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Omaggi ai latitanti e a Riina, bufera su una cantante calabrese. Il caso in Procura

Sindacati e politici hanno annunciato di aver presentato un esposto alla Procura guidata da Nicola Gratteri

Finora se ne era parlato solo sui giornali, ora il caso di Teresa Merante, cantautrice calabrese, finisce in mano alla magistratura. Ad annunciare esposti alla magistratura sono sindacati e politici. La donna è sotto accusa per il contenuto di alcuni testi che, secondo i suoi detrattori, inneggerebbero ai capi della mafia calabrese e siciliana. Lei si difende e replica affermando che quelle canzoni fanno parte del repertorio culturale. Nella serata di ieri ha diffuso un video su Facebook in cui parla di un «grandissimo polverone mediatico».

Il brano «U latitanti», afferma, «non è stato scritto da me, ma è già stato interpretato in passato da altri cantanti folk». Stessa ricostruzione anche per un brano sul Capodanno, «rivolto a tutti i calabresi che vivono fuori», mentre il testo della canzone su Totò Riina «è stato scritto da me - dice - prendendo spunto dalla fiction Tv».

Merante nega di essere la cantante della malavita, sostenendo che la sua famiglia «nulla ha mai avuto a che fare con la criminalità organizzata. Non accetto di essere etichettata come la cantante della malavita in Calabria. Le mie interpretazioni in musica sono state canzoni d’amore, d’aggregazione, di allegria sulle bellezze della Calabria e anche sul canto di malavita che fa parte della trazione popolare calabrese fin dagli anni Settanta».

Non la pensa così il sindacato di Polizia Coisp. «Stiamo preparando - annuncia il segretario Domenico Pianese - attraverso l’avvocato Carmen Di Meo del Foro di Roma, che si è messa a completa disposizione, un esposto alle Procure della Repubblica di Roma e di Reggio Calabria nei confronti della cantante calabrese Teresa Merante per istigazione a delinquere.

I suoi brani, compreso "U latitanti", non solo inneggiano alla peggiore forma di delinquenza, ma sono un vero e proprio pugno allo stomaco per chi, come gli appartenenti alle Forze dell’Ordine, lavora ogni giorno rischiando la vita per estirpare dal Paese il cancro della criminalità organizzata». Secondo Pianese, «questa signora, che si definisce cantautrice, è interprete di una canzone che inneggia ai latitanti della 'ndrangheta e alle loro attività mentre invita a "sparare a tutta forza" contro i poliziotti, definiti "brutta cumpagnia" e pezzenti. Nel suo "curriculum" musicale - spiega il sindacato - infatti non ci sono che brani di questo tenore. Ciò che allarma, dunque, è che sui social questa sedicente artista abbia un seguito di quasi 90mila persone e che influenzi con i suoi messaggi devianti una grossa fetta dell’opinione pubblica. Proprio per questo, segnaleremo anche ai social network di intervenire per censurare questi contenuti che istigano alla violenza e all’odio sociale».

Giuseppe Brugnano, consigliere comunale di San Luca (RC) e segretario nazionale del sindacato di Polizia FSP, e Saverio Simone Puccio, giornalista e consigliere comunale di Botricello (Cz), hanno già presentato un esposto al procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, per chiedere di accertare eventuali fattispecie di reato, tra l’altro l’istigazione a delinquere, nei brani della cantante folk Teresa Merante. Nei testi, fanno notare, «si riscontrano frasi raccapriccianti». Ne citano alcune: «Chissa è la Polizia, sparati a tutta forza a sta brutta compagnia"; «non aviti paura, su quattru pezzenti, nui simu i latitanti"; «sbirro traditore"; «due giudici erano contro (a Totò Riina) e arrivò il loro giorno li fece uccidere senza pietà (Falcone e Borsellino)"».

Secondo i due amministratori locali calabresi, «intorno a Teresa Merante c'è un fenomeno tutt'altro che ristretto: poco meno di 90.000 seguaci su Facebook, oltre 51.000 su Instagram, con oltre 5 milioni di visualizzazioni per i suoi video su Youtube. Tra i testi che abbiamo avuto modo di verificare, ci sono alcune frasi che appaiono superare il limite della decenza e della semplice libertà di opinione o di espressione». Analoghe considerazioni riguardano la canzone dedicata a Totò Riina, dal titolo scontato: "Il capo dei capi": «Riina - spiegano Brugnano e Puccio - viene descritto come uomo di tanto rispetto e onore». Per lui «la galera era villeggiatura il rispetto non gli mancava», eppure «tante persone lui ha ammazzato e dei pentiti non si è scordato». Parole di disprezzo, quindi, per Tommaso Buscetta: «uomo d’onore lui non lo era», mentre alle forze dell’ordine vengono abbinati aggettivi come «traditore"». I due consiglieri comunali hanno anche citato l’ultimo brano edito da Teresa Merante, «Bonu Capudannu», " rivolto - scrivono - ai detenuti e alle loro famiglie, con gli auguri diretti: «Buon Capodanno ai carcerati, segregati in galera. Speriamo torniate in libertà, nelle vostre case gioia e serenità». Nel video della canzone «Bonu Capudannu», girato a Nicotera, appare anche l’attuale sindaco Giuseppe Marasco che, dopo le polemiche, ha preso le distanze con alcune dichiarazioni pubbliche». «I commenti che appaiono sotto i video e i post della signora Merante - scrivono ancora Brugnano e Puccio - destano perplessità e rischiano di fomentare un clima di illegalità e ingiustizia. A nostro parere, nei testi di tali brani prevalgono incitazioni alla malavita e ai suoi uomini, denigrando forze dell’ordine e magistratura, con il risultato di offrire una immagine discutibile di questa terra, facendo gioire, invece, i tanti follower pronti a vedere Teresa Merante come la nuova artista da ascoltare per celebrare un mondo che non può e non deve avere questa ribalta».

Da qui la richiesta di «accertare se tali condotte possano ricondurre a fattispecie di reato, quali ad esempio l’istigazione a delinquere, ovvero ogni altro reato che dovesse essere accertato».

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