Venerdì, 27 Novembre 2020
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MARI INQUINATI

Emergenza balneazione nel Cosentino, le associazioni ambientaliste si riuniscono

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"Il mare è il principale Bene Comune da cui dipende il lavoro e il benessere dei nostri paesi. Senza un mare pulito non vi è futuro". È questo l’obiettivo di molte associazioni ambientaliste che si sono riunite per affrontare il problema della balneazione "che sta peggiorando sempre più".

"Grande - scrivono gli ambientalisti - è la preoccupazione di cittadini e operatori turistici, di tutte quelle famiglie che hanno scelto di avere qui la loro seconda casa e di tanti altri ancora che forse stanno già decidendo di andare a trascorrere altrove le loro vacanze. Tutti noi siamo spettatori preoccupati di tale processo, altrettanto decisi a contrastarlo in ogni modo nell’interesse dell’ambiente marino costiero e dell’economia della nostra regione, essendo stati testimoni durante i mesi estivi appena trascorsi, delle proteste di migliaia di singoli cittadini e dell’appello accorato rivoltoci a fare qualcosa per il nostro mare. Tale appello è stato da noi raccolto".

L’Alleanza delle Associazioni e dei Comitati “Salviamo il nostro Mare”, è formata dalle seguenti associazioni: Italia Nostra - Sezione Alto Tirreno Cosentino, Legambiente Riviera dei Cedri, Wwf Calabria Citra, Coordinamento LIPU Calabria, Comitato Difesa Ambiente Diamante Cirella, Associazione Culturale e Agricola Artemis di Grisolia, Associazione MillennialsArts di San Lucido, Comitato Torremezzo Bene Comune, Comitato Ambientale Presilano, VAS Tirreno Cosentino/Costa Bruzia (Associazione Verdi Ambiente e Società) - Paola, Mare Pulito - Salviamo il Tirreno cosentino, I Giardini di Eva, Calabria Nuova Grisolia, MEDiterranean MEDIA, Movimento Agorà di Grisolia, Casa dei Diritti di Cosenza, Assemblea sui Beni Comuni di Rende, Fiab Cosenza ciclabile e ambiente, Collettivo La Mongolfiera, Associazione Amici di San Nicola Arcella, Associazione Calabria Nuova di Grisolia, Costa Nostra, Come può uno scoglio arginare il mare.

Nei giorni scorsi le associazioni si sono rivolte al direttore generale dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente Domenico Pappaterra che aveva dichiarato «di aver svolto un controllo sui depuratori costieri, sulla loro efficienza e funzionalità e su quanto gli stessi potrebbero incidere sulle criticità che spesso sono state segnalate, in particolare modo sul tratto costiero del Tirreno cosentino».

"È infatti facilmente ipotizzabile - scrivono gli ambientalisti - che accanto alle problematiche relative agli scarichi abusivi e a una non corretta gestione dei fossi, dei fiumi, dei canali e torrenti che sfociano a mare dove può arrivare qualunque cosa, vi sia quella altrettanto seria e preoccupante del possibile persistente stato di degrado degli impianti di depurazione, a causa di gravi condizioni manutentive e precarietà della conduzione che rendono critici i cicli depurativi". Per tutte queste ragioni, l’Alleanza delle Associazioni e dei Comitati “Salviamo il nostro Mare” ha chiesto, nei termini previsti dalla Legge, all’Arpacal, alla Regione Calabria coinvolgendo tutti i comuni costieri, le Capitanerie di porto e i carabinieri Forestale, «di conoscere in modo dettagliato le risultanze dell’attività dell’Arpacal di controllo ai depuratori dei paesi costieri, alla loro efficienza e funzionalità e se l’Arpacal ha anche prospettato, e in quali specifici casi, delle soluzioni per eventuali criticità riscontrate".

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