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L'UDIENZA

Le assunzioni nei villaggi gestiti dai clan del Vibonese

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L’intervento del pentito Giuseppe Comito al processo Scott Rinascita
processo scott rinascita, Giuseppe Comito, Calabria, Cronaca
L'aula bunker di Lamezia Terme dove si sta celebrando il processo Scott-Rinascita

Giuseppe Comito faceva «l’istruttore di windsurf» ma per arrotondare con un lavoro serale si è rivolto a un suo cugino che lo ha presentato a Nino Accorinti. Quest’ultimo lo avrebbe fatto assumere come guardiano notturno al villaggio Club Med di Pizzo, di proprietà dei fratelli Stillitani. Oggi è un collaboratore di giustizia e i suoi racconti sono confluiti nel processo Scott-Rinascita, nel corso del quale ha deposto ieri in collegamento da una località protetta. Comito, 46 anni e in carcere dal 2012, ha riferito di essere diventato un uomo di Accorinti (boss di Briatico) e poi di essere entrato in contatto con Pantaleone “Scarpuni” Mancuso, da cui a un certo punto avrebbe iniziato a prendere ordini diretti. «Venivano tutti da lui – ha detto rispondendo alle domande della pm Annamaria Frustaci – prima di fare lavori grossi». Comito però dice di non essere mai stato formalmente affiliato alla ’ndrangheta, né di aver mai sentito parlare di doti o del “Crimine”. I rapporti con “Luni Scarpuni” si erano intensificati all’epoca dell’omicidio di Francesco Scrugli e del tentato omicidio di Raffaele Moscato e Rosario Battaglia, per i quali è stato arrestato (con l’accusa in concorso) e poi condannato a 30 anni prima di iniziare, nel 2019, a collaborare con la giustizia.

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