Giovedì, 24 Settembre 2020
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SANITÀ

Pazienti in fuga dagli ospedali calabresi, debito record per i viaggi nelle regioni del Nord

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La sanità soffre e arranca, devastata da anni di tagli. Mancano letti, ospedali, dispositivi di protezione e personale nelle corsie. Manca la speranza. Molti dei medici schierati nella prima linea del fronte calabrese anticovid, aspettano ancora rinforzi e armi adeguate.

In Calabria è vietato star male perché si rischia di dover girare come una trottola tra un ospedale e un altro. Pochi medici e infermieri soprattutto nei Pronto soccorso, la prima linea della nostra assistenza medica ridotta a bolgia infernale. Spesso non ci sono i lettini e i pazienti vengono parcheggiati per ore, e a volte anche per giorni, su barelle o sedie a rotelle in attesa di un responso che tarda ad arrivare. In questi casi non resta che la fuga verso le cliniche attrezzate del Nord.

La mobilità passiva sovraccarica di ulteriori negatività i bilanci dei nostri ospedali e così mancano le risorse per i rinforzi e le corsie continueranno a restare vuote. Certo, il virus ha frenato la mobilità sanitaria per tre mesi. Ma con la Fase 2 sono ripresi i viaggi della speranza, quel fenomeno che nei bilanci dell’Asp rappresenta una parte importante del buco nero del sistema sanitario locale.

Più che pazienti che si spostano alla ricerca di assistenza e cure o di semplici rassicurazioni sulle proprie condizioni di salute, la mobilità è la sommatoria dei diagrammi di flussi di spesa che si determinano proprio attraverso lo spostamento di pazienti da un’Azienda all’altra.

La Fondazione indipendente Gimbe ha studiato i flussi di denari e di malati sul territorio italiano confermando quello che tutti sanno: centinaia di milioni di euro dell’Asp di Cosenza e, più in generale delle Asp calabresi, finiscono al Nord.

Un “tesoretto” che servirebbe a rianimare conti perennemente in rosso. Secondo “Gimbe”, nel 2018 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.618,98 milioni, «importo approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 31 marzo 2020, previa compensazione dei saldi». La Calabria? Ultima, con un saldo negativo di 287,4 milioni di euro che genera una spesa pro-capite di 148 euro. Un disastro certificato da numeri impietosi.

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