro di un’altra regione, stando a quanto sancisce il documento del delegato del soggetto attuatore dovrebbe andare a chiedere di essere vaccinato in quel Centro.

Ma solo in teoria, perché in pratica ogni regione ha il suo “pacchetto” di vaccini e il relativo Piano di somministrazione che, evidentemente, riguarda solo i residenti. In queste ore sono in molti, tra pazienti e familiari, a porsi questo problema. Possibile che alla Cittadella nessuno ci abbia pensato?

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