Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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L'ANALISI

Il Covid paralizza la prevenzione dei tumori: la Calabria è maglia nera

Drammatica la fotografia scattata dall’ottavo Osservatorio sul federalismo in Sanità, realizzato da Cittadinanzattiva. In Calabria -71,2% degli screening mammografici, -72,8% di diagnosi di tumori al colon retto e -63% di neoplasie al collo dell'utero

Da Nord a Sud Italia, l’effetto Covid pesa nella prevenzione dei tumori con una riduzione degli screening oncologici che va dal 40 al 70% a seconda delle regioni. E a variare, di territorio in territorio, sono stati anche, le scelte messe in campo a livello sanitario. Alcune Regioni si sono mosse in ordine sparso, in autunno, sospendendo i ricoveri programmati per cercare di concentrare gli sforzi sulla pandemia, mentre solo 3 hanno affrontato la seconda ondata con un numero congruo di posti in terapia intensiva. Questa la fotografia scattata dall’ottavo Osservatorio sul federalismo in Sanità, realizzato da Cittadinanzattiva.

Prevenzione

Rispetto al tema della prevenzione oncologica, fondamentale perché una diagnosi in anticipo può incidere sulla possibilità di cura e sopravvivenza, c'è stata una riduzione del -53,8% degli screening mammografici a livello nazionale, pari a 2.099 casi in meno di tumore al seno diagnosticati nei primi 5 mesi del 2020, rispetto agli stessi mesi del 2019: si va da una riduzione inferiore in Toscana con -40,7% alla riduzione più forte in Calabria con il -71,2%.

Quanto allo screening per il tumore del colon-retto, nei 5 mesi di pandemia la riduzione a livello nazionale è stata del 54,9%, con 3.953 neoplasie in meno diagnosticate. Ma Calabria e Lazio registrano una riduzione di oltre il   e -72%, mentre in Umbria è "solo" del -32,1%. Per il Pap Test, per via del Covid la riduzione è stata del 55,3% a livello nazionale, pari a -1.675 casi in meno di tumore alla collo dell’utero diagnosticati, e si va dal -63% di Calabria e Sicilia al -41,2% di Bolzano e -42% di Molise e Friuli Venezia Giulia. La seconda ondata di Covid-19, non solo ha reso impossibile recuperare le prestazioni sanitarie rimandate a causa della prima, ma ha generato un ulteriore effetto valanga. Il quadro che emerge, però, è anche qui, a macchia di leopardo. Al 5 novembre l’Abruzzo aveva deliberato la sospensione dei ricoveri da effettuare entro 60 e 180 giorni e 12 mesi, mentre Lombardia, Puglia, Calabria e Campania hanno optato per una sospensione integrale dei ricoveri programmati. Diversa anche la velocità di adeguamento alle misure previste per aumentare i posti in terapia intensiva: al 9 ottobre 2020 solo Veneto, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta risultavano pronte ad affrontare la seconda ondata con una dote che superava i 14 posti per 100mila abitanti, la soglia di sicurezza fissata dal Governo. Situazione critica in particolare si registrava in Campania, che ha incrementato di 92 posti letto a fronte dei 499 previsti, in Umbria, che non ha incrementato alcun posto letto, e nelle Marche, che ne ha incrementati solo 12.  (ANSA).

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